La parola definitiva

(Non ci saranno riferimenti o link. Questo post è a uso e consumo di chi ha seguito la faccenda e ha voglia di annoiarsi ancora un po’. Se proprio vi interessano i particolari, googlate. Se ci fossero refusi, abbiate pazienza. Ho scritto di getto)

Succedono cose strane, nella vita. Qualche tempo fa si parlava in questo blog della vicenda di Paola Caruso e del suo sciopero della fame contro la situazione di precarietà che le era stata prospettata dal Corsera.
La situazione si è conclusa con un nulla di fatto, perché Paola è tornata al suo lavorocon il contratto firmato che in aprile sarà in scadenza. Nel frattempo sono state fatte riunioni, da quello che racconta Paola sul suo tumblog, sulla tutela dei precari dell’editoria.
E sono successi episodi antipatici di cui Paola è stata protagonista.
Il primo riguarda il perculo pubblico del ragazzo che fu la pietra dello scandalo, definito pivello.
Dare del pivello, va detto sinceramente, è qualcosa che si fa. Si fa tra colleghi, quando con i colleghi si raggiunge una sorta di cameratismo. Lo si dice anche in tono ironico al collega ultimo arrivato, con il fare bonario del mentore.
Non lo si scrive in pubblico sul proprio spazio nel web, dove ci si è creati l’immagine di paladini dei precari e siporta avanti una battaglia seria. Perché di fatto si sta prendendo per i fondelli uno di quei precari a cui è rivolta la battaglia, in maniera del tutto gratuita.
All’epoca si scatenò una discussione, su friendfeed.

In quella discussione si cimentarono le persone che presero a suo tempo le distanze dalla protesta di Paola, con più o meno astio. Tra i detrattori c’è gente che stimo, e gente che non mi va di leggere nemmeno sotto compenso. Comparve, per l’occasione, una persona, che non sono mai riuscita a identificare ma che aveva tutta l’aria di un personaggio creato ad hoc per difendere l’indifendibile.

Non intervenni nella discussione. Trovavo che Paola avesse torto, ma non avevo la minima intenzione di partecipare al gioco al massacro.
Soprattutto non era venuta meno la solidarietà per la sua battaglia, da parte mia. Scoprire che la persona che hai appoggiato in una lotta che per te è di principio non cancella il principio, se scopri che la persona in questione non è esente dai peggiori difetti dell’essere umano. Meschinità nei confronti dell’ultimo arrivato inclusa.

Ieri è capitato qualcos’altro. Durante una discussione che non sono riuscita a leggere fino in fondo, si parlava di vitamina D e di un problema medico legato alla troppa assunzione della stessa. In un intervento Paola spiegava che ai tempi dell’università un professore raccontò di un malato di cancro che si curò con la vitamina C, guarendo.
Ora, io l’ho preso come un aneddoto. Come succede sempre quando si è su friendfeed e ci si lancia nel racconto di aneddoti, arrivano persone che conoscono la materia perché è il loro lavoro e ci tengono a riportare la discussione nei binari giusti.

Perché per quanto possa essere anche bello, credere alla favoletta della vitamina C che cura il cancro, bisognerebbe avere anche l’onestà intellettuale di dire ‘sì, è stato un aneddoto’, e di capire che probabilmente ci sono stati anche altri fatti omessi dal racconto ascoltato in aula.
C’è stata, fino al momento in cui ho potuto leggere, una tale ostinazione, nella difesa della propria posizione, una totale incapacità di pensare che forse gli interlocutori con cui si stava confrontando avevano qualche ragione,  da far dubitare della tranquillità mentale della persona che stava rispondendo difendendosi a suon di ‘me l’ha detto un professore! Vuoi contestare un luminare?’.
E avevo pure la sensazione sgradevole di trovarmi davanti la mentalità gretta di tanta gente con cui sono cresciuta, che non osava contraddire nessuna fesseria ascoltata motivando l’incapacità di contraddire con ‘se l’ha detto il capo vuol dire che è vero’.

Di nuovo, dubito che sarei intervenuta. Sempre per l’allergia a quel meccanismo perverso che si scatena negli utenti di friendfeed quando si presenta l’occasione di saccagnare di botte una persona che difende la sua posizione quando è indifendibile, sola contro tutti.
Un po’ , devo confessare, perché in questi giorni ho una zia che sta facendo la chemioterapia, e la cosa mi ha fatto passare la voglia di discutere sull’argomento in quelle condizioni.
Molto perché avevo il dubbio che senza tutto il background precedente, partito dallo sciopero della fame e dai fatti seguenti, non ci sarebbe stata la spedizione punitiva in massa. Ma è probabilmente una mia sensazione, e il mio esimio professore di Storia contemporanea Giorgio Rumi soleva dire che con i se e con i ma la storia non si fa. A questa verità assoluta ho sempre creduto ciecamente.

Comunque nessuno può più seguire l’evoluzione della discussione, ormai: al mio rientro a casa, ieri sera, Paola aveva cancellato il suo profilo e con lui tutte le sue discussioni. Nel thread ora si ha la sgradevole impressione di leggere schizzofrenici che rispondono a un utente immaginario che nega ogni loro parola. Come in un enorme manicomio dove tutti parlano a nemici che stanno solo dentro le loro teste.

Provate a trovarvi in home una discussione in cui la persona con cui stavate animatamente discutendo si è cancellata. A me è capitato qualche mese fa, e ho dubitato del mio cervello per una frazione di secondo. Più di quanto ne dubiti in condizioni normali, intendo.
Dopo la cancellazione del profilo sono proliferati i post perculatori, o forse il perculo è iniziato già durante la discussione, non so, non ho controllato gli orari.

So che ieri sera, mentre cercavo di capire cosa fosse accaduto, me li sono trovati davanti, uno dietro l’altro. Quelli e quelli post cancellazione.
Oggi,in una di queste discussioni ho trovato l’utente puntualissimo pronto a chiedere ai suoi sostenitori dove si siano rintanati.

A lui ci tengo a rispondere. Io sono una di quelli. E ribadisco che la questione dello sciopero della fame e i suoi motivi per me continuano a essere fuori discussione. Non sono pentita di essermi preoccupata di una situazione di insofferenza dovuta a quella che percepisco come una stortura del sistema.

Che poi creare degli eroi o delle bandiere in queste situazioni non sia producente, è un punto su cui riflettere. In futuro potrò pensarci magari due volte prima di trovare eroi o bandiere fidandomi dell’istinto.
Ma so per certo che se mi capitasse davanti un altro sciopero della fame con le stesse caratteristiche prenderei le parti dello scioperante.
Mi ci gioco i decimi di vista che mi sono rimasti.

E su questa faccenda non ho altro da dire (cit.).

Annunci

Ehi, tu che stai per commentare. Sei proprio sicuro che il link al tuo blog inserito in calce al commento sia necessario?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...