Quella di ieri, intendo. E non solo per la più ridicola dimostrazione di menefreghismo parlamentare messa in atto durante le votazioni al Senato della ultracontestata riforma Gelmini.
Ieri è stata la giornata del finto ordigno sulla metro B, direzione Rebibbia. Io che prendo la metro B tutti i giorni a volte per andare, sempre per tornare, da Rebibbia, ho scoperto dell’ordigno alle 17, durante la pausa. Me l’ha raccontato il Correttore di Blogze al telefono. E solo lui pareva saperlo, perché nonostante il mio luogo di lavoro sia frequentato di gente che prende la linea B tutti i giorni nessuno aveva notizie dell’accaduto. Neppure in metropolitana all’andata si sapeva qualcosa.
Alle 19.45, di ritorno dal lavoro e ormai sulla linea A (dopo aver avuto la tentazione, a Rebibbia, di chiedere se ci fossero pericoli per i viaggiatori…), mentre ripensavo alle buone notizie della giornata, come l’annunciazione del rinnovo del contratto a partire dal primo di gennaio 2011, giunge un messaggio di quelli incomprensibili. Pare che la metro farà scendere a Numidio Quadrato a causa del malore di un passeggero.
Con una signora dalla pelliccia di non so quale animale ci guardiamo in faccia, commentando a voce alta che per nostra fortuna Numidio Quadrato non è un posto troppo lontano da casa.
Da lì cominciamo a discorrere tranquillamente. Tranquillamente racconto alla signora del finto ordigno, che ancora non so essere finto ma semplicemente inattivo.
La signora ha l’aria spaventata. Annuisce quando le spiego che è evidentemente una provocazione, non si sa di chi, per scaldare gli animi dopo la settimana scorsa.
E a questo punto mi racconta che lei, gli scontri, li ha visti dal di dentro. Perché lavora in via Borgognona. Fortunatamente, mi dice, all’interno rispetto a via del Corso, quindi non hanno subito danni. Ma all’improvviso, mentre stavano lavorando, si sono visti arrivare, lei con i colleghi, gente spaventata che scappava e chiedeva aiuto.
E cosa dovevano fare, loro? Li hanno fatti entrare. Diceva, la signora, che queste persone avevano il terrore negli occhi. Si leggeva la paura. E mentre lo diceva, pensava anche a oggi, ultimo giorno della votazione al senato. Un po’ preoccupata all’idea che il 14 dicembre si possa ripetere.
Preoccupata, sì, ma la signora sembrava avere messo in preventivo quello che potrebbe capitare. Non vomitava odio verso chi ha spaccato vetrine e dato alle fiamme automobili. Parlava in modo pacato di quello che succede, di una situazione che percepisce come senza via di uscita. Dove non c’è ascolto da parte di chi dovrebbe governare.
Ora, riconsiderando che giusto qualche giorno fa qualcuno mi ha fatto presente che i commercianti della zona di via del Corso si augurano che un giorno io abbia un negozio mio, o un’auto, perché possano arrivare a spaccarmi le vetrine o bruciare durante una manifestazione, qualcosa non mi è tornato.
La signora in via del Corso, o meglio, da quelle parti, ci ha lavorato proprio il 14. Ha avuto paura, perché quando stai lavorando e senti gli elicotteri, vedi la gente che ti entra spaventata nei negozi, e sai che cosa sta succedendo fuori mentre tu sei al lavoro, non puoi non avere paura.
Ma l’ultima cosa che mi ha augurato dopo aver chiacchierato tranquillamente della faccenda e dopo aver riflettuto all’idea che oggi potrebbe essere un’altra giornata strana, ma che lei sarà al lavoro presto e non resterà bloccata da nessuna parte, è stato Buon Natale.
Insomma, niente cose come vorrei vedere te al mio posto, con questi che entrano e pretendono di essere salvati. Per strada, se ne dovevano restare, a prendersi le sacrosante manganellate.
No. Giusto Buon Natale.
Ora, io non ho tanta simpatia, di solito, per le persone con la pelliccia che lavorano in certi posti intorno a via del Corso. Di solito sono mio malgrado un po’ classista.
Ma la signora, che aveva pure una di quelle belle risate contagiose e i lineamenti puliti, aperti, e pure un bell’accento molto più nordico del mio quando torno a Milano (la signora è triestina), mi è rimasta simpatica.
E quando sono scesa alla mia fermata, le ho risposto Buon Natale pure io. E le ho detto che se ci saranno altri scontri confido nella sua ospitalità per i manifestanti spaventati.








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