Archivio | giugno, 2011

Cose che mi irritano particolarmente sul lavoro.

30 giu
  • Madri e mogli che non riescono a capire che no, non ha importanza se hanno i codici fiscali di figli e marito. Sono comunque le madri e mogli e questo non rende i loro mariti e figli una loro protesi.
  • Sindacalisti che sanno perfettamente che la cassa integrazione dipende da accordi tra azienda e sindacato ma si ostinano a chiedere all’INPS per quale motivo non è ancora stato raggiunto un accordo per il pagamento.
  • Datori di lavoro che decidono di pagare gli ANF ai lavoratori quando pare a loro e fuori busta paga anziché nei termini previsti.
  • Assicuratori che vogliono sapere la posizione contributiva di un contribuente privato in piena violazione della legge sulla privacy e che quando si obbietta che si tratta di dati personali pretendono di avere ragione.
  • Commercialisti che non riescono a comprendere la differenza tra una comunicazione fatta all’INPS e una alla Camera di Commercio.
  • Gente sparsa che chiama l’INPS quando riceve una lettera dall’Agenzia delle Entrate in cui è scritto nero su bianco il numero verde dell’Agenzia delle Entrate.

Ce ne sono altri, ma questi mi fanno sentire il bisogno continuo di recuperare un machete e presentarmi sotto casa loro.  Eccezion fatta per i datori di lavoro che pagano gli ANF come gli pare. Quelli vorrei appenderli per le palle.

Vita da call center – L’Apertura Estiva delle Gabbie

28 giu

[dove si inizia a raccontare di Utonti che più che l'INPS dovrebbero contattare la neuro per chiedere il ricovero immediato]

Utonto: - Domani ho una visita medica a via Nomentana.

Operatore:- Sì?

Utonto: - Mi sa dire dov’è il numero 2 di via Nomentana?

Operatore: - … Per la verità non abbiamo indicazioni stradali…

Utonto: - (seccato) Ma io come arrivo  in via Nomentana?

Operatore: - Scusi, ma non può prendere uno stradario o guardare su una cartina?

Utonto: - Ma via Nomentana è lunga!

Operatore: - …

10 anni dopo: a proposito di Genova e della memoria collettiva

27 giu

Qualche giorno fa, mentre iniziavo il mio distacco progressivo da internet e una serie di social network che ho poca voglia di frequentare, Claudia e Auro davano vita a un’iniziativa che segnalo e che andrà avanti per tutto il mese.

In occasione del decimo anniversario di Genova, hanno iniziato a raccogliere i ricordi di chi a Genova c’era o non c’era ma era abbastanza grande per capire o non capire quello che stava accadendo (che per capirlo ci abbiamo messo un po’ di tempo, chi più, chi meno e chi ancora in effetti non ci ha capito una fava).

Il sito, per chiunque fosse interessato a raccontare la sua esperienza, qualunque essa sia, o solo curioso di leggere le reazioni individuali a un evento che riguarda la memoria collettiva, è Io ricordo Genova.

Per ora ve lo segnalo. Sto lavorando alla mia operazione di recupero della memoria e non è semplice. Genova per me resta uno dei momenti più abrasivi del nuovo millennio, e ho difficoltà enormi a tornarci sopra.

Però il post è in lavorazione. Forse per il 20  luglio ce la faccio.

Vita da call center – La RSL*

23 giu

*potrebbe risultare una lettura noiosa e irritante, non ci sono simpatici utonti che non capiscono niente a strappare una sana risata.

Presente quella strana figura che risponde al nome di Responsabile della Sicurezza sul Lavoro, che si trova in ogni azienda con la vaga intenzione di essere almeno formalmente in regola con tutti gli adempimenti previsti dalla legge?

Ecco, ne abbiamo uno anche noi. Anzi, una. Che è pure sindacalista di uno dei tre sindacati della triade (uno dei due dietro cui nessuna persona di buon senso vorrebbe mai trovarsi in manifestazione, per inciso).

Ieri me la sono ritrovata in affiancamento. Arriva da un altro servizio, completamente diverso dal nostro. Un servizio commerciale che prevede meno conoscenza di informazioni e soprattutto di normative rispetto a quelle che hanno fornito a noi mentre ci preparavano a rispondere a quasi ogni richiesta degli utenti INPS.

Per un mese starà con noi a rispondere alle richieste di iscrizione COLF, perché ne stanno arrivando un sacco e noi non abbiamo nemmeno il tempo di respirare.

Mentre stava in affiancamento si stupiva perché il flusso delle chiamate in entrata non dava respiro. Era un continuo. Ora, io nemmeno me ne rendo più conto, ci ho fatto l’abitudine (ci si abitua a tutto), e comunque non era nemmeno una delle giornate peggiori perché tra una telefonata e l’altra avevo anche qualche secondo per respirare.

Per lei la cosa era assurda. Perché il flusso di chiamate a cui è abituata non è così intenso. E perché vedendola dal di fuori si è accorta che il ritmo a cui veniamo sottoposti non è il massimo della vita.

Dopo questa fondamentale scoperta, ha cominciato a fare domande sul nostro inquadramento e sul nostro contratto. Era convinta che fossimo al terzo livello delle telecomunicazioni, non so per quale motivo (ah, sì, forse perché lo sono i nostri colleghi assunti a tempo indeterminato, quelli che arrivavano dalla mobilità). E quando le ho comunicato che siamo al secondo livello, siamo  interinali e il nostro prossimo contratto scade il 30 luglio è letteralmente caduta dal pero.

Ora, non è che chiunque in azienda debba conoscere la nostra situazione nei particolari. Se stai su un servizio che non è il nostro probabilmente non hai nemmeno la più pallida idea di chi siamo e di cosa potremmo fare tutto il giorno nell’open space.

Però la signora in questione non è chiunque. La signora in questione non solo è RSL. É pure sindacalista. Ogni tanto le capita di presenziare a riunioni sulla sicurezza di chiunque, di contrattare condizioni per chiunque, e le capita pure di avallare sistemi di controllo basati sulla registrazione delle chiamate per il nostro servizio specifico, come ha fatto la settimana scorsa. Il tutto, ho scoperto ieri, senza nemmeno sapere come si svolge il servizio, a che ritmi siamo sottoposti e che tipo di informazioni dobbiamo dare. E senza nemmeno sapere che dal 1 giugno siamo tornati tutti a rispondere a qualunque tipo di chiamata anziché limitarci al canale disoccupazione, e che se per 5 mesi siamo stati su un unico servizio per riprendere  a rispondere in modo perlomeno decente al 99% delle domande degli utenti su tutta la materia INPS ci vuole comunque un po’ di tempo.

Quindi, in queste condizioni, non ha molto senso controllare la qualità di un servizio. Perché risulterà bassa, il servizio sembrerà lento perché in alcuni casi i quesiti richiederanno tempo per la ricerca della risposta migliore, e spesso, anche a causa dell’assenza di indicazioni precise nelle normative, ci dovremo alzare e chiedere delucidazioni ai nostri responsabili.

Insomma, già l’idea di avere un controllo del genere durante il lavoro era antipatica.

Se poi si scopre che a prendere questa decisione è stata una persona (RSL e sindacalista) che non solo non sa come si svolge il nostro lavoro ma non si è nemmeno informata con chi vive il servizio dalla mattina alla sera, ecco, fa un po’ girare le palle.

Comunicazione di servizio

21 giu

Sto latitando dal blog e da qualunque social network per degli ottimi motivi, che andrò a elencare in ordine rigorosamente sparso.

  • è arrivata l’estate. E io ho poca sopportazione per l’estate da tempi non sospetti. L’estate mi procura pressione bassa, giramenti di testa, stanchezza non richiesta che si somma a quella che mi porto dietro perennemente,  scarsa concentrazione e una fastidiosa tosse dovuta agli sbalzi di temperatura che ci sono tra il clima tropcale di fuori e quello polare dei luoghi chiusi dove gente che soffre di perenni caldane non riesce a comprendere che avere l’aria condizionata non deve tradursi per forza in mettiamo il condizionatore a 20 gradi quando fuori ce ne sono 28.
  • sono di nuovo in quella fastidiosa fase per cui si avvicina la scadenza del contratto e non si sa che cosa sarà della mia vita da agosto in poi. Indi per cui sto raggiungendo livelli di acidità che grazie al punto sopra mi rendono una persona insopportabile e poco tollerante verso qualsiasi forma di socialità. Inclusa quella 2.0.
  • sto leggendo parecchio, come avevo già annunciato, e quando leggo mi resta poco tempo per scrivere.
  • quando non leggo non ho voglia di infilarmi in discussioni interminabili, quindi dopo aver controllato la posta e verificato che i miei contatti siano ancora vivi e in grado di scrivere frasi di senso compiuto spengo il computer e comincio a giocare con Harry Potter Lego. L’ho finito ieri sera, ma adesso devo rifare il gioco libero e trovare tutti i mattoncini e gli scudi. E non è semplice, quindi ci metterò un po’ di tempo.
  • Mentre faccio tutta questa roba, continuo a pensare a una serie di post sulle modalità di richiedere la disoccupazione all’INPS. Datosi che ricevo richieste pure da persone che non chiamano il call center e che a mio modesto parere ci sono punti oscuri della nuova procedura, è bene che li metta nero su bianco.

Ora, questo è quanto. Sì, so che oggi si vota la fiducia al maxiemendamento e sono anche un po’ preoccupata da quando Bersani ha detto che ci sono i numeri perché la manovra non passi (ho questa cosa scaramantica per cui quando gioca la Roma e quando ci sono manovre importanti preferirei che la gente non si lanciasse in previsioni ad minchiam. Non so, mi sembra che ci si porti sfiga da soli, a lanciarsi in previsioni ad minchiam…), però come dicevo sopra non dispongo della concentrazione e neppure della voglia necessaria per parlarne.

Quindi me ne preoccuperò quando avrò la testa. Certo, se succedesse qualcosa di eclatante, chi ha il mio numero di cellulare mi faccia pure un fischio. Così accendo il computer.

Vita da call center – Shopping all’Inps

19 giu

Operatore: - Operatore XYZ, come posso esserle utile?

Utonta: - Volevo sapere se c’è qualche offerta.

L’Operatore strabuzza gli occhi, un po’ basito. Pensa tra sé sta a vedere che questa cercava la Vodafone.

Operatore: - Scusi, signora, in che senso, offerte?

Utonta: - Qualche offerta!

Operatore: - Signora, ma sta cercando lavoro? (magari è disoccupata e cercava il Centro per l’Impiego…)

Utonta: - Ma no! Qualche assegno!

Operatore: Intende gli assegni al nucleo familiare?

Utonta: - No, no, quelli per il terzo figlio! C’è qualche offerta?

Operatore: - …

(consiglio per l’Ente: poiché gli Utonti non riescono a decifrare il significato di Prestazione a Sostegno del Reddito, tenete buono il consiglio implicito della signora e cominciate a definire le Prestazioni Offerte speciali, o Saldi di Fine Stagione. Fa tanto supermercato ma almeno la gente vi capisce meglio…)

 

 

 

 

Aggiornamenti

17 giu

Non è che sia una sorpresa, ma alla fine il sondaggio è stato stravinto da questo blog non fa un cazzo tutto il giorno. Solo che, non facendo un cazzo tutto il giorno, mi è venuto in mente che potrei aggiungere e vince le elezioni.

Avrebbe pure un fondo di verità: per la prima volta da quando ho diritto di voto quest’anno ho votato per tre volte e per tre volte ho vinto…

Crisi di coscienza

16 giu

I due raffinati pensatori di cui si parlava altrove mi stanno costringendo a una lotta.

Vorrei cambiare il sopratitolo del blog, ma non so decidermi tra uno dei blog peggiori del Paese e questo blog non fa un cazzo tutto il giorno.

Sentendomi parte orgogliosa di entrambe le categorie, non mi va di sacrificarne una ma sarà necessario.

Chiedo consiglio ai miei 43 lettori. Me ne basta anche qualcuno, eh, non è che dovete venire a commentare in massa… (Serena, so che mi leggi. È il momento buono per farti passare la pesaculite da commento e palesarti!)

Due raffinati opinionisti dei nostri tempi

15 giu

A distanza di 24 ore, quell’arnese infernale che è internet ci permette di vedere due filmati che rappresentano du eesponenti del centrodestra che esrpimono a favore di telecamera le loro interessantissime e meditatissime opinioni su due aspetti peculiari della vita dell’uomo del nuovo millennio: internet e la sua influenza nella vita civile del Paese e il precariato.

I due fini pensatori sono Stracquadanio e Brunetta, rispettivamente onorevole e Ministro della Pubblica Amministrazione.

Stracquadanio si perita di formulare il suo pensiero sulla capacità della sinistra di vincere le elezioni su  internet (?) stabilendo senza ombra di dubbio che è chiaro, che a sinistra si vincono le elezioni in questo modo. A sinistra non si fa un cazzo tutto il giorno  e quindi si può trascorrere tutto il giorno davanti a internet. Vincendo le elezioni. Lui, che lavora tutto il giorno e ha un sacco da fare, invece, non ha tempo per preoccuparsi di quisquilie come le elezioni. È quindi evidente che le elezioni, lui, le perde. Lui e tutta la gente del centrodestra, sia chiaro. Perché anche gli altri hanno cose più importanti da fare che stare davanti a internet tutto il giorno.

Brunetta va oltre. Brunetta, davanti a precari della Pubblica Amministrazione, si permette di scendere da un palco dove una precaria gli sta per porre una domanda, dopo essersi presentata proprio come precaria, e sembre a favore di telecamera apostrofa i precari come la parte peggiore dell’Italia.

Ora. Questi due individui hanno espresso due opinioni che vanno analizzate.

Stracquadanio dice che lui, che è una persona seria, lavora tutto il giorno e non ha tempo per stare davanti a internet. Quindi perde le elezioni. Se ne deduce che lavorare tutto il giorno e non avere tempo per stare qualche secondo su internet a vedere un po’ qual è l’umore della società che lo frequenta abitualmente, per chi aspira a mantenere il suo potere politico dato grazie al voto in cabina, potrebbe non essere ottimale, perché pare che all’elettore medio piacciano di più le persone che non fanno un cazzo tutto il giorno e che  molto probabilmente non facendo un cazzo tutto il giorno riescono a ottenere migliori risultati politici di quelli di Stracquadanio.

Oppure se ne deduce che Stracquadagno lavora talmente male che è inutile dedicare così tanto tempo al lavoro. Tanto non gli concederà maggiore credibilità politica.

Comunque la si guardi, lo stare davanti a internet tutto il giorno invece di lavorare come un mulo di questi tempi paga molto di più.  Forse ci sono delle priorità da rivedere. Tipo:  sarà mica il caso di pensare a un altro lavoro?

Per quanto riguarda Brunetta, la considerazione che viene è molto più semplice. Brunetta stabilisce che i precari della Pubblica Amministrazione sono la parte peggiore del Paese. Chiaro che Brunetta non è nuovo a questo disprezzo per il genere umano, e in particolare non fa mistero della considerazione verso i dipendenti del suo stesso ministero.

Però Brunetta di fatto è il Ministro della Pubblica Amministrazione, e quelli che stava disprezzando apertamente erano precari della Pubblica Amministrazione.

Quindi lui è di fatto il Ministro della Parte Peggiore dell’ Italia.

Sarebbe ora di farsi la domanda e darsi la risposta.

(questo post chiaramente fazioso. Io non faccio un cazzo tutto il giorno e sono pure precaria)

 

Il punto della situazione*

14 giu

(questo post rischia di essere lungo, patetico, melenso, quasi ottimista e quanto di più respingente  ci possa essere per i cinici digitali che circolano qui e in altri luoghi. Si prega chi ha bisogno di acidità, pessimismo e rassegnazione a qualunque costo di astenersi dalla lettura. Il rischio è che probabilmente pure io non avrò mai voglia di rileggerlo, però tant’è, oggi va così)

Qualche mese fa Livia mi chiese perché mi ostino a scendere in piazza, datosi che scendere in piazza, è risaputo, non serve a nulla. Risposi qualcosa come lo faccio per me. Perché a scendere in piazza mi sembrava di essere presente in quella roba che mi riguarda, la vita civile, ma che qualcuno si ostina a farmi capire che non è affar mio. E a stare in piazza la sensazione brutta di non avere voce in capitolo sulle decisioni che mi riguardavano passava, e mi faceva bene allo stomaco. Anche meglio faceva alla coolpix, che in piazza si è guadagnata una futura sepoltura dignitosa.

Era una risposta terribilmente individualista, che arrivava dal pessimismo in cui ti possono sprofondare solo 17 anni consecutivi di nulla assoluto, coltivato e innaffiato tutti i giorni. Un nulla che peraltro riesce a far perdere l’entusiasmo per il diritto di voto e fa passare la voglia dei tripli salti mortali per poter esercitare il diritto di voto.

Ecco, se Livia me lo chiedesse oggi, perché sono scesa in piazza e perché continuerò a farlo ancora, appena ricomincerà la stagione delle manifestazioni, avrei una risposta completamente diversa.

Perché una non se ne rende conto molto, fino a quando ci sta in mezzo. Ma in piazza ci sono scesa e ci scenderò ancora perché in piazza succede qualcosa che poi si riversa quando meno te lo aspetti in cabina elettorale, e ti restituisce la fiducia nella gente che hai intorno. Pure in quella che non conosci.

È successa questa cosa straordinaria, in cui probabilmente non si credeva più. È successo che la gente è come se stesse scendendo da un pero enorme che è cresciuto con gli anni e ormai arrivava alle nuvole, un po’ come il fagiolo magico della favola di Jack.

Prima ci sono state le amministrative. Con quella serata in Piazza Duomo che era irriconoscibile, per quanto era bella e piena di gente. A dire il vero a me davamo l’idea di tanti topi che per un sacco di tempo avevano dovuto starsene nascosti nelle fogne, a imbruttire e a vedere la vita senza mezzo raggio di sole. Quasi quasi c’era da preoccuparsi che a ritrovarselo davanti, il sole, uno nemmeno riusciva a guardarlo con gli occhi aperti.

Invece no. Pare che il sole, a guardarlo bene negli occhi, faccia addirittura bene. L’abbiamo scoperto in Piazza Duomo, in mezzo a migliaia di persone che festeggiavano. Gente che non si conosceva ma che alla fine la guardavi negli occhi, la sentivi cantare e cantavi le sue stesse canzoni, e aveva i tuoi stessi occhi e la tua stessa voce (più o meno intonata…), perché aspettava come te la stessa identica cosa da troppo tempo.

E se una avesse avuto voglia di raccontarsi che in fondo era una roba locale, abbastanza personale, circoscrtitta, ecco che a due settimane di distanza arriva pure il quorum ai referendum. Non la vittoria dei sì. Proprio il quorum. Con i referendum per cui si votava, solo un pessimista cosmico poteva pensare che avrebbero vinto i NO. L’importante era che la gente invece di andare al mare, o anche prima di andarci, entrasse in cabina elettorale per mettere croci e piegare 4 schede. Non perché è un dovere e perché lo vuole la legge. Non è per quello, che si entra in cabina elettorale. Per la semplice, intima, banale convinzione che il voto sarebbe servito a qualcosa. Troppo facile entrare in cabina elettorale con lo spauracchio che devi votare. Altro paio di maniche è VOLER votare.

E a questo giro c’è stata un sacco di gente che ha voluto votare, pure se non votava da un sacco di tempo, pure se era il referendum, nonostante la scarsa comunicazione ufficiale, nonostante le date sbagliate del TG1, e nonostante il suo pesaculismo atavico. E pure se stava a un sacco di chilometri dal suo seggio.

Ora, probabilmente non è ancora abbastanza, per cambiare le cose. Probabilmente ci sono ancora persone che non sono completamente sature, ma non ha importanza. La saturazione non è identica per tutti. Ci si arriva per gradi, e qualcuno non ci arriva mai. Ci sono persone che sguazzano alla perfezione nella melma.

L’importante è che in questo momento preciso quelli che nella melma non sguazzano più tanto bene cominciano a essere più del 50% + 1 richiesto per il raggiungimento di un quorum al referendum.

Ecco, se Livia mi chiedesse di nuovo perché scendo in piazza, anche se non serve a niente,  le risponderei che no, non è vero che non serve a niente, però te ne accorgi quando in piazza ci sei scesa e cominci a guardare il mondo dal di dentro anziché dal di fuori. E che è proprio in piazza che si smette di essere cinici e si perde la convinzione che non cambierà mai niente perché a nessuno interessa cambiare. Perché ci si trova circondati di gente che ha una gran voglia di cambiare.

Ed è a furia di voler cambiare, che si arriva al quorum.

*Potrebbero esserci un sacco di refusi. Semmai correggo stasera.