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Amenità

23 apr

Mi piacciono le persone che in una discussione qualunque, per esempio sull’INPS, ti dicono che gli operatori call center non capiscono una minchia.

Ti basta dire ‘ah, io ci ho lavorato fino all’anno scorso’ per creare il gelo.

Son bei momenti.

(comunque è vero, certi non capiscono una minchia. Capita più o meno nel 90% dei lavori, che certi siano competenti e altri non si capisca molto bene come mai continuano a svolgere quella mansione. Il non capire una minchia è trasversale)

Regali adatti per portatori sani di kindle:

18 apr

2013-04-18 17.33.16 2013-04-18 17.29.55 2013-04-18 17.30.01 2013-04-18 17.30.33 2013-04-18 17.30.52 2013-04-18 17.32.08 2013-04-18 17.32.40

 

(si ringraziano vivamente i contribuenti)

Di documentari e di autoreferenzialità – Giulio Cingoli

4 apr

 

Allora, ogni tanto succede che il passato ritorni, senza nemmeno troppa prepotenza, semplicemente con una ricerca su google.

Ieri è tornato Giulio Cingoli. Sotto forma di documentario. Quello girato da me e Shantala, per la precisione.

Solo che stavolta abbiamo pure la prova provata che il documentario esiste: su youtube potete trovare un trailer. Questo:

Inoltre sul sito della Biblioteca Isimbardi potete avvnturarvi alla ricerca della scheda informativa, un po’ datata, ahimé (negli ultimi 10 anni ho fatto un sacco di altre cose, e le ha fatte pure Shantala. Però non siamo troppo schizzinose, ci accontentiamo).

Oh, la cosa buona è che il documentario è disponibile al prestito. Almeno così si capisce dalla scheda. Quindi se per pura coincidenza il trailer non vi facesse due palle così e voleste sorbirvi 22 minuti di vita di Cingoli, potete provare a chiederlo.

Secondo me ne vale la pena. Mica perché l’ho girato. Perché Cingoli è uno che vale la pena stare a sentire.

 

Profonde riflessioni scaturite da discussioni su Friendfeed.

4 mar

Sta cosa che ogni volta che faccio un commento devo stare attenta e fare l’autocritica di sinistra per non ripetere gli errori di qualcun altro mi sta scassando i coglioni. Non sopportavo il senso di colpa dei cattolici e li ho mollati, figurati se devo star qui a frantumarmi i maroni col senso di colpa della sinistra che manco è sinistra.

Autocitazione.

Se devi farmi una sorpresa, ti prego, lascia perdere che non è aria.

19 feb

No, perché io le odio, le sorprese. Quindi se ti passa per la testa di farmi un’indagine di mercato a sorpresa (lo so che dovevo smettere di occuparmene ieri, maestra, ma son loro che stanno continuando), per cortesia, lascia stare.

Come minimo, quando vieni a dirmi che mi hai fatto una sorpresa, mi incazzo, ti blocco, non mi buggeri più, e non mi buggera più nemmeno tuo cugino, perché comincio a cercare in rete il nome di tutti quelli che ti conoscono fino alla settantasettesima generazione, e li banno.

E non mi venire a raccontare che la ricerca viene fatta perché il lettore inconsapevole rischia di leggere merda, se lo lasci solo soletto a scegliere. Primo, chi cazzo sei per dire alla gente cosa non deve leggere?

Secondo, se volevo mettermi a fare esperimenti, nella vita, mica mi aprivo un blog. Mi iscrivevo a una qualche facoltà scientifica dopo le superiori e mi mettevo con santa pazienza a fare il lavoro del ricercatore. Che è sta storia che hai un blog e quindi puoi fare esperimenti? Sul mio culo? Ma chi sei? Chi ti ha autorizzato? Dov’è il consenso informato? Fammelo vedere, che gli trovo l’uso migliore possibile.

Terzo, ma ti pare che se avessi pensato che da un blog derivano grandi responsabilità lo avrei chiamato Ufficio Reclami? Col cazzo! Lo chiamavo Spider Man. O Spider Woman, visto che sono ancora femmina (anche se devo ammettere che la gente come te mi sta facendo anche un po’ crescere i gioielli di famiglia)

Invece no, ho aperto un blog, ci faccio il cazzo che mi pare, col blog. Ti piace quello che dico? Buon per entrambi. Non ti piace e non ci tornerai mai più? Non c”è problema. Il web è grande. È l’unico luogo del mondo dove grazie al cielo posso evitare di scegliere quello che mi viene propinato e cercare opinioni contrastanti.

Se tu, piccolo blogger presuntuoso convinto che con un blog si cambi il mondo decidi che devi dimostrare che puoi farmi comprare un libro con la sola imposizione di 90 segnalazioni o recenzioni (magari le avessi viste, cominque, 90 recensioni) tutte uguali e tutte positive, disdico l’abbonamento ADSL e mi rimetto a guardare la televisione.  Risparmio un sacco di fatica, a far pensare qualcun altro al mio posto, sai?

Quindi, piccolo presuntuoso convinto di esser qui a cambiare il mondo, cambia il mondo di chi vuole farselo cambiare. Io mantengo il diritto di critica, di non essere d’accordo con te e di pensare che le tue sorprese, una volta che le avrò aperte, si riveleranno una cloaca.

(questo post è chiaramente ispirato da qualcuno, ma non lo nomino perché l’ego ipertrofico non va alimentato ulteriormente)

Segnalazione

16 feb

Ho un sacco di cose fa fare, incluso correggere una recensione e scrivere un appello per un corvo disperso a Londra, ma oggi mi preme molto di più segnalarvi un post sullo Starbooks, scaturito da un esperimento fallito miseramente (per nostra fortuna).

Leggetelo e commentate, se siete lettori abituati a cercare consigli di lettura sui blog, perché dell’esperimento eravate le cavie inconsapevoli.

Ci sono giorni in cui sono contenta di non avere un lit-blog. Proprio contenta. Tutti i giorni dell’anno festivi compresi.

Insabbiamenti utili alla conservazione della bile

9 feb

Cari commentatori e care commentatrici che nei giorni scorsi avete avuto la riprova della micragnosità dell’essere umano in grado di compiacersi della disoccupazione altrui, se fate un giro per il blog scoprirete che le pagine in cui si faceva involontariamente pubblicità alla micragna non sono più accessibili.

Non c’è stata censura, non c’è stata minaccia di ritorsioni, non ci sono state raccomandate di avvocati. Si tratta di scelta personale dovuta a una considerazione molto semplice.

La persona che va in giro a spandere merda sugli operatori call center e su chi lavora con agenzie interinali usando l’epiteto di fannulloni, augurando la disoccupazione e la pulizia delle latrine e portando avanti inutili crociate a favore della cultura (quando mai la cultura vera si è permessa di disprezzare i lavoratori, ma facciamo finta che) soffre di evidenti disturbi della personalità e di una dose di frustrazione non indifferente, tutta roba cui noi semplici esseri umani non specializzati in psichiatria non possiamo trovare una cura.

Ora, poiché qui ci sono già abbastanza preoccupazioni sul modo migliore di arrivare alla fine del mese senza dover dare retta alle farneticazioni di gente che ha bisogno di una platea per poter esistere, privatizzare tutti i post in cui si parla di lei, anche solo a mezzo insulto, mi è sembrata la soluzione migliore.

Va da sé che avendo io eliminato ogni riferimento alla signora in questione, al prossimo commento insultante che troverò a casa mia  prenderò provvedimenti di altro tipo.

Data la sua capacità di lasciare in giro tracce della sua identità reale e data la possibilità di screenshottare, l’operazione non sarà troppo complicata.

Sembra una minaccia, dite? Beh, sì. Lo è. Chi ha orecchie intenda.

Direi che possiamo chiuderla qui e tornare  a occuparci di cose più importanti e salutari.

Cose di scrittura e di lettura

29 gen

Voi che scrivete e leggete, come si risponde degnamente a qualcuno che ti dice ‘bello il tuo romanzo, mi ha fatto piangere’? anche nella variante ‘mi sono commosso’ e via dicendo.

Perché io non l’ho ancora capito. Mi verrebbe da dire che mi dispiace, perché in realtà non è che mi ero messa l’ con l’intenzione di procurare fontane di lacrime nella gente. Poi mi accorgo che quando mi dicono ‘bello,  mi hai fatto piangere’ in realtà stanno facendo un complimento perché ho toccato le corde giuste, e allora non mi scuso ma taccio.

Mi ricorda mia nonna, donna d’altri tempi, raccontata da mio padre, un uomo che dissacra qualunque cosa. Ecco, mia nonna andava al cinema  e vedeva i polpettoni romantici, che a lei piacevano tanto, e tornava dicendo ‘che bel film, quanto ho pianto!’.

A me faceva un po’ ridere, questa cosa, quando la raccontava mio padre. Adesso ho capito perché mia nonna piangeva, quando vedeva i film da piangere. Era semplicemente che qualcuno aveva toccato le corde giuste per farla piangere.

Forse è bella, questa cosa, anzi, togliamo il forse (togliamo anche il particolare che io sarei più contenta di far ridere la gente, in realtà, perché credo molto nella filosofia di Wodehouse, che avrebbe personalmente restituito i soldi a un lettore, se l’avesse sorpreso senza sorriso sulle labbra alla fine di un suo romanzo. E io, per esempio, di Wodehouse non ho mai dovuto lamentarmi con l’editore). Però mi manca la risposta, e siccome me lo dicono in troppi, vorrei smettere di passare per maleducata.

Voi che scrivete e leggete, mi potete aiutare?

Errori di valutazione

15 nov

Ho sempre pensato che invecchiando sarei diventata più saggia, più conciliante, più disposta a comprendere il prossimo.

Invece ogni anno che passa le mie posizioni si radicalizzano sempre di più.

Per fortuna non comando da nessuna parte, potrei cedere alla mia indole totalitaria.

Per fortuna vostra, intendo.

Ne ho fatto un altro

8 nov

In questo periodo pare vi stia inondando di roba da leggere, però è l’ultima, per un po’, almeno (a meno che domani non capiti un concorso che mi solletica e decido di scrivere qualcos’altro o che non mi decida a finire le decine di storie che aspettano in degno finale parcheggiate nella mia cartella sul desktop).

Da ieri sullo Starbooks è disponibile il mio racconto Quando gli Alleati entrarono in Roma, in formato PDF. Il racconto non è una novità, era già stato pubblicato su MondoRosaShokking.

Si va ad aggiungere al racconto lungo Dalle sei alle dieci non si salva il mondo e al romanzo Per quest’anno le rondini non tornano.

Direi che per quest’anno possiamo essere soddisfatti.  Oddio, poi magari a voi fa schifo, però non vi ho fatto spendere un euro, no?