Ci si è messa anche Repubblica.

Non il sistema di governo. Il quotidiano. Ha ricominciato pure lui con il giochino della foto delle donne indignate. Ancora non mi sono ripresa dall’Io sono Rosy Bindi dello scorso anno, che adesso cominciano con le foto di donne che si fotografano con un bel cartello in cui stabiliscono la loro dignità.

Dove la dignità significa di fatto io non sono una mignotta.

Per carità. Non è che sia piacevole il clima in questo periodo, almeno il clima che si percepisce dai media. Dove pare che il mercimonio sia l’attività preferita di tutte le donne, qualunque sia la loro età (nemmeno le minorenni disdegnano) e la loro provenienza sociale.

Però bisognerebbe mantenere il punto. Perché il problema, in questo enorme bordello istituzionale, non è il vizio di Berlusconi per le donne e il suo bisogno di dimostrare che è un tombeur de femmes (sprovvisto di prostata, come fece notare Vittorio Feltri due anni fa, in una delle tante difese maldestre orchestrate per dimostrare che la sola idea di Berlusconi che fa sesso in ogni dove e a ogni ora è ridicola essendo lui di fatto impossibilitato… I giornalisti che difendono il re dicendo alla nazione il re è impotente sono la migliore invenzione dell’era moderna).

Il problema è che per portare avanti questo vizio Berlusconi si permette di aggirare seimilacinquecentottanta leggi che qualunque cittadino è tenuto  a osservare scrupolosamente, pena sanzioni o carcere. Insomma, quello che fa da quando è sceso in politica. Fa come gli pare pensando di essere protetto dal suo potere, e quando non è protetto dal potere cerca di pararsi il culo cambiando le leggi.

E’ un lunghissimo filo conduttore, quello che comincia dalla sua discesa in campo per evitare il fallimento dell’allora Mediaset (quella che poi si è scissa in Fininvest  e Mediaset) e arriva, ultimo, a quella telefonata alla questura per salvare la nipotina di Mubarak e alla concussione su cui sta lavorando la procura di Milano.

Ci sono abbastanza tentativi di aggirare le regole su cui si basa la convivenza civile in questo Paese, per farsi foto ogni giorno dell’anno. Senza contare che la sola presenza di un Berlusconi al Governo e il suo continuo tentativo di procrastinare le udienze e il momento in cui dovrà essere giudicato intasa le procure di tutta Italia, impantanando procedimenti che dovrebbero essere invece velocizzati, fa spendere soldi inutili allo Stato.

E parcellizza il tempo che i suddetti magistrati potrebbero dedicare ad altre questioni, perché uno, e un solo individuo, non ha voglia di farsi processare come tutti gli altri.

(sorvoliamo sul tentativo continuo di denigrare la magistratura e la divisione dei poteri già teorizzata da quel comunista di Montesquieu, che evidentemente intuiva già nel 1700 l’arrivo di un Unto e ha provveduto a troncargli le gambe immediatamente con questa storia della democrazia e della separazione di esecutivo, legislativo e guidiziario…)

Ora, io ho abbastanza da fare per essere incazzata come cittadina, come persona convinta che nessuno può essere messo più in alto della legge, nemmeno se si tratta del Presidente del Consiglio (che ormai è diventato un Sovrano assoluto cui molta gente si sottomette volontariamente, stabilendo che lui può, perché il potere ha sempre fatto così). E c’è pure da dire che se proprio qualcuno potesse, ai miei occhi, stare più in alto degli altri non sarebbe certo un omuncolo di questa specie, dotato solo di furbizia e capacità di essersi fatto gli amici giusti al momento giusto.

La gente che sta sopra una spanna non ti sta sopra una spanna per la quantità di potere di cui può abusare per fare il suo porco comodo, per il numero di deputati che riesce a comprarsi o per il consenso che raggiunge nei sondaggi. Tantomeno per le fanfaronate che spara in pubblico.

La gente ti può stare sopra una spanna perché le riconosci una statura etica o morale a cui tu vuoi tendere, e che è in grado di darti un esempio solo raccontandoti quella che è stata la sua vita. E quella gente che ti sta sopra una spanna, tra l’altro, non ha bisogno di farsi lodi per evitare di essere processata. Quella è gente che non ha paura di finire in carcere, o di essere anche malmenata, per portare avanti le sue idee. E a dire il vero, quando è stato il momento c’è pure finita in carcere, o è stata malmenata.

Quindi, mi scuso con chi vede nella difesa della dignità delle donne che non partecipano ai festini di Arcore o che non vogliono fare le veline il problema quantico principale di questi tempi, ma io glisso.

Il mio problema quantico principale è riprendere il discorso lasciato in sospeso anni fa, quando con la Resistenza e il 25 aprile stava cominciando il lungo processo che porta i sudditi a diventare cittadini, a cui hanno partecipato anche alcuni dei miei avi, e che è andato avanti a macchia di leopardo sul territorio,  non in maniera uniforme, inceppandosi  molto prima che arrivasse Berlusconi.

Perché teniamo presente una cosa: non cambierà assolutamente nulla, se pure il Presidente del Consiglio dovesse dimettersi.

I semi della schifezza che stiamo raccogliendo sono stati piantati troppo tempo fa. Sono quelli, che vanno estirpati e sostituiti.

 

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4 thoughts on “Ci si è messa anche Repubblica.

  1. D’accordissimo su tutto, tranne che sul terzultimo paragrafo. E` vero, “i semi della schifezza che stiamo raccogliendo sono stati piantati troppo tempo fa.” Ma non 56 anni fa, bensì *151* anni fa. Quella è la schifezza da estirpare.

    E bada bene, non significa disfare l’Italia: sarebbe assurdo, indietro non si torna.

    Ma bisogna smettere di glorificare lo stupro coloniale che avvenne allora, riconoscerne l’atrocità, chiedere ufficialmente scusa a quella mezza Italia che venne depredata e buttata in balia della criminalità, per far crescere l’altra metà.

    E finalmente smetterla con politiche assistenzialiste buone a far mangiare i soliti noti, ma attuare interventi strutturali, rispettosi del territorio e della sua gente.

    La questione meridionale è la questione italiana: non ci sarà giustizia e progresso finché continueranno a esserci due Italie.

    1. Vedi, i risultati dei semi piantati nella seconda metà del 1800 nella mia visione della Storia del Paese erano sulla buona strada per essere estirpati nel Secondo Dopoguerra. E’ lì che si è riinceppato il meccanismo. Poi qui non si sta facendo la glorificazione di niente. Non ho nemmeno nominato l’unità. Ho parlato di processo che porta dall’essere sudditi a considerarsi cittadini. Questo prescinde da qualunque considerazione sull’unificazione del Paese. Ha invece molto a che vedere con quella che è la coscienza dei suoi cittadini, che sguazzano ancora all’idea di essere semplici sudditi che sperano sempre nelle concessioni del Re.

      1. Ovviamente non mi riferivo a te parlando di glorificazione, ma alla menzogna ufficiale, cioé la storia dei vincitori, che viene insegnata nelle scuole ed accettata come dato di fatto, tanto da implicare ancora il ridicolo per chi osa contestarla.

        Circa il valore salvifico della Resistenza, non sono altrettanto ottimista. C’è una sostanziale continuità, giuridica, morale ed istituzionale, tra il regno dei savoia e la Repubblica italiana.

  2. Bravo. Hai detto giusto. Tra regno dei Savoia e Repubblica Italiana. Infatti nella mia personale osservazione dei fatti storici, dalla Resistenza si poteva ottenere qualcosa di meglio di quello che si è ottenuto con quella che è stata definita Prima Repubblica e che ha lasciato il posto a una schifezza di Seconda Repubblica ancora più grande. Il meccanismo, come dicevo, si è inceppato proprio nel Secondo Dopoguerra. Oltretutto questo Paese è stato in balia della sua posizione giusto in mezzo al Mediterraneo, a metà tra Cortina di Ferro e Patto Atlantico. Questo aspetto, che si tende a dimenticare sempre troppo facilmente, aveva una sua importanza, che si ripercuoteva anche nella politica nazionale.

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