Storie di ordinaria stronzaggine domenicale nell’Urbe

Piazza Campo de’ Fiori. circa le 18.

Con l’amica rimasta dopo l’uscita dalla manifestazione dei 44 gatti di Piazza del Popolo, ci avviamo a cercare del cibo, e attraversando Via del Corso (a volte faticosamente), dopo la circumnavigazione di Piazza Colonna transennata, non sia mai che qualche donna dalle intenzioni meno ludiche di quelle che frequentano le festicciole di Arcore avesse deciso di farsi il suo corteo non autorizzato (paura, eh?), raggiungiamo un luogo dove addentare un panino come si deve.

Il luogo, per non fare pubblicità occulta, non sarà nominato. Basti sapere che si trova a destra, arrivando dal cinema Farnese, fa angolo, è noto per essere meta di chiunque passi a Campo de’ Fiori affamato ma con un budget ridotto e il suo vicino di casa è un pub dove servono cocktail. E a quanto si capisce ora, insieme al vicno di casa gestiscono una sorta di happy hour con cibo di tutti i tipi.

Noi però avevamo fame di panino. quindi siamo entrate e abbiamo consultato la lista dei panini (da cui personalmente scelgoa  corrente alternata il Pellegrino o il Farnese).

Era pure vuoto, quindi niente ressa di gente che attende il suo panino e allunga il buco nello stomaco che ti provocano alcune attività come camminare per il centro di Roma a piedi o partecipare a manifestazioni insieme a 44 gatti.

C’era solo una donna, davanti al banco.

Una signora che dimostrava quell’età ormai indefinibile che sta tra i 40 e i 50. Si notava parecchio, perché ha avuto una discussione piuttosto faticosa con le ragazze dietro il bancone, insistendo sul suo bisogno di lasciare le ordinazioni a una cameriera nonostante la ragazza con cui stava parlando le avesse spiegato tre volte che non c’è ordinazione al tavolo, perché nessuno prende le ordinazioni, lì: ti recuperi la tua roba e ti vai a sedere.

Dopo questa discussione, le ragazze, che credo siano rumene (ma non ci metto la mano sul fuoco) si sono scambiate un paio di frasi tra loro.

La signora, stizzita, ha chiesto di parlare in italiano. Le ragazze sono rimaste basite. Hanno spiegato in italiano che stavano parlando tra di loro. Per la signora però non andava bene, perché siamo in Italia e si parla in italiano.

Con l’aria della peggior specie di leghista che il Divino Paranoico abbia mai pensato di mettere sulla faccia della terra.

A quel punto non ci ho visto più. Non so cosa mi è scattato in testa, ma addosso mi è montata la rabbia. E ho risposto io. Non sono stata maleducata, eh. Ho solo fatto notare che le ragazze stavano parlando tra di loro e che potevano tranquillamente scambiarso quattro parole nella loro lingua.

La signora, sempre più stizzita, ha tirato fuori la sua coda di paglia chilometrica, perché non era possibile che le ragazze non stessero parlando di lei. Avevano cominciato a parlare nella loro lingua proprio dopo le sue rimostranze. Una di quelle prove lampanti che giusto i paranoici o gli egotici possono accampare come scusante per una richiesta impropria.

La mia amica (l’ho già detto una volta: io, le amiche, me le scelgo bene…) che di mestiere fa pure la baby sitter e di sicuro è più abituata di me ad avere a che fare con i bambini capricciosi che vogliono avere ragione, le ha risposto che forse le tre ragazze si stavano dicendo qualcosa che a noi non doveva interessare.

A quel punto la signora deve avere rinunciato: si trovava in minoranza. Abbiamo potuto prenderci il nostro panino con calma. Il mio un po’ è rimasto sullo stomaco. So che possono capitare, queste cose, e ne capitano a bizzeffe. Però mi lasciano un retrogusto amarognolo.

La pretesa di superiorità sugli stranieri data per diritto di nascita è qualcosa che mi ha sempre irritato. nons o perché. Però sospetto che avere un padre romano a Milano e compagni adolescenti che si facevano intortare dai discorsi della Lega sui romani bastardi abbiano avuto un loro peso, nella mia irritazione…

Questa roba speravo di essermela lasciata a 600 chilometri di distanza. Invece, ovunque ti giri, trovi qualcuno disposto a sentirsi più bello e più bravo e con più diritti di te solo perché lui, qui c’era da prima.

Son cose che non mi tornano. Proprio no.

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