Archivio | maggio, 2012

I Reclami Inutili – Di nuovo sull’ATAC

31 mag

E rieccoci di nuovo a parlare di Reclamanti Inutili che postano Reclami Inutili sotto il primo post dell’Ufficio Reclami disponibile.

Va detto di questa Mamma Reclamante (è donna, fidatevi anche se non leggete il nome) ha azzeccato almeno il post, per una volta. Ha messo il Reclamo Inutile sotto un post che porta ATAC nel titolo:

Resta il piccolo particolare. Il blog sotto cui ha postato il reclamo è sempre un blog che con l’ATAC non ha niente a che vedere.

A questo punto però mi chiedo se non sia il caso di proporre all’ATAC un accordo remunerativo a livello economico: io rispondo ai reclami dei loro Utonti, e l’ATAC mi passa un compenso. Certo, voglio la garanzia di poter perculare gli Utonti a mio piacimento, e pure la tessera annuale ATAC gratis per me e per tutta la mia famiglia, ascendenti e discendenti compresi, fino al giorno delle nostre dipartitte.

Con gli aumenti del biglietto scattati da venerdì scorso, viaggiare sui mezzi gratis per tutta la vita potrebbe essere un buon rimedio contro la crisi.

Allora, chi mi trova il numero del Presidente dell’ATAC? Ci pensate voi o comincio a tempestare di domande gli utenti di Yahoo Answer, tanto per fare concorrenza al Persecutore?

(comunque non voglio sembrare una carogna, mi dispiace per il bambino con lo shock anafilattico, ma se adesso sta bene dovrebbe spiegare alla madre che è importante leggere su quale Ufficio Reclami si sta lamentando della scarsa educazione degli autisti ATAC. Dubito che possa ottenere un qualunque risultato, però ci proviamo)

Le parole giuste

30 mag

Dopo il terremoto di ieri e dopo essermi accertata che la gente che conosco sta bene, ho iniziato a leggere le discussioni in giro per la rete (pare che ieri le comunicazioni fossero un po’ problematiche, nella direzione dell’epicentro del terremoto. Tantopiù che è stata richiesta l’apertura delle reti wifi, più o meno per tutta la mattina).

C’erano persone che mandavano saluti, messaggi di solidarietà, emoticons che indicano dispiacere a quelli che stanno nelle zone colpite dal sisma e mandavano comunicazioni per dire, immagino, ‘ehi, siamo ammaccati e in mezzo alle macerie ma stiamo bene’.

Sono seguiti i complottisti, di cui già avevamo avuto tracce dopo il primo terremoto, che imputavano le cause delle scosse a trivellazioni petrolifere nella zona (che la gente non stia bene non è una novità. Forse la novità potrebbe essere il livello di malattia mentale a cui è arrivata).

E poi sono arrivati loro. I rivoluzionari da tastiera. Quelli che hanno deciso che bisogna abolire la parata militare del 2 giugno e si sono inventati persino l’hashtag #no2giugno (che a me ha fatto un po’ accapponare la pelle, perché me lo son ritrovato davanti senza saperne nulla, ieri sera al ritorno dal lavoro, e ho pensato ma chi è il cretino che vuole abolire il 2 giugno? , e poi mi hanno spiegato che no, è per chiedere l’abolizione della parata, perché bisogna dare i soldi alle zone colpite dal sisma, e allora ho ripensato ma perché, c’era bisogno di un terremoto, per chiedere l’abolizione di una parata militare in favore di una riconversione dei fondi verso qualcosa che è utile per il sostegno ai cittadini?, e in questo caso ero d’accordo con la maestra Rosalba, che l’ha spiegato bene, cosa ne pensa, della parata militare, pure se quello a cui l’ha spiegato era troppo impegnato ad avere ragione lui e in sintesi ha deciso che siamo militariste convinte, tutte e due, e quindi io ora sto cercando un modulo per entrare in qualche corpo militare, magari nei carabinieri, che ne so, tanto son militarista convinta. Ma questa è un’altra storia).

E dopo tutto questo profluvio di parole e di roba che francamente a me sembra inutile  e persino fuorviante (c’è gente che non ha una casa, che sta per strada, che ha passato giorni a sentire una scossa dietro l’altra e che adesso si ritrova altre macerie da raccogliere, altri morti da seppellire e altra roba da ricostruire) ho pensato ma esiste qualcosa di intelligente, da dire a qualcuno che è stato colpito da un terremoto?

Non lo so se è l’espressione giusta, essere colpiti da un terremoto, eh. Però di una cosa sono abbastanza sicura. Di cretinate in giro per il web ce ne sono state abbastanza, in questi giorni.

Non sarebbe il caso di pensare a quello che si scrive e farsi sorgere il dubbio che forse è un’idiozia emerita, e allora tanto vale starsene in rispettoso silenzio?

È solo un dubbio, eh. Mica ho più certezze matematiche. Le ho finite quando ho sentito mio fratello raccontarmi che pure a Milano han sentito scosse, ieri. E per me Milano non era zona sismica, dai miei ricordi delle elementari. Come non doveva esserlo neppure quella dove il terremoto c’è stato. E invece c’è arrivato.

Quindi io di certezze non ne ho proprio più. Preferisco starmene un po’ in silenzio.

Cartoline da Milano

29 mag

(in questo post si festeggia un anno dalla liberazione da Donna Letizia con immagini significative. O magari anche no)

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Vi ho risparmiato la statua di I(n)dro* Montanelli. Ringraziatemi.

 

*la mia amica Chiara, non si sa perché, era convinta che si chiamasse Idro. Metto la n tra parentesi perché magari non capisce di chi si parla! (che poi, già Indro non era un gran nome. Degradarlo a Idro mi sembra un po’ troppo)

A farmi riprendere dalla bonarda…..

28 mag

… ci ha pensato Trenitalia. Qui c’è il racconto del mio viaggio di ritorno. Divertitevi o smoccolate, un po’ a vostra preferenza.

Comunque io la prossima volta prendo Italo. Pure se devo arrivare a Tiburtina a dorso di mulo.

Un attimo di pazienza.

27 mag

Mi sto riprendendo dalla bonarda. Mi ci vorranno ancora un paio di giorni. Poi torno e vi impesto di foto. Promesso.

Giorno di matrimoni

26 mag

Ecco, io oggi sono qui. E pure un po’ più su, dalle parti di Varese, a mangiare e bere. Soprattutto a bere. Voi nel frattempo fate i bravi e fate gli auguri agli sposi.

Piazza Berlinguer, aspettami che arrivo.

25 mag

Il fatidico giorno del matrimonio della mia amica (di cui abbiamo disquisito frivolamente altrove) sta arrivando.

E io sto tornando a Milano per la seconda volta dell’anno. Ho saltato le vacanze di pasqua, ma ogni tanto evitare le feste comandate a casa con i genitori fa bene al morale, al fisico, al mondo e pure all’universo.

Oddio, mi sono portata la scorta di magnesio e di valeriana, che va bene essere quasi di buon umore ma sempre a casa da papà e mammà   vado a dormire per tre giorni. E le avventure a casa di papà e mammà Ufficio Reclami vanno bene per i film dell’orrore. Per non parlare di fratello Ufficio Reclami.

Comunque oggi ho da fare. Inaugurano una piazza dedicata a Berlinguer. Vicino a casa mia, esattamente tra via Savona e via Tolstoj. Quindi oggi pomeriggio andrò lì, alla faccia di Stefania Craxi e di mia madre, che una con più risonanza dell’altra sono unite nell’incomprensione: cosa c’entra Berlinguer con Milano?

A voler essere pedanti, si potrebbe chiedere pure cosa c’entra Vittorio Emanuele, con Milano, datosi che c’è un intero corso, e pure una galleria, entrambi intitolati a Vittorio Emanuele. Mica Milano è mai stata capitale d’Italia o residenza ufficiale del primo re d’Italia…

(taccio di Corso Garibaldi, via Mazzini e Piazza Dante… Però possiamo convenire che pure loro tre non è che azzecchino molto con Milano)

Ma tant”è, sarebbe persino troppo logico, opporre Vittorio Emanuele e gli altri di cui taccio alla logica campanilista di due fini pensatrici, una, figlia che non ha ancora compreso che pure i padri possono essere dei mascalzoni (core de’ figlia) e l’altra…

Non  lo dovrei dire, perché vi convincerei a pensare troppo male di mia madre, e posso assicurarvi che nonostante il mio disamore di figlia mia madre non è una cattiva persona, o peggio, una persona disonesta.

Ma per qualche inspiegabile motivo a mia madre non si può parlar male di Craxi, perché Craxi è uno che le piaceva, quando esisteva il PSI e quando trovavi lavoro solo se conoscevi un socialista (non ha trovato lavori a mia madre, e nemmeno a mio padre, che avete capito? A lei piaceva proprio…). Se parlate male di Craxi davanti a mia madre, vi cieca gli occhi. E se parlate bene di Di Pietro, pure. E le due cose sono collegate.

Comunque ci sono tanti buoni motivi per dedicare una piazza di Milano a Berlinguer e per evitare Craxi come la peste. Il primo tra tutti è che Craxi ce lo ricordiamo ancora troppo bene. Ce lo ricordiamo così bene che sarebbe troppo dedicargli persino lo scroscio dello sciacquone del water

Quello che preferisco io però è meno volgare e ha a che fare con la fiducia nel genere umano. Sì, lo so. Comincio a diventare troppo buona e tra poco dovrò davvero cambiare il nome del blog, perché i reclami cominceranno a latitare. Però io trovo che ci siano poche persone di cui non ci si deve vergognare, in questo Paese. Una di queste si chiama Enrico Berlinguer.

E di persone di cui non ci dobbiamo vergognare, in giro per le piazze d’Italia, c’è parecchio bisogno.

Con buona pace di Stefania Craxi e di mia madre.

I Reclami Inutili – E io non pago!

24 mag

Oggi abbiamo un Reclamo Inutile che un po’ ci diverte e un po’ ci fa incazzare. Come abbiamo già intuito nelle puntate precedenti, questo blog è preso d’assalto dai Reclamatori di ogni tipologia.

Una delle tipologie più frequenti, fin dai primi tempi dell’Ufficio Reclami (quando stava su Splinder, per capirci) era lo Spettatore Rai Incazzato. E a dire il vero, lo Spettatore Rai ogni tanto, per non dire quasi sempre, ha ben donde di essere incazzato. Per la monnezza, per le frequenze del digitale, per tutta una serie di motivi che non sono argomento del post.

Oggi abbiamo uno Spettatore Rai Incazzato, a reclamare:

Lo Spettatore Rai Incazzato, che è in realtà una spettatrice, ha provveduto a lasciare anche il suo nome, cognome e indirizzo nel suo Reclamo Inutile. Per pura cortesia ho cancellato i dati sensibili lasciando solo il comune da cui arriva il reclamo.

Però, ecco, come dire, c’è qualche volontario disposto ad andare a Conegliano (comune del Veneto) a spiegare che non pagare una tassa non è previsto dalla legge e che in questo periodo con la rivolta fiscale paventata da quelli che girano con le Camicie Verdi c’è poco da fare gli spiritosi, dati gli ultimi risultati elettorali e la scarsa credibilità dei Paladini dell’Evasione?

Così, tanto per rimarcare che non è intelligente mandare mail in cui si manifesta l’intenzione di violare una legge a chi capita davanti, senza nemmeno preoccuparsi di capire se dietro a un blog che si intitola Ufficio Reclami potrebbe esserci un funzionario dell’Agenzia delle Entrate o una Guardia di Finanza (no, non sono un funzionario dellìAgenzia delle Entrate e nemmeno una Guardia di Finanza. Ma il concetto è chiaro…).

Sono passati vent’anni.

23 mag

Mai come di questi tempi sembra ieri.

Ah, non ho molto da dire. Ho già parlato abbastanza per i 18. Il resto lo lascio dire a quelli che ne sanno tanto più di me. Che negli ultimi vent’anni sembrano essere aumentati in maniera esponenziale. Oserei dire purtroppo.

 

La stagione dei 730

22 mag

(questo post ha un finale che non mi convince. Se volete contribuire al miglioramento del post, potete contribuire nei commenti)

Ora, che la dichiarazione dei redditi non sia una faccenda semplice lo sappiamo tutti, eh. Per questo chi non fa il commercialista o il ragioniere o non ha una mamma o un papà o uno zio che capiscono qualcosa in materia fiscale ogni tanto è costretto a trovarsi un CAF, o un commercialista, o qualcuno da pagare per assolvere al suo dovere di pagare le tasse. Eventualmente ricevere un rimborso, quando si tratta di persona che ha pagato troppe tasse durante l’anno e l’Agenzia delle Entrate invece di prenderne ne restituisce.

Ci siamo, eh. Esistiamo. Siamo quelli, in genere lavoratori dipendenti, che guadagnano così poco che pure il Fisco si mette una mano sulla coscienza, e ci restituisce i soldi. Siamo pure quelli che nel momento in cui scoprono di avere un credito con l’Agenzia fanno i salti di gioia, salvo uscire dall’ufficio del commercialista o dal CAF, farsi due conti e capire che non c’è tanto da ridere sulla propria condizione economica, se persino l’Agenzia delle Entrate valuta che gli deve restituire dei soldi…

Comunque. Questo è il mese in cui vengono i nodi al pettine e in cui la gente che l’anno precedente ha cambiato un sacco di lavori presenta la sua bella dichiarazione. Quindi è il mese in cui se ti manca un CUD cominci a cercare a destra e a manca per trovarlo.

Ed è il mese in cui noi lavoratori dell’Ente ci rendiamo conto una volta per tutte che l’utonto medio pronto a chiamarci per qualunque motivo e con qualunque domanda in canna, incluso il numero di autobus che è necessario prendere per arrivare al 2 di via Nomentana (storia vera) non ha una pallida idea di come funziona la questione dei CUD e delle dichiarazioni dei redditi.

O meglio, di chi in realtà se ne occupa.

Si parte con la signora che chiama, persino abbastanza risentita, perché non riesce a trovare il suo modello Unico sul sito INPS. E tu, che ipotizzi che la signora in realtà abbia bisogno di un CUD, perché magari è stata disoccupata e giustamente le serve il CUD, chiedi ma sta parlando del CUD? , e la signora si indigna, perché no, lei sta proprio parlando della sua DICHIARAZIONE DEI REDDITI. Vuole scaricare il MODELLO per la compilazione. E tu operatore sei costretto a spiegarle che in effetti non è sul sito INPS che si trova il modello per la dichiarazione dei redditi, ma che bisogna rivolgersi al limite all’Agenzia delle Entrate.  E la signora, dall’altra parte, si risente doppiamente, perché in effetti è inconcepibile che sul sito INPS, che si occupa di previdenza sociale, non si trovino i modelli per la dichiarazione dei redditi. Si sa che la previdenza e il fisco sono la stessa cosa, dopotutto.

Quindi la signora riaggancia, probabilmente non del tutto convinta della risposta. Anzi, è più che certo che racconterà ai suoi amici e parenti e vicini di casa che l’operatore con cui ha parlato non aveva voglia di lavorare, perché di sicuro lui sapeva come scaricare il modello richiesto, con l’amico, parente e vicino che annuisce solidale, perché c’è passato pure lui, e nessuno sa più lavorare, e blablabla, o più raramente che annuisce perché davanti a questa gente puoi solo annuire sapendo che ai pazzi si deve dare ragione.

Si continua con quello che l’anno scorso è stato disoccupato, o meglio, con la MAMMA, di quello che l’anno scorso è stato disoccupato (ci chiama un numero spropositato di MAMME di disoccupati, probabilmente perché i loro pargoletti che in genere non sanno nemmeno con che contratti stanno lavorando alla sola prospettiva di andare da soli a presentare la dichiarazione dei redditi si fanno venire le bole e poi bisogna mettergli la pasta di fissan, e non sia mai che una MAMMA costringa il suo tenero virgulto a riempirsi di bolle per una robetta come la dichiarazione dei redditi…), e sa che deve avere un CUD pure dall’INPS, e allora tu ti metti a cercarlo, perché se non l’ha ricevuto allora va rispedito. Epperò il CUD non c’è. E non c’è perché il tenero virgulto è stato sì disoccupato l’anno scorso ma hanno cominciato a pagarlo quest’anno.  Ma siamo sicuri? Sì, signora, il CUD sarà emesso nel 2013. E buonanotte (sono i casi migliori, se si tralascia il particolare infinitesimale: i loro figli a trent’anni non sapranno se grattarsi l’orologio o caricarsi il culo, ma avranno una sola certezza: i calzini li lava mamma. Però di questo problema dovrà preoccuparsi qualcun altro perché a me compete l’utontaggine davanti all’Ente. Non posso fare tutto io).

Poi c’è quello che pensa di avere capito tutto, che va a cercare i CUD del suo datore di lavoro sul sito, perché c’è una sezione che non si sa perché si chiama CUD PREVIDENZIALE. Dove però non ci sono i CUD dei datori di lavoro. Ci sono solo dei prospetti in cui si riassumono i compensi di ogni datore di lavoro e l’importo dei contributi. Il tutto è diviso per anni. A che serve sta roba? Non si sa. Crea confusione e basta. Però di sicuro  non è un luogo dove si recuperano i CUD delle aziende presso cui si è lavorato, perché come si diceva sopra i CUD delle aziende competono alle aziende.  E vaglielo a spiegare, a quello che ha capito tutto, che non è lì che si scarica il suo CUD. Ci arriva, eh, perché a uun certo punto pare che gli si accenda una lampadina. Però ci metti dai 3 ai 5 minuti buoni in cui gli ripeti ‘deve chiedere il CUD al suo datore di lavoro, non compete all’INPS’.

E infine, ma questo per ora me l’hanno solo raccontato, io non le ho ancora beccate, ci sono le donne che sono state in maternità obbligatoria. Presente la maternità che viene anticipata dal datore di lavoro e che poi l’INPS gli richiede indietro? Quella roba che appena presenti la domanda di maternità ti viene detto che sarà pagata a conguaglio. Che sto a conguaglio pare creare degli scompensi enormi, alle donne in maternità. Non si sa se sia per colpa degli ormoni della gravidanza, o per altri motivi, ma ci sono delle donne al sesto mese che riescono a compilare la domanda di maternità (mica semplice) da sole, ma arrivano alla voce a conguaglio e si attaccano al telefono in preda al panico, perché non capiscono cosa significa. Che poi, io ho detto una roba abbastanza sessista, ma in realtà sto conguaglio manda in panico anche i futuri padri. Chiamano pure loro perché non capiscono cosa significa, che la maternità viene pagata a conguaglio. In quel caso in effetti non si può parlare di ormoni della gravidanza, però potrebbe essere un caso di malaussèniana gravidanza empatica.

E insomma, questa maternità che viene pagata a conguaglio, poi, risulta dal CUD del proprio datore di lavoro. Non c’è un CUD emesso appositamente dall’INPS. Ma no, pare che ci siano un buon numero di donne che chiamano e chiedono il CUD della maternità, perché la prestazione l’ha pagata l’INPS. E pure lì pare che siano dolori a spiegare che no, non c’è un CUD, ma siamo sicuri, ma come faccio a verificare, e via dicendo. E alla fine pure loro si rassegnano alla risposta, che è tutto fuorché rassicurante.

E quindi siamo nel pieno della stagione dei 730, e sbocciano le domande che non hanno senso e la stupidità dell’utonto medio fa capolino come le pratoline nei campi. Non c’è nemmeno di che stare allegri, perché appena finisce la stagione dei 730 comincia quella della disoccupazione degli insegnanti precari.

E lì sì che son dolori veri. Non te li puoi nemmeno spartire con il Fisco, quelli. Per dire.