L’Unità d’Italia nella mitologia di famiglia*

*Somministrare con cautela. Potrebbe nuocere alla salute dei padani.

Un avo  garibaldino (Pietro Valentini, fotografo di Brescia. Era tra i 1162 che partirono da Quarto il5 maggio 1860).

Un bisnonno che arrivava dalle Marche e lavorava il cuoio (Paolo Dea, mai saputo che cosa facesse esattamente ma dicono che abbia lasciato delle lettere molto belle indirizzate alla bisnonna Emma)

Un altro bisnonno, Concezio, che faceva il militare di carriera  e ha messo al mondo una serie di figlie più un figlio. Veniva da Rieti, ruttava alla faccia di Sua Maestà Vittorio Emanuele III e di quello stronzo del Pontefice a finestre spalancate durante il fascismo, facendo venire crisi isteriche alla moglie, Anna, che veniva da Capua. Capua, a suo dire, aveva fregato a due persone: a Annibale e a lui.

Nonno Beppe, nato a Roma e nonna Palmilia, nata a Gaeta. Nonno Beppe lavorava all’ATAC. Durante i bombardamenti su San Lorenzo, il 19 luglio 1943, riportava i mezzi in rimessa. Sotto le bombe. Nonna Palmilia era la sorella povera tra le figlie di Nonno Concezio. Erano  i genitori di mio padre.

Nonno Andrea detto Alfonso e nonna Massima, Sala Comacina. Lago di Como. Il nonno Alfonso socialista di quelli veri come tutta la famiglia, che non prese la tessera del PNF. Poi fece il partigiano. Nonna Massima non era tanto contenta, pare, delle idee da facinoroso del nonno Alfonso. I genitori di mia madre.

Mio padre, Paolo, nato a Roma nel 1932. Venuto a lavorare a Milano negli anni ’60 e mai più ripartito. Faceva il geometra e ora fa il pensionato.

Mia madre, Maria, nata a Sala Comacina nel 1937. Per la verità nemmeno si chiamava così il paese, all’epoca, e ogni tanto non le riconoscono il codice fiscale. Venuta a Milano con i nonni. Quella che voleva studiare e che si è dovuta accontentare dell’avviamento, perché la scuola a casa sua era un lusso.  Ora fa la pensionata anche lei.

E infine io e mio fratello. Nati a Milano. I nipoti della generazione che ha studiato e che con gli studi non ci fa nemmeno la birra. Io a Milano non ci sto più.

Guardo l’albero genealogico della famiglia, tra i congiunti stretti e quelli che lo sono un po’ meno. A guardarlo da lontano ho la sensazione che sia fatto a forma di stivale e che non abbia nessun confine geografico. Che la storia degli ultimi 150 anni sia passata anche un po’ attraverso quelli che ci sono stati prima di me, a partire dall’avo garibaldino che partì da Quarto con i mille.

Ma magari sono solo un sacco di seghe mentali. Comunque io oggi il tricolore non lo metto fuori. Non sono tipo. Preferisco ricordarmi di gente che l’Italia si è messa a farla senza nemmeno sapere che la stava facendo.

A parte lui (forse):

(la qualità della foto fa un po’ schifo, d’altra parte non è che si possa pretendere molto, da una foto che  a dire poco un centinaio d’anni li porta tutti…)

Update:

Mia ha telefonato mia zia per correggere i refusi e luoghi di nascita. Cӏ qualche variazione rispetto al post originale.

Annunci

Ehi, tu che stai per commentare. Sei proprio sicuro che il link al tuo blog inserito in calce al commento sia necessario?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...