Uno che parla. Pure troppo.

Intendiamoci, lo guardo (ogni tanto, a volte, se non è troppo lungo, lo reggo pure fino alla fine).

Parole Sante, il documentario su Atesia, me lo sono visto tutto. Più per l’argomento che per lui, a dire il vero. Anzi, se lui ogni tanto avesse un po’ taciuto, dal mio punto di vista il documentario ci avrebbe guadagnato.

Ora  zia mi ha passato Scemo di guerra e Lotta di classe. Il primo l’ho cominciato prima di natale e sta lì. Lo finisco, giuro, che poi lo devo passare a mio zio. Il secondo lo sto leggendo a spizzichi e bocconi.

Il problema è che Celestini racconta cose che mi interessano. Le storie di guerra mi piacciono, ne ho sentite un sacco, da mio padre e da chi me le ha volute raccontare. Era gente che le aveva vissute, le storie di guerra, non attori che la guerra l’avevano solo sentita raccontare, ma non sottilizziamo.

Pure Lotta di classe mi potrebbe piacere, ci stanno pure le storie di guerra, oltre alla lotta di classe. Solo che il problema di Celestini sta nelle digressioni. Ogni frase è una digressione.

Che poi, intendiamoci, non sono un male nemmeno le digressioni.

Quando mi lessi Il destino si chiama Clotilde di Guareschi, incontrai un intero capitolo, messo lì da Guareschi, dove all’improvviso si passava nella pampa e dove Guareschi raccontava questa storia di vaqueros, o roba simile. Però Guareschi prima della digressione aveva avuto la compiacenza di scusarsi, e di mettere la digressione tutta insieme, e se a te non andava di leggerti tutta la digressione potevi saltare il capitolo intero e ricominciare a leggerti la storia di Clotilde e dei suoi spasimanti.

Celestini le digressioni le mette come gli pare. Non si scusa nemmeno. Comincia a raccontare come hanno fatto i suoi a passare da servi a padroni dell’allevamento di polli e prima di spiegartelo devi leggerti la storia della prima bestemmia con annesso lo studio del momento migliore per tirarla fuori per scandalizzare il giusto chi ti sta intorno, un’esplosione che divelge un appartamento e la signorina Patrizia che finisce in coma e si scopre essere addirittura la figlia dell’amministratore del palazzo.

E alla fine di questa ecatombe che dura pagine e pagine non hai ancora capito come ha fatto la famiglia a passare da serva a padrona dell’allevamento di polli.

Lo finisco, eh, perché anche questo lo devo passare a zio.

Però Ascanio Celestini secondo me lo ha riassunto perfettamente uno che due anni fa, durante la Notte Bianca della X circoscrizione di Roma, superando la gente che lo stava ascoltando,  alla fidanzata che chiedeva Chi è? rispose Uno che parla. Pure troppo.


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6 thoughts on “Uno che parla. Pure troppo.

  1. il mio commento inizia con una puntualizzazione necessaria : NON conosco, per non aver mai letto nulla, il Celestini scrittore.
    Il Celestini interprete invece lo seguo da molto tempo, anche il Celestini interprete canoro lo apprezzo. L’affabulazione tipica di questo artista mi convince sempre, non ho mai ritenuto che allungasse la zuppa, quella del supermercato che non sa di niente, anzi le digressioni e le ripetizioni creano, a mio avviso, un piacevole andamento cantilenante che trasforma in musica un brano recitato. Mi riprometto di affrontare l’autore cosicchè possa esprimere un parere con connizione di causa anche su questo aspetto. Ti chiederai: perchè questo intervento? non ho una risposta, ma non sempre c’è un motivo.
    ciao

      1. … leggo solo ora la tua replica …
        sicuramente non sono l’unico Cesare sulla terra, ma un paio di indizzi avrebbero dovuto farti pensare (come hai fatto) a me …

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