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Regali adatti per portatori sani di kindle:

18 apr

2013-04-18 17.33.16 2013-04-18 17.29.55 2013-04-18 17.30.01 2013-04-18 17.30.33 2013-04-18 17.30.52 2013-04-18 17.32.08 2013-04-18 17.32.40

 

(si ringraziano vivamente i contribuenti)

Se devi farmi una sorpresa, ti prego, lascia perdere che non è aria.

19 feb

No, perché io le odio, le sorprese. Quindi se ti passa per la testa di farmi un’indagine di mercato a sorpresa (lo so che dovevo smettere di occuparmene ieri, maestra, ma son loro che stanno continuando), per cortesia, lascia stare.

Come minimo, quando vieni a dirmi che mi hai fatto una sorpresa, mi incazzo, ti blocco, non mi buggeri più, e non mi buggera più nemmeno tuo cugino, perché comincio a cercare in rete il nome di tutti quelli che ti conoscono fino alla settantasettesima generazione, e li banno.

E non mi venire a raccontare che la ricerca viene fatta perché il lettore inconsapevole rischia di leggere merda, se lo lasci solo soletto a scegliere. Primo, chi cazzo sei per dire alla gente cosa non deve leggere?

Secondo, se volevo mettermi a fare esperimenti, nella vita, mica mi aprivo un blog. Mi iscrivevo a una qualche facoltà scientifica dopo le superiori e mi mettevo con santa pazienza a fare il lavoro del ricercatore. Che è sta storia che hai un blog e quindi puoi fare esperimenti? Sul mio culo? Ma chi sei? Chi ti ha autorizzato? Dov’è il consenso informato? Fammelo vedere, che gli trovo l’uso migliore possibile.

Terzo, ma ti pare che se avessi pensato che da un blog derivano grandi responsabilità lo avrei chiamato Ufficio Reclami? Col cazzo! Lo chiamavo Spider Man. O Spider Woman, visto che sono ancora femmina (anche se devo ammettere che la gente come te mi sta facendo anche un po’ crescere i gioielli di famiglia)

Invece no, ho aperto un blog, ci faccio il cazzo che mi pare, col blog. Ti piace quello che dico? Buon per entrambi. Non ti piace e non ci tornerai mai più? Non c”è problema. Il web è grande. È l’unico luogo del mondo dove grazie al cielo posso evitare di scegliere quello che mi viene propinato e cercare opinioni contrastanti.

Se tu, piccolo blogger presuntuoso convinto che con un blog si cambi il mondo decidi che devi dimostrare che puoi farmi comprare un libro con la sola imposizione di 90 segnalazioni o recenzioni (magari le avessi viste, cominque, 90 recensioni) tutte uguali e tutte positive, disdico l’abbonamento ADSL e mi rimetto a guardare la televisione.  Risparmio un sacco di fatica, a far pensare qualcun altro al mio posto, sai?

Quindi, piccolo presuntuoso convinto di esser qui a cambiare il mondo, cambia il mondo di chi vuole farselo cambiare. Io mantengo il diritto di critica, di non essere d’accordo con te e di pensare che le tue sorprese, una volta che le avrò aperte, si riveleranno una cloaca.

(questo post è chiaramente ispirato da qualcuno, ma non lo nomino perché l’ego ipertrofico non va alimentato ulteriormente)

Segnalazione

16 feb

Ho un sacco di cose fa fare, incluso correggere una recensione e scrivere un appello per un corvo disperso a Londra, ma oggi mi preme molto di più segnalarvi un post sullo Starbooks, scaturito da un esperimento fallito miseramente (per nostra fortuna).

Leggetelo e commentate, se siete lettori abituati a cercare consigli di lettura sui blog, perché dell’esperimento eravate le cavie inconsapevoli.

Ci sono giorni in cui sono contenta di non avere un lit-blog. Proprio contenta. Tutti i giorni dell’anno festivi compresi.

Qualche novità sulle Rondini.

7 feb

Il romanzo, intendo. Quello che fino a ieri era reperibile nella libreria dello Starbooks.

Avete capito bene. Fino a ieri. È stato rimosso, quindi non vi spaventate se per un caso fortuito lo cercate  e ops! non riuscite  a scaricarlo. Non è più disponibile su mia indicazione.

Il motivo, se vi interessa conoscerlo, è che dovremo cominciare a editarlo, con una banda di loschi figuri. I loschi figuri l’hanno letto e dicono che secondo loro è sprecato, lasciato lì a disposizione di tutti. Io non lo so, se hanno ragione, ve lo dico sinceramente. Però mi fido della gente che mi dice queste cose e soprattutto avevo una gran voglia di rimetterci le mani sopra.

E un editor era proprio quello che mi serviva, perché non sono tipo da autogestione. Ho  bisogno di uno che mi prende a calci, ogni tanto.

Così adesso ci metteremo a lavorarci sopra, e vedremo cosa verrà fuori.

Mi viene da sorridere, ripensando a una discussione di poco tempo fa con una fondamentalista anti self-publishing, che portava avanti con una sicumera incredibile la sua crociata contro chi si autopubblica a colpi di ‘se ti autopubblichi sei pigro’.

Ecco, nel mio caso c’era bisogno proprio di un calcio nel culo, per convincermi a riprendere in mano quello che non riuscivo a riprendere da sola perché rimasto in un cassetto per troppi anni.

Il che significa che non è poi così automatico, che se ti autopubblichi è solo perché non hai voglia di un editor. Al contrario. Magari ti accorgi che il tempo non è quello giusto.

Magari il tempo giusto è adesso e non lo era 5 anni fa.

Fate attenzione alle certezze granitiche e alla divisione del mondo di chi decide chi sono i buoni e  i cattivi. Non sempre i buoni sono quelli con la stella da sceriffo. E non sempre i cattivi sono fuorilegge conclamati.

Ma questa è roba da costruzione del personaggio, ne riparliamo un’altra volta.

Per ora è tutto. A proposito. I racconti sono sempre disponibili. Potete divertirvi con quelli. Aspetto ancora di sapere cosa pensate dell’ultimo.

Cose di scrittura e di lettura

29 gen

Voi che scrivete e leggete, come si risponde degnamente a qualcuno che ti dice ‘bello il tuo romanzo, mi ha fatto piangere’? anche nella variante ‘mi sono commosso’ e via dicendo.

Perché io non l’ho ancora capito. Mi verrebbe da dire che mi dispiace, perché in realtà non è che mi ero messa l’ con l’intenzione di procurare fontane di lacrime nella gente. Poi mi accorgo che quando mi dicono ‘bello,  mi hai fatto piangere’ in realtà stanno facendo un complimento perché ho toccato le corde giuste, e allora non mi scuso ma taccio.

Mi ricorda mia nonna, donna d’altri tempi, raccontata da mio padre, un uomo che dissacra qualunque cosa. Ecco, mia nonna andava al cinema  e vedeva i polpettoni romantici, che a lei piacevano tanto, e tornava dicendo ‘che bel film, quanto ho pianto!’.

A me faceva un po’ ridere, questa cosa, quando la raccontava mio padre. Adesso ho capito perché mia nonna piangeva, quando vedeva i film da piangere. Era semplicemente che qualcuno aveva toccato le corde giuste per farla piangere.

Forse è bella, questa cosa, anzi, togliamo il forse (togliamo anche il particolare che io sarei più contenta di far ridere la gente, in realtà, perché credo molto nella filosofia di Wodehouse, che avrebbe personalmente restituito i soldi a un lettore, se l’avesse sorpreso senza sorriso sulle labbra alla fine di un suo romanzo. E io, per esempio, di Wodehouse non ho mai dovuto lamentarmi con l’editore). Però mi manca la risposta, e siccome me lo dicono in troppi, vorrei smettere di passare per maleducata.

Voi che scrivete e leggete, mi potete aiutare?

Carne innocente* (una recensione, forse)

21 gen

*questa è la prima di due recensioni in lista d’attesa. Comincio da questa perché si comincia sempre dal libro terminato prima. O no? Vabbé, io sì. 

Lo scorso anno lamentavo la latitanza di autrici femmine tra le mie letture, in questo post.  Per carità, non è che nel frattempo abbia letto tutte le donne che mi sono state consigliate all’epoca, anzi, ho continuato imperterrita a leggere soprattutto libri scritti da autori maschi.

Però quest’anno, tu vedi la coincidenza, ho cominciato con tre letture, due cartacee e una digitale, di donne. La lettura digitale la tralascio, per il momento, perché ne parlerò in uno dei miei post sui libri digitali che circolano.

Invece oggi vi racconto di Carne innocente, scritto da due donne (Laura Costantini e Loredana Falcone, che da anni ormai si incontrano per le strade impervie dell’editoria indipendente. Il romanzo in questione è stato pubblicato da Historica, una piccola casa editrice non a pagamento, e pure sulla casa editrice ci sarebbero tante cose da dire, ma è un’altra storia e la si dovrà raccontare un’altra volta, su un altro blog, magari).

È doverosa una premessa: Carne innocente è il secondo romanzo di una trilogia. Il primo romanzo, che io leggerò in disordine rigoroso, si intitola Fiume pagano. Il terzo non è ancora uscito ma lo attenderemo al varco.

Siamo nel genere giallo, e sono di scena due investigatori: Nemo, un giornalista dall’aria e dalla vita piuttosto sgangherata (vive in un B&B, tanto per dirne una, e si impatacca ogni volta che mangia un pezzo di pizza o un supplì, per dirne un”altra) e Quirino, un carabiniere dalla vita un po’ più normale. Per quanto possa essere normale la vita di una famiglia dotata di figlia adolescente, ovvio.

Ora, credo di aver chiarito che a me piace leggere romanzi gialli, ma non leggo qualunque romanzo giallo che mi capita davanti. Altrimenti starei fresca. Non uscirei più di casa.

E pure se conosco Laura Costantini in quanto frequentatrice dello Starbooks, non so se avrei letto Carne innocente, se non ci fosse stato un elemento fondamentale.

Si tratta di un racconto su due piani temporali. Un piano temporale comincia durante la deportazione degli ebrei del ghetto di Roma. Vista dagli occhi di una gentile piuttosto particolare.

Ecco, devo dire che a convincermi a reperire il romanzo è stato proprio questo elemento. Più dell’idea che si trattasse di un giallo, più della curiosità verso la scrittura di una persona che pure in modo virtuale conosco (e a dirla tutta non sempre conoscere virtualmente una persona fa venire voglia di leggere quello che scrive, ma se ne riparlerà, di nuovo, in un’altra storia), mi affascinava l’idea di leggere una storia che affonda a le sue radici in quel preciso momento storico E non solo.

Però non ho intenzione di fare un riassunto della trama. Potete leggerla tranquillamente sul sito di Historica.

Invece mi interessa parlare dei personaggi. che sono ben costruiti, e parlano in modo credibile. Mi rendo conto, è qualcosa di inverosimile, dopo tanti dialoghi che non stanno né in cielo né in terra, eppure ogni tanto capita.  Qui dentro succede.  La figlia adolescente poi risulta così terribilmente irritante nella sua adolescenza che ti fa venire voglia di tirarle un meritato ceffone, ogni tanto.

Poi in questo romanzo, se ne accorgerà chi lo legge, si mangia. E si mangia tanto. Si potrebbe dire che si mangia sempre.  E c’è pure una considerazione, sul modo di mangiare dei romani, fatta da una donna ligure,  Maristella (perché non va confusa con l’ex ministro della pubblica istruzione), che fa un paragone con i modi settentrionali: “Per noi ogni pasto non deve necessariamente sembrare l’ultimo”. Da brava settentrionale trapiantata a Roma trovo che sia la perfetta sintesi di come si sente chi arriva dal settentrione e si trova davanti a un pasto dei romani. Il paradosso è che a scriverlo sono due donne romane.

Insomma, in questo romanzo c’è un po’ di tutto. C’è il dramma inevitabile delle storie dove ci si scontra con la deportazione degli ebrei, ma c’è anche un sacco di vita quotidiana, con le tragedie minuscole che sembrano enormi degli adolescenti, con le paturnie del lavoro, con le mogli scontente, con l’indagine e il classico intreccio del giallo.

E c’è Roma, anzi, Roma straborda dalle pagine di questo romanzo. Ora, se detestate Roma avrete indubbiamente un problema, perché già alla prima comparsa di Nemo sentirete un sacco di romanità dentro e fuori dalle pagine. Quindi tralasciate di leggerlo, non sia mai che dobbiate soffrire le pene dell’inferno.

In caso contrario dategli un’opportunità. Non vi dico che poi vi rimborso se non rimarrete soddisfatti, perché diventa un po’ complicato. Però posso promettervi che appena vinco al Superenalotto vi porto a fare l’aperitivo da Panella. Vi ci porterei pure prima, ma li mortacci sua adesso vuole 15 euro…

Dimenticavo. Laura e Lory hanno anche un blog, casomai voleste farci un giro.

A sproposito, ma mica tanto. Il romanzo non mi risulta ancora reperibile per ebook, anzi, quando sarà disponibile fate un fischio.

Invece è reperibile Fiume pagano, solo come epub (dovrò bacchettare Francesco Giubilei perché su kindle non lo posso leggere…).

Quindi quelli che amano cominciare in ordine cronologico possono accomodarsi. Io ho una lunga tradizione di romanzi seriali in rigoroso disordine cronologico, da Pennac a Fred Vargas, e non mi permetterei mai di non rispettare le tradizioni. Va contro la mia religione.

Qualcosa di peggio dei Reclamanti Inutili

11 gen

Perché dopo un po’ ti convinci che non ci sia nulla di peggio di una persona che mette un reclamo ad minchiam sotto un tuo post, senza nemmeno essersi presa la briga di leggere quello che hai scritto (così ti ritrovi uno che bestemmia contro facebook mentre tu stavi cercando di perculare l’ex compagna di scuola leghista che su facebook ti aveva invitata a iscriverti alla pagina Più rum e meno rom. True story) e ti chiedi dove sia finita la comprensione del testo.

Ma c’è, di peggio. Oh, se c’è. Perché se sei una persona che d’abitudine legge, e ha deciso, nell’era di internet, di rendere pubblica non solo la sua abitudine ma i libri che ha letto in una vita intera utilizzando aNobii, c’è il rischio che un giorno, presto o tardi, ti ritrovi tra i messaggi privati richieste di questo tipo:

spammatori di libri propri

Ovviamente ho cancellato il titolo del capolavoro autopubblicato.

Non sia mai che voglia fare pubblicità al tizio in questione, che è venuto a lasciarmi un messaggio promozionale studiandosi, pure male, la mia bacheca. Avrò una decina di romanzi ottocenteschi tra le mie letture, arriviamo a undici contando tutta Jane Austen. Se uno fosse realmente attento si accorgerebbe che gli scrittori che leggo di più sono autori di gialli o umoristici. Già questo dimostra una bella sparata nel mucchio fatta a casaccio e non è lusinghiera per l’ego della lettrice.

Poi mi piace il profluvio di parole che usa per spiegarmi che ha scritto la vita di Beethoven romanzata. Bastava scrivermi ‘ho romanzato la biografia di Beethoven’. Caspita, dovrebbe invogliarmi sapere che c’è il discorso diretto.

MIO DIO, CI SONO I DIALOGHI IN UN ROMANZO! NON SI ERA MAI VISTO PRIMA, SIGNORA MIA!

Ma sta cercando lettori scemi, questo? Gente che non ha mai visto un libro nella sua vita e allora deve spiegare come funziona la narrazione?

Ora, io non ho nulla contro chi si autopubblica. Anzi, ho letto con molto piacere l’opera seconda di un amico, pubblicata allo stesso modo. L’ho pure pagata, non me l’ha regalata. E l’ho recensita volentieri perché mi sembrava una buona prova. Pensate un po’, non ha nemmeno dovuto spiegarmi che ha usato il discorso diretto, per convincermi a leggerlo.

D’altra parte gli esordienti sono sempre una bestia da tenere alla giusta distanza. Fanno queste cose anche in libreria, senza un minimo di dignità. 

Però, ecco, questa cosa che cerchi quelli che hanno libri simili a quello che hai scritto (?) e non ti preoccupi nemmeno di capire che stai chiedendo di comprare la biografia di Beethoven a una che preferisce i morti in salotto di Agatha Christie o le avventure di Jeeves o di Albertino e della Pasionaria fa pensare che quanto risparmiato con l’autopubblicazione andrebbe investito in un buon ufficio marketing…

Pulizie della Befana

6 gen

Update:

Adesso i libri cominciano a essere visibili su comprovendolibri.it. Piano piano li aggiungerò tutti.

***

La Befana è tradizionalmente l’ultimo giorno di vacanza prima di tornare alle normali attività. Di solito la Befana coincide con il momento in cui si smonta l’albero di natale e il presepio. Tutti e due o singolarmente, dipende da quello che si trova in casa.

Io il giorno della Befana spolvero. E riempio sacchi di libri che non saranno mai più letti, in formato cartaceo, o perché non interessa una seconda rilettura o perché sono già stati sostituiti dal formato digitale. C’è bisogno di spazio, e soprattutto c’è un problema di cui nessuno parla, quando si riempiono gli appartamenti di libri. La polvere che si forma nelle librerie. Oggi con la polvere tolta dai miei libri ho fatto colazione, pranzo e cena. Non è stato bello.

Comunque ora sono lì, ripuliti e riordinati, quelli che vanno assolutamente tenuti. Messi da parte quelli che devono essere eliminati.

Naturalmente li inserirò nella lista dei libri da vendere. Con calma, ma li metterò tutti lì. (uno è già stato prenotato).

E già che ci sono li metterò anche qui sopra. Ci pensavo da tempo, ma sono quelle cose che non hai mai il coraggio di fare perché ti senti anche un po’ in colpa. Ecco, a dire il vero non so perché mi debba sentire in colpa, all’idea di liberarmi di libri cartacei che non mi servono più e che non aprirò mai più. Semmai dovrei sentirmi in colpa all’idea di lasciarli lì a far nulla quando magari qualcuno che vuole leggerli non li compra perché la copia a prezzo intero è fuori portata economica. Soprattutto, non so perché dovrei sentirmi in colpa all’idea di non sbarazzarmi di quella robaccia che è I love shopping di Sophie Kinsella.

Quindi, tempo di ricevere la conferma della mia iscrizione al sito, e i miei libri finiranno tutti su comprovendolibri.it. Se vi serve qualcosa, fate pure un fischio.

La fine di un’epoca

29 dic

Oggi si è chiusa un’era meravigliosa di sconti Feltrinelli che mi hanno impedito il collasso finanziario negli ultimi anni.

Un minuto di silenzio per la mia Carta Più destinata al dimenticatoio (ciao, amica mia, sarai sempre nei miei pensieri).

Così Snob che in ebook ci paghi un sacco.

11 nov

Cercavo notizie su un tale di nome Julian Fellowes, oggi. Julian Fellowes è stato pubblicato da Neri Pozza, in Italia. Ho letto Snob, su consiglio di un’amica. Tra i soldi migliori che abbia speso per un libro, vi dovessi dire. Infatti ora ne cerco altri.

Peccato che l’altro tradotto non sia ancora disponibile in edizione economica e dell’ebook manco l’ombra. Così mi sono messa a cercare Snob.

E ho scoperto che l’ebook costa più del cartaceo:

Oh, quando dico costa di più intendo che costa più del tascabile a prezzo pieno, non scontato. Il tascabile a prezzo pieno costa 9 euro.

Due euro e 99 centesimi in meno della versione ebook (tanto per non sembrare la solita Amazon addicted,vi dico che pure su Bookrepublic costa la stessa identica cifra, e ve ne potete accertare comodamente)

D’altronde è comprensibile.

La Neri Pozza ha pubblicato proprio oggi un ironico (a suo avviso) post su quello che dovrebbe essere il lettore ideale dei suoi libri. Lo snobismo pare sia una caratteristica fondamentale, per loro.

E cosa può esserci di più snob del far pagare un ebook che, lo ricordiamo, non implica spese di stampa e tantomeno costringe a occupare posto in un qualunque magazzino, più di un libro cartaceo?