C’è una cosa che mi va su e giù da due giorni.

18 dic

Tipo peperonata maldigerita, per intenderci.

Non riesco a capire come mai, davanti a un’affermazione come questa:

sono anche stufa di sentire sempre ripetere che ci vuole la rivoluzione, la lotta armata, e tante altre cose che vengono richieste a ogni porcata, e appena arriva il giorno in cui qualcuno si azzarda a mettere in pratica si tira indietro la mano per dire ‘no, però io no volevo dire che andavano spaccate le vetrine e bruciate le auto… Quelli sono violenti’. Le rivoluzioni si fanno proprio così, si rompe la roba, ci si sporcano le mani, si prendono i rischi di tirare le bombe carta. L’unico problema è non abbiamo raggiunto tutti quanti lo stesso livello di stanchezza e di mancanza di prospettive per rendercene conto

qualcuno si debba sentire in dovere di rimettermi a posto scrivendo una cosa del genere:

magari un giorno avrai un negozio, o un ufficio, o la tua auto posteggiata, magari avrai investito tutti i tuoi risparmi e forse anche sottoscritto un mutuo…se lo augurano tutti i commercianti che avevano i loro negozi in quelle vie

A prescindere dall’impossibilità che un giorno io mi ritrovi un negozio, un ufficio, un’auto posteggiata, dei risparmi da investire e soprattutto un mutuo, e a prescindere da quella che è l’importanza che dò a tutta questa roba (ho una storia personale che mi ha portato in un’altra direzione, e ancora oggi a volte discuto con mia madre proprio sull’argomento, perché diamo valore a cose profondamente differenti dal mero possesso di qualcosa che possa essere acquistabile… Se sono sopravvissuta ad anni di incomprensioni con mia madre posso sopravvivere benissimo a un commentatore che non vedrò mai in faccia), mi ha fatto specie l’occhio per occhio dente per dente lanciato a mo’ di anatema contro una considerazione che non stava legittimando la distruzione delle vetrine, ma analizzava la reazione della gente che aspetta in casa e commenta.

Soprattutto è un occhio per occhio dente per dente abbastanza vigliacco.

Se invece delle vetrine, del mutuo, delle cose pure e semplici, la persona in questione avesse parlato della paura che si può provare trovandosi davanti gente incazzata con qualcun altro che invece di sfogare la sua rabbia contro chi se la merita arriva a distruggere un’auto da cui potresti avere appena fatto in tempo a scendere o a spaccare la vetrina di un negozio in cui ti trovavi fino a cinque minuti prima e da cui sei riuscito a scappare appena in tempo, o se avesse parlato del soffio per cui le bombe carta non ti hanno colpito, più semplicemente se avesse scritto un giorno potresti trovarti davanti una folla inferocita e non sapere da che parte andare, magari avrei sprecato qualche secondo in più di riflessione.

Ma con l’attenzione spostata semplicemente sugli oggetti e sul loro valore materiale, io non riesco a seguire l’interlocutore. Perché per quanto mi possa dispiacere  per vetrine e auto, e per quanto io stessa mi renda conto che spaccare roba non è una grande forma di manifestazione (anche se capisco la rabbia che muove il gesto: ce l’ho anche io, la tentazione di spaccare tutto quello che mi capita davanti, spesso, e non è detto che prima o poi non cominci pure io, messa nelle condizioni dei manifestanti in piazza il 14), non riesco proprio a indignarmi al punto di chiedere il carcere a vita per chi rompe cose.

Quello che continua a indignarmi è vedere teste spaccate, gente malmenata, arresti arbitrari, cariche in dieci contro uno, disprezzo per la gente e per la sua mancanza totale di prospettive sul futuro. Persino un poliziotto menato da dieci persone contemporaneamente mi può indignare, per quanto non sia così convinta che da parte del poliziotto nella situazione opposta ci sarebbe lo stesso sentimento.

Posso solidarizzare con la gente che campa solo con l’invalidità civile, o con chi si ritrova ad attendere la mobilità per mesi prima che venga accettata la richiesta, e ha una famiglia da mantenere con quella mobilità. Posso solidarizzare con chi ha bisogno di chiedere allo Stato l’elemosina per campare, perché non ha altri modi di farlo. Posso solidarizzare con chi perde un lavoro a progetto, e non può nemmeno godere della disoccupazione a causa delle leggi volute dallo stato.

Ma l’indignazione per un’Alfa che brucia, o per le vetrine di via del Corso spaccate, ecco, questo no. Proprio non rientra nel mio DNA. Questa roba gode di assicurazione, cazzo. Il resto, l’essere umano, l’unico che andrebbe assicurato contro tutti i danni possibili e immaginabili e per giunta senza mai vedersi aumentare il premio, un’assicurazione che ripaga non ce l’ha.

E a me indigna questo. Per altre indignazioni, trovatevi i compari di indignazione adatti e non rompete le palle da queste parti.

(Il mio commentatore non è l’unico, ad avere queste idee su ciò che deve indignare lo spettatore esterno davanti alle manifestazioni. Addirittura qui a tratti si assiste al tentativo di rieducare la portatrice sana di opinione diversa alle regole della comunità…)

2 Risposte a “C’è una cosa che mi va su e giù da due giorni.”

  1. Cienfuegos 18 dicembre 2010 a 23:52 #

    Diventeremo una repubblica fondata sulle vetrine e sulle alfa

    • julka75 19 dicembre 2010 a 09:28 #

      Dimenticasti il mutuo.

I commenti sono chiusi.

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