Archivio | febbraio, 2012

Reclami inutili

29 feb

La settimana scorsa mi sono trovata tra i commenti sotto il post Segnalazioni questa segnalazione:

Si segnala che in data 23/2/12 alle ore 12,55 l’autovettura ATAC della linea 92 contraddistinta con il N.7551 targata CR506JK non ha effettuato la fermata a via Goito(xx settembre) malgrado l’invito a fermarsi e malgrado sia stata rincorsa ferma al semaforo
non ha ritenuto opprtuno aprire la porta.Il tutto dopo un’attesa di circa 20 minuti
grazie

Ora. A parte la mia personale considerazione nei confronti del cafone che non ha effettuato la fermata e che si è fatto rincorrere fino al semaforo dopo un’attesa di circa 20 minuti, devo ribadire un concetto che avevo già cercato di chiarire nella medesima situazione sul vecchio blog.

Questo Ufficio Reclami, pur nominando di tanto in tanto le aziende tramviarie e metropolitane, le ferrovie, le compagnie telefoniche, gli Enti preposti alle assicurazioni per pensionati e disoccupati eccetea, i ministri, le necessità di clisteri a Gasparri, i santi di diversa specie e Dio Padre Onnipotente in persona, NON È l’Ufficio Reclami ufficiale di nessuno dei suddetti. Per quanto fare da Ufficio Reclami a Dio Padre Onnipotente potrebbe pure essere interessante e ora mi preparo una richiesta in triplice copia in carta bollata e la presento alla Santa Sede.

Ma a parte le facezie. Se reclamate contro l’Atac, o contro l’Atm, qui sopra, e lo fate per il semplice motivo che questo Ufficio Reclami è il primo che vi capita davanti appena googlate Ufficio Reclami Atac, o Reclami Atac, o sarcazzo che cercate, vi posso assicurare che nessun operatore addetto ai reclami dell’azienda contro cui state reclamando arriverà mai a leggere il vostro reclamo.

A meno che non sia uno dei lettori del blog, ovviamente. Ma considerando che nessuna di queste aziende citate mi ha mai fatto pervenire diffide o imposto la cancellazione del suo nome da un post offensivo, al 99% sono sicura che il mio blog non se lo filano nemmeno per sbaglio. (ecco, su Dio Padre Onnipotente magari non metterei la mano sul fuoco… ma tanto parto dal principio che non esiste, quindi tutto quello che mi capita è frutto del Caso e siamo a posto così. Uhm. Ora contatto anche il Caso, per fargli da Ufficio Reclami ufficiale)

Quindi,vi lascio un consiglio. Quando googlate alla ricerca di un Ufficio Reclami e vi compare davanti per primo un Ufficio Reclami con l’icona di Mafalda, oppure se l’icona di Mafalda vi compare in alto a destra o a sinistra, sulla barra di wordpress,  quando entrate nel link, potete stare sicuri che il luogo dove vi trovate NON È l’Ufficio Reclami dell’azienda o dell’ente che state cercando.

Pensateci bene: quale Azienda o Ente che aspira ad apparire serio (sulla serietà reale non commentiamo, si parla di quellavirtuale) si sceglierebbe come avatar proprio Mafalda?

Poi, se proprio non riuscite a fare Mafalda + Ufficio Reclami = devo cercare un altro posto dove reclamare, fate la cortesia di leggervi almeno il post sotto cui state per lasciare il reclamo. Perché capisco che nel post c’era scritto Segnalazioni, ma ci stavano pure due link che portavano altrove e dove si parlava di tutt’altro che di Atac… Ecco, avrei capito se la segnalazione fosse stata sotto il blog dei treni, ancora ancora. (mi sarebbe comunque sfuggito il nesso tra Atac e Trenitalia, ma almeno ci sarebbe stata un’attinenza coi trasporti)

Insomma, io ho a che fare con utonti già al lavoro. Per cortesia, non utontate anche qui sopra che sennò mi trovo costretta a ricontattare la mia analista.

Grazie.

Ho bisogno di silenzio.*

28 feb

*precisazione doverosa: non ho chiuso il blog. Il blog continua a reclamare imperterrito. Ho chiuso per tedio il profilo friendfeed.

Più che altro perché ho la testa già piena di pensieri miei e se cominciano ad arrivarne altri comincio a dare di matto.

Quindi, per evitare di sbroccare e cominciare a urlare avete rotto il cazzo!  a tutti quelli che mi trovo davanti, ho deciso di chiudere per tedio il luogo più incasinato che frequento virtualmente da un paio d’anni a questa parte tutti i giorni, ogni mattina prima del caffè, e così via.

Sento che nei prossimi due mesi in cui comincerò a non dormire per l’ansia di non vedere rinnovato il contratto a fine aprile potrei intervenire a gamba tesa in qualunque discussione e perdere l’ultimo brandello di tolleranza che sto faticosamente mantenendo nei confronti del genere umano.

Se avete bisogno urgente di comunicare con me, però, il profilo non è stato brasato (come da intenzione iniziale. Poi qualcuno mi ha gentilmente comunicato che si sarebbe incazzato a vedere discussioni monche per eliminazione del profilo, e in effetti ho dovuto dargli ragione). Entro ogni tanto a leggere i messaggi privati. Chi ha il mio cellulare può comodamente usarlo.

Chi è iscritto al mio profilo facebook può cercarmi lì sopra. Idem chi è iscritto al mio twitter. Se proprio proprio non avete nulla con cui contattarmi c’è la mail del blog.

Sono viva, eh. Sono solo un po’ stufa e in procinto di stufarmi sempre di più.

Divertitevi in mia assenza. E se ci vedessimo per un aperitivo, non mi raccontate le ultime liti al coltello virtuale perché non me ne può fregare di meno.

Nuove disavventure nei cinema dell’Urbe

27 feb

E quindi, ieri, dopo un tentativo andato a male due domeniche fa con il Greenwich (usciti troppo tardi per la proiezione delle 17.50) e con l’ex Induno, ora Sala Troisi, dove all’ingresso campeggiava il cartello a causa di un guasto il riscaldamento non è acceso (e due domeniche fa, fidatevi, a Roma la primavera non era arrivata. Nemmeno a Testaccio e a Trastevere), ci abbiamo riprovato.

Stavolta ci siamo diretti al cinema Farnese, uno dei pochi raggiungibili con i mezzi dove potervedere Hugo Cabret in 2D, ché io il 3D, ci ho provato, ma proprio non ce la faccio. Mica è snobismo, il mio, eh. È proprio che il 3D per noi portatori sani di strabismo, astigmatismo, ipermetropia, inondazioni e cavallette, è cosa impossibile. Almeno, io proprio con gli usa e getta non vedo assolutamente nulla. Con gli occhiali enormi che pesano l’anima de li mortacci mia (non vorrei offendere i vostri) vedo qualcosa ma esco dalla sala con un mal di testa che non ve lo racconto nemmeno. E andare al cinema sapendo di doverne uscire col mal di testa quando andare al cinema dovrebbe essere almeno un’esperienza piacevole, non so perché, predispone abbastanza male.

Quindi ci abbiamo riprovato e stavolta siamo arrivati in tempo, anzi, pure in anticipo, e il riscaldamento funzionava pure. Solo che il Farnese, me lo sono ricordato ieri in cassa, ha una cassiera che avevo già incontrato prima, un po’ tignosa. Ieri insieme a lei ce n’era una giovane.

Ora, conoscete quell’abitudine di certe cassiere di chiedere se avete spicci quando date banconote da 20 euro per pagare due biglietti da 8? Per evitare di restare senza resto vi chiedono un euro, così restituiscono 5 euro in banconota.

Ecco, la cassiera giovane, davanti alla banconota da venti euro, ci ha chiesto se avessimo un euro. Quindi ho tiratto fuori il mio portamonete comprato a Camden Town (tradendo il mio spacciatore di borse e borsellini di pelle romano, ma non l’ho fatto apposta, giuro…) che ultimamente,  oltre alle monete da 1 euro, 50 centesimi, 20 e 10 è in balìa dei 5 e 2 centesimi. E per cercare meglio l’ho vuotato nella mano.

Senonché la cassiera vecchia e tignosa mi ha fermata con un ah, no, se me deve dare quelle allora è mejo che gli diamo il resto noi.

Dopo il primo secondo di basimento (perché io basisco abbastanza, quando la gente risponde a questo modo davanti a un borsellino pieno di monetine che in fondo vengono accettate in qualunque luogo d’Europa dove l’euro è moneta ufficiale. E persino a Londra le accettano, nonostante sia in uso la sterlina…), le ho risposto non volevo darle queste. Volevo cercare un pezzo da un euro. 

La cassiera a quel punto ha generosamente acconsentito con un allora va bene.

Il pezzo da un euro non c’era. Ce n’era uno da 50, uno da 20 e tre da 10. Così, per scrupolo (e pure un po’ per perculo, ma non lo dite alla vecchia tignosa) ho domandato vanno bene monete da 20 e da 10?

E non so se per evitare l’ennesima figura da stronza o perché effettivamente la signora non ha nulla contro le monete da 10 e da 20, ho avuto pure l’occhei.

Quindi abbiamo pagato i biglietti e siamo usciti in attesa che iniziasse il film, perché non si poteva ancora entrare in sala (eravamo in anticipo di venti minuti ed eravamo in cassa solo noi a comprare il biglietto. In effetti mi chiedo perché la signora non potesse contare comodamente venti pezzi da 5 centesmi, equivalente di  1 euro, ma sono domande complicate da farsi, e quindi me la tengo per me)

Oh, sul film posso dire una cosa sola. Guardatelo. Perché io ci torno. Erano ANNI che non vedevo un film così. Non posso dire bello. Mi pare di sminuire. Posso dire però che guardando Hugo Cabret, dopo anni e anni di miagolamenti nel buio, mi sono ricordata per quale motivo un tempo mi fossi messa in testa di voler anche solo provare a fare cinema.

Che son cose da rimescolarti lo stomaco per i prossimi 10 anni.

Da ribadirsi periodicamente

26 feb

Dopo la brutta giornata di ieri, in cui si è ripetuta una storiaccia precisa e identica a quella di due anni fa, ho deciso di tenere un appunto per la vita di tre piccole certezze a cui sono giunta in anni e anni.

La prima dovrebbe essere una certezza che dovremmo impegnarci a trasmettere a chiunque si presenterà nei prossimi mesi o anni, con la sicumera dell’uomo che non deve chiedere mai, a sventolarci in faccia innocenze basate sulla prescrizione di un reato e relativa impossibilità a procedere per scadenza dei termini:

  • Prescritto non vuol dire assolto.

È importante tenerlo a mente, perché se le mie previsioni sono corrette, prima o poi dovremo ricominciare a ribadirlo con forza agli adoratori acritici che in questo momento sembrano essersi rintanati nelle fogne da cui non avrebbero mai dovuto uscire.

La seconda certezza è mia personale, ma se volete ve la posso prestare:

  • La soddisfazione di aver riconosciuto un coglione al primo colpo e di non aver sprecato tempo prezioso in un’interazione inutile non ha prezzo.

Ve la posso prestare, perché si sa che i coglioni sono un po’ come i cretini: la loro madre è sempre incinta, e non si sa mai quando ne potremo incontrare uno.

La terza magari è un po’ più mirata, ma andando avanti con gli anni e comprendendo che non sempre chi è più vecchio è più saggio, e quindi non sempre è una persona rispettabile, ci sarà utile:

  • Niente è più ridicolo di un vecchio ridicolo.

Sono tre concetti a me cari. Il primo, a dire il vero, pensavo di non aver più bisogno di ribadirlo, nella vita, ma a volte bisogna fare i conti con la realtà e mettere da parte i desideri.

Oh, usateli bene, mi raccomando. E non preoccupatevi di citarmi. Questi non sono sotto copyleft.

Allora, oggi che è sabato…

25 feb

… e che nell’ultima settimana vi ho propinato interi piatti di cavoli miei, vedo di continuare sulla stessa strada.

Oggi è arrivato un altro commento al mio romanzo (Per quest’anno le rondini non tornano, come sempre scaricabile dal sito Starbooks, dove come sempre potette trovare anche Dalle sei alle dieci non si salva il mondo, su cui, ‘nnaggia a voi, non mi mandate abbastanza commenti! Come sempre vi invito a scaricare anche i racconti e i romanzi degli altri, perché se sono a disposizione ci sarà pure un motivo. Magari faccio contento anche Masticone che è un po’ pigro e non aveva voglia di mettersi a spulciare tutto il blog per trovare il link da cui scaricare le rondini) che ho prontamente pubblicato sul tumblog.

Il commento, stavolta, arriva da una lettrice particolare. La lettrice è a sua volta scrittrice, di quelle che hanno superato lo scoglio dell’Aspirante Pubblicatrice ed è diventata Scrittrice Esordiente con un romanzo pubblicato. Della scrittrice si può trovare qualche traccia anche qui.

Io attendo il suo secondo al varco e attendo ancora l’aperitivo che mi deve (ma stavolta, probabilmente, ci riusciamo, ché data la sua tendenza a non schiodarsi dalla Brianza per fare un salto all’ombra del Cuppolone, andrò io alla montagna, o meglio all’ombra della Madonnina)

Devo dire che il romanzo è stato molto utile, negli ultimi tempi. Mi ha persino permesso di trovare un allievo (ciao, allievo, mi raccomando, lavora!)  e di rimettermi a pensare alla costruzione della storia e dei personaggi. E infatti questa settimana ho ripreso persino in mano il mio romanzo adolescenziale che attende i miei comodi da eoni e ho addirittura iniziato a considerare la possibilità di portare a termine il secondo romanzo abbandonato nella mia breve carriera di scrittrice.

Però di questo sarà il caso di discutere appena riesco a recuperare il file. Perché ce l’ho, eh. Da qualche parte l’ho lasciato. Non ricordo in quale computer o pendrive, ma il file c’è.

Mentre lo cerco potete accomodarvi in una delle sale viaggiatori delle stazioni italiane e farvi una full immertion su Io viaggio in treno… purtroppo. Che se non vi mando a leggerlo, voi col cavolo che ci passate, perché siete pure più pigri di me!

Buon fine settimana.

Gli annunci possibili – Nuovi stage all’orizzonte

24 feb

Dopo l’interruzione delle ultime due settimane, torna la rubrica a cadenza (forse) settimanale sugli annunci possibili. Un nuovo annuncio su un decrepito argomento: lo stage di sei mesi per imparare a fare assistenza clienti.

Di nuovo, l’annuncio si trova sul sito Infojobs, che o sta iniziando ad accogliere  chiunque data la mancanza di annunci di una certa pregnanza (per esempio, che garantiscono uno stipendio reale senza prendere la gente per i fondelli) o mi sta chiedendo di rivedere  i miei parametri mandandomi questi messaggi subliminali:

Data dell’offerta:     12-02-2012
Nome dell’azienda:     ALTAY Scientific Spa

Luogo
Città:     San Cesareo
Provincia:     [Lazio] Roma
Nazione:     Italia

Titolo dell’offerta:     Stagista addetto Customer Service
Categorie:
Attenzione al cliente – Assistenza clienti, call center, data entry
Livello:     Stagista / Tirocinante
Numero di posti vacanti:     1
Descrizione dell’offerta:     La risorsa sarà introdotta in ambiente internazionale dinamico e stimolante, nel quale intraprenderà un percorso formativo.
La persona prescelta si occuperà di fornire informazioni ai clienti (nazionali ed internazionali), gestire le problematiche – telefonicamente e per iscritto – garantendo una elevata qualità del servizio.
Si occuperà inoltre della gestione di ordini e fatturazione ed offrirà supporto agli area manager.

Requisiti
Titolo di studio minimo:     Laurea breve (3 anni) – Scienze Della Comunicazione
Esperienza minima:     Non richiesta
Requisiti minimi:     Il candidato/a ideale possiede cultura universitaria, una buona conoscenza del PC e gestione email, ottima conoscenza della lingua inglese.
La conoscenza di una seconda lingua straniera costituisce titolo preferenziale.
Desideriamo incontrare una persona orientata al cliente, con ottime capacità relazionali e comunicative, spiccata attitudine al problem solving e al lavoro in team, dotata di efficienza, precisione, flessibilità e spirito di collaborazione.

Contratto
Tipo di contratto:     Stage / Internship
Durata:     6 mesi
Giornata lavorativa:     Completa

Se volete leggere l’annuncio originale, potete comodamente cercare qui.

Se avete qualche dubbio circa le reali motivazioni dell’azienda nel formare con uno stage una persona a cui può semplicemente essere prospettata una formazione (e non di sei mesi: due bastano per imparare quel tipo di lavoro), tenete presente, come al solito, che si possono provare persone con la prospettiva di assunzione usando il contratto a tempo determinato. Sempre che all’azienda interessi realmente assumere qualcuno per una crescita interna.

Se nonostante questo continuate a pensare che in fondo l’azienda abbia ragione, che uno stage di tutta la giornata (8 ore) per sei mesi non si butta via, che sia giusto far lavorare una persona senza le minime garanzie che danno i rapporti di lavoro con contratto o co.co.pro. (poche) o a tempo determinato (un po’ di più) o al limite con apprendistato (quasi le stesse garanzie del tempo determinato), allora forse questo blog non è adatto a voi.

Qualche regola per sopravvivere al (mio) panico

23 feb

Che non sia una persona particolarmente semplice da gestire è stato stabilito anni fa. Diciamo dal momento in cui ovulo e spermatozoo si sono incontrati per caso e dopo 9 mesi, forse un po’ meno, di gestazione, il risultato ottenuto era la mia persona. Un po’ più piccola, d’accordo, ma pur sempre la mia persona.

Quindi, se avete una qualche speranza vaga di trovare una cura per evitare il mio malumore, sappiate che non c’è. Non esiste. Non potete farci nulla.

Però c’è qualcosa che potete fare se avete la sfortuna di incontrarmi durante uno dei miei periodi di stress. Sono ben riconoscibili, state tranquilli. Quando avete l’impressione che io stia mozzicando più del tollerabile, quando divento evasiva e no, non c’è verso di farvi raccontare che cazzo mi passa per la testa, e quando mi vedete leggermente barcollare con l’aria di una che non dorme la notte, sappiate che in effetti non dormo la notte, e che molto probabilmente, non si sa quando, se nei prossimi minuti o dopo 24 ore, mi vedrete collassare al suolo.

Se questo dovesse succedere, dato che non potete fare assolutamente nulla per prevenire il collasso al suolo  (io ci provo, giuro, esco e vado a prendere aria nei momenti più impensabili, scendo a farmi una passeggiata, non ho ancora individuato un posto dove mettermi a urlare a Roma, ma prima lo facevo, pure sul tetto della Fiera Campionaria a Milano, e se per caso avete un psoto da indicarmi che sia abbastanza raggiungibile con i mezzi ma abbastanza isolato per evitarmi la camicia di forza, per cortesia, fatemelo sapere), potete però adottare una serie di accorgimenti.

Lo scrivo anche se dovrebbe essere normale, ma in 10 anni di convivenza con le lipotimie (in gergo si chiamano così. Segnatevelo) ho imparato che quello che per me è normale per molta gente è straordinario.

  • Quando mi vedete collassare, se sono svenuta e soprattutto se sono caduta in maniera pesante NON spostatemi di peso ma aspettate che abbia aperto gli occhi. In genere non mi faccio male, mi procuro solo dei lividi non indifferenti sul fondoschiena, sulle ginocchia, e così via. E difficilmente batto la testa.
  • Quando apro gli occhi, sarebbe buona norma non stare tutti attorno a guardare lo spettacolo. Non siete belli, visti dal basso all’alto. Soprattutto non urlate perché una persona che è appena svenuta non ha bisogno di sentire urlare la gente terrorizzata. Mediamente ha più terrore del vostro messo insieme da gestire e non si può preoccupare di non dover spaventare voi.
  • Vi accertate che non abbia nulla di rotto. Quando ve ne siete accertati, o avete voglia di sopportare di tenere le mie caviglie sollevate per far confluire sangue al cervello (in altri casi sarebbe buona norma) oppure lasciate perdere, perché se mi sono risvegliata senza problemi vuol dire che non si trattava semplicemente di un calo di pressione. Era proprio il bisogno di spegnere la luce e andare a dormire per qualche secondo.
  • Quando vi siete resi conto che oltre a essere ancora viva e con le guance rosa invece che pallide riesco pure a sollevarmi da sola, magari aprite una finestra, o se c’è un balcone tanto meglio. Potete aiutarmi a sollevarmi, ma cammino tranquillamente. In quel momento ho bisogno d’aria. Magari pure di qualcuno che mi impedisca di pensare a quello che è appena successo, quindi la compagnia non troppo invasiva è  bene accetta. (immagino che sia una pretesa forte, qualcuno dotato di senso dell’umorismo disposto a scherzarci sopra, ma se c’è anche quello è tutta salute)
  • Va da sè che in tutto questo, se volete rendervi utili e non siete individui particolarmente calmi nei momenti di crisi, potete tenervi impegnati procurando una bottiglia di acqua e una bustina di zucchero. Lo zucchero fa bene alla mia salute. A quella di altri probabilmente no, ma alla mia vi assicuro che in questi casi giova.
  • Non venite a parlarmi di cure mediche, di analisi, di esami, di sarcazzo proprio mentre mi sto riprendendo. Come vi ho spiegato poco sopra, una persona che è appena svenuta deve gestire il suo personale terrore e non può gestire lo spavento altrui.
  • Non chiamate nessuna ambulanza a meno che non sia io a chiederla. Per un motivo molto semplice. In passato mi hanno portata al pronto soccorso per problemi di questo tipo, e vengono considerati codice bianco. Quindi lasciati in attesa dal paio d’ore (a meno che non fosse il pronto soccorso del San Giacomo, ma ormai è un fu pronto soccorso a causa dei tagli alla sanità) in poi. E stare in un pronto soccorso dopo uno svenimento del genere, quando ti sei ripresa, e aspettare che arrivi il tuo turno mentre ti passa davanti la qualunque tra malati con sintomi gravi, gente con ferite sanguinanti e quant’altro vi viene in mente non migliora la situazione. Tantopiù che il massimo che possono fare al pronto soccorso è mandarmi a trovare lo psichiatra di turno, che constata l’assenza di sintomi gravi ma di fatto non può fare una beneamata fava perché sa bene che il problema non è curabile con medicinali e quant’altro. Non parliamo poi del posto che andrei a occupare levandolo a qualcuno che ha un reale bisogno di cure mediche.
  • Dopodiché dovrete avere pazienza e sopportare il mio stato semicatatonico. La cosa migliore da fare è non insistere perché io me ne vada a casa a riposarmi. Se sono al lavoro, riprendo a lavorare. Se sono in giro, una passeggiata è tutta salute. Se voglio andare a casa, vi assicuro che sono in grado di farvelo sapere.

Ora, questo che vi siete spazzolati è decisamente un piatto di cavoli miei. Non sono regole di comportamento universale davanti a uno svenimento improvviso. Valgono per me e per la mia situazione. Magari, ecco, segnatevi a caratteri cubitali di non spostare bruscamente nessuno che sia caduto in malomodo, perché non potete sapere se è tutto a posto, di evitare l’ammasso davanti allo spettacolo perché non fa bene e di procurare acqua e zucchero. Tanto quella non si butta mai via. Ma prima accertatevi che la persona a cui volete propinarla non sia diabetica. Io non lo sono.

Per oggi credo che possa bastare.

Ah, sì. Non rivangate nei giorni successivi.

Mi ero svegliata con la voglia di scrivere un post.

22 feb

Per fortuna mi è passata.

Genti che citano

21 feb

Sono imperdonabile e terribilmente maleducata. Ero così presa con la storia dei sogni che non ho ringraziato Via della Viola per la citazione di un post talmente vecchio che ormai ci hanno costruito casa famiglie intere di ragni.

Il post parla di pessimi giornalisti e di meravigliose librerie che non vendono Bruno Vespa e sta nell’archivio dell’Ufficio Reclami.

Se vi va, leggetelo. Altrimenti, io vi ho mandati a leggere un altro bel blog e mi sono messa a posto col karma. Se mai esiste sta storia del karma.

Faccio sogni strani.

21 feb

Ultimamente continuo a sognare di gente che si ammala, di conoscenti che mi chiamano per dirmi che amici comuni sono morti, una notte ho sognato pure la morte di mio padre.

Non so che cosa sia, magari è l’approssimarsi della fine del mondo prevista dai Maya. però, ecco, io di gente che muore nellea vita non ne avevo mai sognata prima.

Se credessi ai sogni in questo periodo girerei con una corona d’aglio addosso o comincerei a rivedere le mie posizioni sull’esistenza del Divino Paranoico. Probabilmente mi convertirei come fece Mitterand in punto di morte dopo una vita di ateismo.

Perché sì, occhei, Dio non esiste, ma metti che…

E invece nei sogni non ci credo. Anche se mi lasciano uno strascico pesante per tutto il giorno. E pure di notte, a dire la verità.