Insomma, capisco che arrivo per ultima (avevo le mie buone ragioni per essere distratta, non mi picchiate), però, ecco, io non comprendo moltissimo perché da qualche tempo pare che il problema quantico principale dei governi di questo Paese, siano di destra, tecnici (che poi son politici ma non importa) siano non la disoccupazione, non le pensioni, non il fatto che la gente sta quasi col culo per terra e alla terza settimana del mese sia costretta a chiedere un pasto alla Caritas, non il debito pubblico, ma, UDITE UDITE!, i blog.
Sì, probabilmente mi sento chiamata in causa perché gratta gratta sono arrivata al quarto blog, e si sa che non sono una persona carina e affabile e me la prendo un po’ a 360 gradi. Comunque ho solo dato della testa di membro a Castelli e desidero fare un clistere a Gasparri. Ah, sì. c’è quella storia del cavalletto. Ma chi di noi non ha mai desiderato tirare un cavalletto? Suvvia, siamo onesti…
Però, ecco, sta cosa che periodicamente, si potrebbe dire quasi a ogni cambio di stagione, se esistessero ancora le mezze stagioni, arriva un Ministro della Giustizia (o pure di altro, non stiamo a sottilizzare, qualunque Ministro può svegliarsi e lanciare anatemi contro i blog, in fondo questa è una democrazia. Dice) che considera i blog il male assoluto, me la dovranno spiegare.
Insomma, come possono uscire cose del genere dalla bocca di gente dotata di cervello?*
«Il giornale ha una sua consistenza cartacea. Il giornalista e l’editore sono individuabili ed è dunque possibile intervenire. Il blog ha invece una diffusione assolutamente non controllata e non controllabile. È in grado di provocare dei danni estremamente più diffusi. Ecco perché bisogna vederne anche la parte oscura».
Ora, io tutti sti danni provocati dai blog, non li vedo. Vedo un sacco di blog, invece, non cagati da un sacco di gente che invece avrebbe solo da imparare qualcosa, leggendoseli. Pure su quella che si chiama società civile, avrebbe da imparare. E pure su quello che significa essere parte di una società. Blog di gente che magari sta in rete con un nick, o di cui non conosco l’indirizzo. Anche perché non mi interessa.
E invece mi capitano davanti certi quotidiani dove la possibilità di assegnare una responsabilità a persone fisiche non sembra avere la minima rilevanza, e nemmeno sembrano avere la minima rilevanza, per le suddette persone fisiche, le sospensioni dell’ordine dei giornalisti, o le querele, o le cause per diffamazione.
Poi, io per prima non sono così convinta della necessità che tutti esprimano liberamente la propria opinione, perché non tutti hanno opinioni così rilevanti da dover esseere degne di nota.
Ma partire dal presupposto che il blog è pericoloso perché vi si potrebbe annidare una minaccia, ecco, no. Qui si arriva alla censura preventiva. E mica si può censurare il pensiero prima che sia stato espresso.
Anche perché una volta espresso il pensiero, ove si riscontrasse calunnia o diffamazione, esiste già una legislatura abbastanza ampia per adire a vie legali.
Altrimenti dovremmo cominciare a eliminare dalle case i coltelli, ché sì, sono utili per tagliare, ma qualcuno li potrebbe usare per ammazzare il vicino, o tutti i prodotti chimici che si usano per pulire la casa, perché sì, puliscono, ma non si sa mai che qualcuno venga indotto in tentazione di farsi una bomba in casa.
Insomma, qualunque cosa, a livello ideale, potrebbe essere usata per procurare danni. Ma che facciamo, allora? Laviamo i cervelli della gente? Proibiamo tutto quello che ci è ignoto perché non si sa mai come potrebbe usarlo un qualunque cittadino?
E che è, il Medioevo?
*mi rendo conto che l’attribuzione di un cervello alla portatrice sana di codesti pensieri è tutta nella mia testa, ma ve l’ho detto, invecchiando comincio a essere ottimista.











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