Archivio | novembre, 2011

Intervallo

30 nov

Nuove tecniche di parcheggio dei veicoli ATAC:

Vita da call center – Il Presuntuoso Incaponito

29 nov

Utonto: - Sto cercando di iscrivere una lavoratrice domestica ma mi dice errore – non sei autorizzato ad accedere al servizio.

Operatore: - Il pin con cui sta accedendo è un pin cittadino o un pin di altro tipo?

Utonto: - É il mio pin.

Operatore: - Sì, ma è per un privato o per un’azienda, un consulente…

Utonto: - (stizzito) É per un privato! Che pin vuole che abbia?

Operatore: - Va bene.  Quante volte ha provato a inserirlo?

Utonto: - Una volta sola.

L’Operatore mette il muto e si rivolge alla collega: – Una volta? Lo ha inserito UNA VOLTA E STA GIÀ CHIAMANDO? (riprende la linea) Riproviamo.

Utonto: – Di nuovo Errore.

Alla terza volta, dopo aver chiuso e riaperto il sito.

Operatore: - Va bene, mi dia il codice fiscale e il pin.

L’Operatore inserisce codice fiscale e pin.

Operatore: - Mi dice che il pin è errato. Potrebbe ridarmelo, per cortesia?

Il pin risulta errato per altre due volte. Sono passati 20 minuti.

Operatore: – Qui c’è qualche problema…

Utonto: - Aspetti, la mia collega mi sta dicendo che il pin è stato richiesto come azienda.

Operatore: – …

Ritorno al passato*

28 nov

*state per fare un salto in una delle più grandi soddisfazioni della mia vita, e immagino che tutta l’autoreferenzialità comparsa su questo blog vi abbia un po’ rotto le palle. Vi autorizzo a dissociarvi, per oggi.

Io sono mesi che mi vado chiedendo se sia o meno il caso di aprire sul blog una pagina, insieme a quelle di presentazione e le altre, in cui posto le tracce residue di tutto quello che ho fatto nella mia vita passata. Primo tra tutti il documentario Viaggio intorno a Miracolo a Milano.

I miei amici sanno bene di cosa sto parlando, perché il documentario è il risultato di un biennio di Scuola Civica di Cinema, e devo averli tediati ben bene durante tutta la ricerca di documentazione, la scrittura, la preproduzione e le riprese (unico stadio  che ho vissuto poco perché come sceneggiatrice potevo anche restarmene a casa, ma avevo pure 38 di febbre proprio nei giorni in cui sono state fissate la maggior parte delle interviste). Sul montaggio mi hanno permesso, giustamente, di rompere poco.

Fatto sta che quel documentario, voluto, amato, odiato, per cui ci sono stati scazzi a non finire e anche poca comprensione con la regista (non chiedete perché proprio per un documentario la regia non viene curata dalle autrici. La logica è che i lavori di fine anno prevedono scrittura, regia  e produzione: sono i saggi di diploma e ognuno ha il suo ruolo), ha dato notevoli soddisfazioni, una volta concluso.

Si è preso un paio di premi, ha girato per festival, ha persino spinto Adriano Aprà a consigliarci di farne degli altri, consiglio un po’ caduto nel vuoto, datosi che per quel documentario ci sono voluti 10 mesi di lavoro gratis a tempo praticamente pieno. Non ce ne saremmo potuti permettere altri.

Ora, dopo quel documentario ho fatto altre cose, ho visto altra gente, quindi si può dire che il suo percorso si sia un po’ concluso, come avviene per qualunque cosa. C’è un po’ di oblio, sì, magari a Milano qualcuno in vena di amarcord lo proietta in eventi legati alla città di Milano, ma niente di più.

Però con gli anni mi stavo chiedendo se non fosse il caso di renderlo disponibile in qualche o modo, o anche solo di lasciarne, appunto, una traccia in una pagina apposita dove elencare tutto quello che ho fatto nella mia vita precedente di sceneggiatrice.

E proprio ieri sera ho scoperto che qualcuno, nei giorni scorsi, mi ha preceduto. Si chiama Filippo Tantillo e il suo sito è Faraway in Europe. Vi sono archiviati diversi video che sono in stretta relazione con il racconto del territorio. Insomma, una roba terribilmente sociale, che rischia di diventare la mia droga personale per i prossimi 6 mesi, pure di più.

E in questa pagina è archiviato Viaggio intorno a Miracolo a Milano.

Con tanto estratto del documentario, sottotitolato in spagnolo da Andrea Gandolfo:

A questo punto non mi resta altro che augurarvi buona visione. Un grazie a Filippo e ad Andrea. I massaggi all’ego di questo tipo fanno sempre bene.

Cose da fare prima di Natale una volta nella vita

27 nov

Andare a Torino a vedere il presepe di Luzzati.

Che non lo sapevo nemmeno,  che a Torino ci sta il presepe di Luzzati, e pare che ce lo facciano più o meno ogni anno, ma io, Torino, chissà com’è, non la metto mai nelle mete per le mie gite turistiche, ché tanto il Museo del Cinema l’ho già visto anni fa, e poi in inverno a Torino fa un freddo porco, più freddo che a Milano quando c’è la nebbia che non si vede, e insomma adesso che lo so voglio andare a Torino, a costo di vestirmi da milanese, o da torinese così mi adatto agli autoctoni, e vedere il presepe di Luttazzi, che chissà se l’anno prossimo siamo ancora qui, metti che i Maya hanno ragione e il mondo finisce l’anno prossimo e io sparisco dalla terra senza aver mai visto il presepe di Luzzati.

L’unico problema è: quando ca..o ci vado? L’8 dicembre, già che sono a Milano? E poi? Cosa faccio dopo aver visto il presepe di Luzzati, a Torino? A parte ospitare i pinguini sotto il cappotto, intendo, ché una passeggiata al parco del Valentino non è che si addica al clima…

Boh. Magari ci penso.  EHI, VOI DI TORINO, CHE, QUALCUNO MI TIENE COMPAGNIA?

Il favoloso mondo di TrenitaGlia fa il restyling

26 nov

Moretti ne ha pensata un’altra.

Già, perché non bastavano l’Alta Velocità e la graduale soppressione dei treni IC che costringe a servirsi solo di treni a costi altissimi (che manco arrivano SEMPRE in orario), la TAV che tanto fa discutere, la brillante idea di eliminare dal prossimo dicembre i collegamenti tra Roma e Torino, costringendo chi dalla capitale deve recarsi nella città della Mole a passare da Milano (eh, ma se arrivi a Milano c’è l’Alta Velocità, dicono loro. Dico io, ma è possibile che per andare da Parigi a Londra se fosse per Moretti io prima dovrei fare scalo a Berlino, e buona grazia che su Parigi e Londra non ha potere di azione?), gli scioperi continui, i disservizi  sulle linee locali che fanno tanto incazzare i pendolari, gli incendi della Stazione Tiburtina, le stazioni locali dove non si trova un bigliettaio ma nemmeno una macchinetta funzionante  a pagarla oro, i ritardi sulla linea e il sito che funziona un’ora sì e l’altra no oppure va a pedali e il call center che se fosse un servizio più economico sarebbe anche utilizzabile, ma siccome noi viaggiatori siamo RICCHI ci costa millemila euro al minuto, e quindi chi lo userà mai?

Ecco, dopo tutto questo ci voleva anche il RINNOVO DELLA FLOTTA.

Glie hanno fatto il restyling, in pratica. Eliminando le due belle classi, prima e seconda.

Ora non ci sono più le classi (si vede che la parola classe fa comunista e porta alla lotta, non so altrimenti perché a sta gente non glie piaccia…)

Quindi avremo le classi:

  • standard: (altrove ho letto entry level, ma il Corsera la chiama così. Comunque è quella per noi poveracci), ripartita in 4 carrozze per un totale di 272 posti. Prima erano più di 400. Fate voi. Costo: 86 euro, ma se becchi l’offerta mini (!) magari ne spendi 49. Mi raccomando, per beccare l’offerta mini prenotate un anno prima. Però ehi, ci stanno le poltrone di stoffa, quindi è un affare. Il carrellino bar no, è sempre  a pagamento. Siamo poveracci, che volemo pure esse nutriti gratis?
  • premium:  due carrozze per 134 posti per quelli che sono più o meno poveracci come noi ma si vogliono dare un tono. Costo del biglietto pieno 100  euro, e pure qui magari vi capita una tariffa mini, però se non vi capita a me personalmente non me ne frega niente, perché 70 euro per un biglietto del treno scontato sono troppi e se potendo scegliere scegliete sta classe per gente che vuole sembrare più figa sono cazzi vostri.  Ah, i sedili sono di pelle, perché i viaggiatori in classe premium valgono. Ci stanno pure i divisori di cristallo, non sia mai che qualcuno della classe standard in cerca della  sua carrozza gli alita in faccia e li impesta… Loro, siccome valgono, hanno pure la bevanda e L’ACCESSO AL RISTORANTE.
  • business: 4 carrozze, come quelle standard, ma ci sono solo 159 posti, si vede che la gente che viaggia per affari ha bisogno di spazio in più perché quello di un viaggiatore standard non è sufficiente. Costo 116 euro. Siamo sempre lì, ci sono le tariffe mini, si può arrivare a 81 euro e potrei dire pure che se le scegliete sono cazzi vostri, ma questi biglietti in genere li rimborsano le aziende. Anche a loro danno da mangiare, e A DIFFERENZA DEI VIAGGIATORI PREMIUM LEGGONO PURE IL QUOTIDIANO GRATIS. In fondo sono uomini d’affari, devono tenersi informati sull’andamento della borsa. Poi mi spiegheranno perché nell’era di internet e in una classe dove è certo che tutti hanno informazioni su iPhone più fresche di quelle dei quotidiani bisogna dare gratis un giornale decrepito. (lo so il perché, è una domanda retorica, nessun giornalista della carta stampata si senta preso di mira, non voglio certo che perdiate il vostro posto di lavoro. Già ci stanno un sacco di disoccupati, ci mancate solo voi…) Ah, qui si possono trovare, per la modica cifra di 140 euro, posti nei salottini.  E c’è pure uno scompartimento silenzioso da cui sono banditi i cellulari.
  • executive: qui, davvero, la gente che mi legge non ci metterà mai piede. UNA carrozza per 8 posti, al modesto prezzo di 200 euro. I sedili distanziati, reclinabili a 138 gradi (perché si sa che la gente di livello executive se vuole schiacciare un pisolino deve poterlo fare comodamente) e con I POGGIAGAMBE. Hanno pure il salottino per le videoconferenze, con monitor a 32 pollici.  A loro, il pranzo (cucinato da Vissani, pare), lo portano direttamente al posto. Forse li imboccano pure, non so, non ci sono specifiche. Hanno più spazio per i bagagli, e probabilmente quando uno della classe standard si avvicina alla loro carrozza ci sta Cerbero in tutta la sua canezza a tre teste che impedisce l’ingresso.

Pare che con questa novità ci saranno dei licenziamenti. Pare che i lavoratori della Wagon Lits saranno i più toccati. E già la Wagon Lits non stava benissimo, ne sa qualcosa chi ha tentato negli ultimi anni di prenotare i treni con servizio cuccette o vagoni letto.

In tutto questo, io ho un paio di domande  che resteranno sicuramente senza risposta ma le pongo lo stesso.

1- Perché si procede al restyling di treni che hanno massimo due anni (i convogli Alta Velocità hanno iniziato il servizio nel dicembre 2009) quando ci sarebbero altre priorità e ben altre spese per migliorare il servizio delle Ferrovie Italiane a cui destinare i soldi spesi?

2- Che cosa si lascia intendere, con un restyling di questo tipo? Che i viaggi in treno non sono per tutti? Ma non puzza molto del vecchio la crisi in Italia non c’è perché gli aerei sono pieni? Quindi le famiglie di immigrati da sud a nord se vorranno vedersi una volta l’anno per natale dovranno spendere la tredicesima in biglietti del treno o evitare le riunioni parentali nei casi di necessità?

3- Perché una persona in grado di viaggiare su voli low cost dovrebbe sentirsi invogliata a fare la tratta Milano Roma in treno, a queste condizioni, quando già da anni volare con Ryanair o con Easyjet può costare pure 5 volte meno (includendo pure le spese di carta di credito, sì…)?

Insomma, io a questo punto mi sono davvero rotta le palle, delle trovate di Moretti e di TrenitaGlia, e mi sa che appena questa situazione sarà effettiva ricomincerò a volare fino a Orio al Serio, invece di prendere il treno. Ma io posso farlo, perché sto sulla tratta Milano-Roma. Chi arriva a Padova, a Bolzano, a Trieste  (le prime che mi vengono in mente), che deve fare?

Mentre cerco una risposta, lancio una proposta. Chi viaggia sulle tratte che toccano aeroporti comodi dovrebbe cominciare a convincere i suoi nonni (in genere sono quelli più restii a volare) che hanno figli sparsi in città grandi a prendere un bel volo low cost.

Potremmo addirittura organizzare dei servizi di babysitting di volo, un po’ come fanno quelli che mandano gli animali da un luogo all’altro d’Italia approfittando dei viaggiatori che non trasportano animali sulla loro tratta. Solo che i nonni non vanno in stiva, stanno sull’aereo con noi. Compriamo il biglietto e ce lo facciamo rimborsare, oppure lo comprano i parenti, ci affidano i nonni in aeroporto all’andata, li tranquillizziamo per la durata del viaggio e poi li consegnamo ai parenti all’arrivo.

Dovremmo farlo tutti quanti. Anzi, quasi quasi lancio la campagna “Porta nonna in aereo”.*

Così, in sfregio a Moretti. E pure alla crisi.

Gli annunci possibili – Compensi luculliani*

25 nov

Questa settimana gli annunci possibili hanno un contributo d’eccezione: le conseguenze della risposta a un annuncio di lavoro. Racconta Smila Blomma in UK (e se è in UK ci sarà una buona ragione…) di aver risposto a questo annuncio di lavoro su kijiji:

    Pubblicato: 03 Novembre
Comune: Milano (Milano)
Tipo: Offerta
Contratto: Progetto

XXXXXXXX è testata giornalistica online con oltre 100 blog sulle professioni, mestieri, interessi e passioni in comune.

Il nostro media network è in continua crescita: cerchiamo nuovi blogger appassionati e competenti, per ampliare la nostra community e avere contenuti sempre freschi e aggiornati.

Requisiti: essere sempre aggiornati su ciò che avviene nel mondo (in base alle tematiche del blog assegnato) ed avere il tempo per scrivere un paio di post al giorno.

Sotto l’annuncio compare questa breve presentazione dell’azienda che sta cercando i blogger in questione:

XXXXXXX è il media-network che parla delle professioni, dei mestieri e degli interessi che ci accomunano. Ma anche delle passioni e di quella voglia di informarsi o di fare informazione che stuzzica la nostra giornata.

I nostri blog sono ordinati in maniera tematica e al loro interno vivono e interagiscono delle sub-community di blogger e utenti. Sarai il benvenuto se vorrai ampliarne i contenuti o completarli con nuove informazioni, foto e video o proponendo a tutti i tuoi commenti.

XXXXXXX è in costante movimento! Giorno dopo giorno nuovi blog e contributor si aggiungeranno al nostro network rendendo sempre più ampia e ricca la nostra informazione.

Sembrano seri, no? Poi ti chiedono un paio di post al giorno. Se una è disoccupata per la maggior parte della giornata e soprattutto si è faticosamente procurata una laurea nel settore della comunicazione, perché non dovrebbe mandare il suo CV? Al massimo le diranno picche (quasi quasi il CV glielo mandavo pure io, con tutto che mi manca una laurea nel settore della comunicazione. In fondo scrivo abitualmente, sono abituata a farmi i cazzi del mondo e soprattutto ho tutte le mattine libere: perché non impegnarle in qualcosa di produttivo anche per il portafogli oltre che per il puro piacere di scrivere?)

Senonché, questi non le hanno risposto picche. Le hanno risposto con una mail in cui era inclusa una proposta di contratto. Ora, fermatevi un attimo a leggere il post di Smila Blomma.

Avete letto?

Intendo fino alla parte in cui si racconta che il compenso per il lavoro si trova a pagina 19 e sarà di 1,5 € a post. Ecco, lì.

Bella cifra, eh? Vale la pena, di usare le mattine a disposizione o addirittura tutta la giornata per impegnarsi a cercare notizie (due al giorno), magari usando un sacco di tempo per reperire informazioni e una sporta di altro tempo per mettere insieme post decenti e con una loro dignità, tali da giustificare il congruo compenso.

Ne vale così tanto la pena che ci ho riflettuto. Potrei cominciare anche io a chiedere collaborazioni per l’Ufficio Reclami, perché si sa, un blog è impegnativo e la gestione diventa faticosa, da soli. Un post al giorno. Vogliamo scherzare? E chi gli sta dietro?

Però io non sono così ricca da poter pagare 1,5 € al giorno. A parte che di post me ne basterebbe uno solo, ma proprio non ce la farei, economicamente, a versare a chicchessia un compenso di ben 10,5 euro a settimana (pensate a raddoppiarlo, come vorrebbero questi signori qui sopra: sarebbero 21 euro a settimana, 84 al mese! Eh, insomma, se li avessi chiamerei una donna delle pulizie per tre ore al sabato e le farei pulire casa, o al limite le farei stirare le camicie!). Poi mettiamo che i collaboratori siano più di uno. .. No, non se ne parla proprio.

Quindi, potrei offrire ai collaboratori un caffè. A settimana. Fino a 5 collaboratori, posso offire a ciascuno un caffè a Sant’Eustachio. Oltre, si dovranno accontentare di Castroni.

Che ne dite? Volete cominciare a inviarmi i vostri curricula? Apro le selezioni!

(si ringrazia Smilla Blomma in UK per la segnalazione)

*mi viene  richiesto per motivi di privacy di eliminare il nome della società.

Aggiornamenti sulle mie prodezze letterarie*

24 nov

*un post autoreferenziale, da non leggersi se non avete voglia di coccolare l’ego dell’autrice.

E quindi l’avventura del mio romanzo finalmente pubblicato in maniera ufficiale (niente più invii clandestini ad amici, parenti, vicini di social network e simili, ah, che liberazione! Mandi un link e hai risolto!),  sta continuando.

Avevo già manifestato la mia sorpresa la scorsa settimana, constatando che Per quest’anno le rondini non tornano e soprattutto Dalle sei alle dieci non si salva il mondo erano stati scaricati un numero di volte che supera decisamente le conoscenze dirette che posso contare nella vita.

Ora stanno arrivano i primi feedback.

Dovete sapere (so che non ve ne frega niente ma ve lo dico lo stesso) che io per l’archiviazione di tutto quello che riguarda la mia roba ho sempre avuto un’attenzione maniacale.

Quando ancora non esistevano i computer nella mia vita, ché in quelle altrui ogni tanto se ne trovava uno, catalogavo qualunque foglio dattiloscritto in cartelline trasparenti, portando anche nei miei lavori la stessa mania che mi costringeva a mettere da parte tutte le lettere scritte a mano a più persone nella mia vita, tenute insieme con nastri di raso colorati, in grandi scatole di cartone. (Sì, ho anche la mania delle scatole. Se volete farmi felice, regalatemene una. Però esercitate un po’ di buon gusto, o se proprio dovete essere kitsch, cercatene una dei Beatles che i beatlemaniaci non buttano via nessuna memorabilia dalle fattezze di scarafaggio proveniente da Liverpool. Van bene pure di metallo. Anzi, si puliscono meglio e preservano dalle intemperie).

Va da sé che anche nell’era 2.0 mi sono portata dietro questa mania dell’archiviazione, trovando modi congeniali a me e al mezzo che sto utilizzando.

Quindi ho deciso di archiviare tutti i feedback che mi stanno arrivando su un tumblog, che si intitola come il romanzo.

Per ora il primo feedback pubblicato è quello di palmasco, che ha voluto leggere il romanzo ben prima della sua pubblicazione sullo Starbooks e che con molta gentilezza mi ha chiesto in privato se mi infastidisse ricevere una recensione.

E io gentilmente ho risposto di sì, ho letto la recensione, ci ho trovato cose su cui sono d’accordo e cose a cui non avevo mai pensato prima (perché succede anche questo, quando le persone ti dicono cosa pensano delle tue storie: ci possono trovare cose che non hai mai pensato di scrivere, e tu ci ripensi sopra, e ti accorgi che sì, hanno ragione, quella cosa c’è e tu l’hai scritta, nero su bianco, e chissà dov’eri e cosa stavi facendo per non accorgertene. A volte pensi anche che no, tu quella cosa non volevi dirla e nemmeno te lo stavi sognando. Non è stato il caso della recensione di palmasco, comunque, che si adatta perfettamente al primo caso)

Poi gli ho chiesto altrettanto gentilmente se gli dispiacesse vedersi pubblicata la recensione sul mio tumblog dove archivio i feedback, e ha accettato.

Così ho pubblicato. Ora, io non lo so se questa cosa della pubblicazione dei feedback sarà utile a qualcuno a parte me, che ho scritto il romanzo e sono molto interessata ai pareri di quelli che si sono sorbiti 240 pagine in PDF solo per il gusto di leggersele e che vogliono dirmi cosa hanno pensato del mio romanzo.

Comunque ho lasciato anche la possibilità di commentare, mi sembra (dovrebbe esserci sul tumblog il comando ask attivo. Se non c’è ho fatto qualcosa che non va nelle impostazioni…)

Dopo la recensione di palmasco, mi preparo a inserire i commenti di Luigi lasciati sullo Starbooks, un lavoro non indifferente, perché sono stati scritti a lettura del romanzo in corso.

Nel frattempo, mi sono permessa di rebloggare anche la citazione di kika23 che mi ha chiesto (sempre con educazione, in privato) se mi dispiacesse lasciarle rebloggare qualche citazione. Citando la fonte, of course. La netiquette, signora mia, è fondamentale.

E che si può dire davanti a una richiesta del genere? Cita quello che vuoi, stai leggendo e hai tutti i diritti del lettore.

Anche perché in genere, quando si cita e basta, senza replicare, significa questa cosa mi è piaciuta perché mi assomiglia. E se qualcosa del mio romanzo assomiglia a qualcuno, io sono contenta. Vuol dire che ho toccato bene le sue corde.

E insomma, sappiate che se mi farete una recensione vi chiederò gentilmente se posso pubblicarla sul tumblog, perché ho questa mania un po’ dell’archiviazione e anche perché trovarsi tutti i commenti messi insieme nello stesso posto è un gran toccasana per l’ego (finora siete stati tutti terribilmente gentili e carini, non so bene cosa succederà quando recupererò i commenti negativi, come la lettera di Marcello Baraghini che sta ancora a Milano, dentro uno dei miei libri più cari…). Chiaramente sarete liberi di negarmi il piacere, se non gradite l’idea.

Per oggi sono stata anche troppo amabile e mi si stanno cariando un po’ i denti, devo dire. Da domani si torna a reclamare a tutte le ore.

Gente che non mi piace*

23 nov

I ladri di ombrelli, e tutti quelli che si sbagliano e OPS!, si prendono il TUO perché è il primo rosso che gli è capitato sotto mano, lasciandone uno cinese pagato due euro, rosso sporco, mentre il tuo era di un bel rosso acceso, di quelli che ti fanno individuare lontano un miglio, l’avevi comprato scegliendolo con cura dopo che in un anno se ne erano rotti 4, non si rivoltava neanche a pagarlo oro nelle giornate di vento folle e soprattutto anziché 2 euro lo avevi pagato 10 (ora ne costa 12. C’è la crisi).

Se poi i ladri o i distratti sono sul luogo di lavoro, il girare delle lame boomerang (trovare la citazione) diventa ancora più veloce.

(continua, ché di gente che non mi piace ce ne sta un sacco, mica la posso sprecare tutta in una volta…)

*oggi volevo scrivere un post sullo stile di questo giochino a cui sono stata invitata dall’autrice del blog, ma mi sono accorta che i post che volevo indicare e tutta la gente che avrebbe partecipato sta su Splinder, con i problemi di gestione dei blog che ben conosciamo tutti noi che abbiamo avuto il nostro primo blog sulla piattaforma che sta piano piano defungendo. Quindi non partecipo, ma voi andatela a trovare, Smila Blomma, perché si è trasferita a Manchester, sta cercando lavoro e intanto racconta la sua esistenza di persona emigrata in UK con molto senso dell’ironia. 

Ah, lei, al contrario dei ladri di ombrelli, mi piace molto.

A occhio e croce…

22 nov

… la signorina della nuova agenzia interinale me l’ha tirata.

Sono tipo anni che faccio al massimo 3 giorni di febbre durante i giorni lavorativi (e in genere scelgo accuratamente il periodo di natale, quando tra ponti e altre amenità perdo proprio tre giorni di lavoro, a dire tanto), e fino a ottobre avevo battuto il mio personale record: solo 3 giorni a casa, uno dei quali fu quello dell’imprevedibile allagamento di Roma che mi avrebbe costretta comunque al riposo forzato, non essendo ancora attivi i canali che portano direttamente dalla Tuscolana alla Tiburtina in caso di pioggia imprevedibile in ottobre.

Poi, tempo due settimane, cambio agenzia interinale e la signorina, al momento di congedarmi dopo la firma del contratto, si raccomanda: non fare troppe malattie.

Ora, io non sono superstiziosa, e per ora sto pure resistendo, ché ho solo una bronchite ma niente febbre, quindi al lavoro mi tocca andarci, non per altro, perché sennò a casa comincio a tirare zuccate contro i muri.

Però, ecco, la prossima volta che passo alla nuova agenzia mi porto dietro una corona d’aglio, che non si sa mai…

(ah, forse non ve l’avevo detto, ancora. Dal 2 novembre sono passata insieme ad alcuni colleghi con un’altra agenzia interinale.  Mi comincio a sentire come un prodotto a lunga conservazione, di quelli dove la scadenza viene data come proforma ma poi te li puoi consumare comodamente ancora per qualche mese senza rischiare di morire sul colpo…)

Vita da call center – Dalle lettere di Gianpaolo Apostolo agli Utonti*

21 nov

Utonta: - (piuttosto incazzata) Ho ricevuto il verbale per l’invalidità ma non riesco a capire la mia percentuale!

Operatore: - In che senso, signora?

Utonta: - Non si capisce nulla, qui sopra!

Operatore: - Signora, mi legge la lettera?

L’Utonta legge la lettera che accompagna il verbale.

Operatore: - Signora, mi scusi, ho capito bene? Ha detto che dagli accertamenti risulta che non è stata ritenuta invalida?

Utonta: – Sì! C’è scritto così!

Operatore: – (stizzito) Signora, allora la sua percentuale di invalidità è zero.

Utonta: – Ma come sarebbe, che è zero?

Operatore: – Signora, me lo ha detto lei. Non è stata ritenuta invalida, quindi la sua percentuale di invalidità è pari allo zero.

Utonta: - Ma cosa significa, zero?

Operatore: - (stufo)  Significa che lei non è invalida. Buongiorno.

 

*non ricordo precisamente l’esatto s