Opere d’arte fuori dall’Ara Pacis

(accaduto il 18 marzo 2011)

Questo non è il resoconto della visita alla mostra di Chagall ospitata presso l’Ara Pacis. A vedere Chagall, andateci, se passate, che finisce domenica e se riuscite a fare lo slalom tra le vecchie con guida in grado di farsi i commenti a un volume insopportabile mentre sono ancora nello spazio espositivo magari la gradite ancora più di quanto l’ho gradita io, e l’ho gradita parecchio.

Non è nemmeno il racconto della mia prima visita all’Ara Pacis, che vista da fuori è uno dei luoghi più brutti mai ipotizzati in una città e soprattutto in quel punto centrale, uno scatolone squadrato bianco e trasparente in mezzo a palazzi e monumenti di un secolo che non ha niente  a che vedere con loro. E non lo dico perché odio i palazzi moderni in mezzo a quelli antichi, alla seconda visita a Parigi sono riuscita pure a gradire la presenza della Piramide del Louvre di metallo e vetro che non ci azzecca nulla con un palazzo del 1700. Però ci sta bene perché la Piramide è bella.

Invece l’Ara Pacis fa proprio schifo, da fuori.

Dentro si sopravvive, è spaziosa, permette di vedere il mondo di fuori e soprattutto è luminosa, al piano di sopra.  Sull’illuminazione dello spazio espositivo avrei qualcos’altro da ridire ma l’illuminazione delle mostre risulta carente ovunque, di questi tempi.

Solo che costa 11 euro per i non residenti e 10 per i residenti, l’Ara Pacis. 9 e 8 per chi ha la metrebus annuale. Quindi non posso accendere un mutuo solo per tornarci. Ed è un peccato perché a vedere Chagall sarei tornata, visto che sono il tipo in grado di tornare, alle mostre.

Però quello di cui volevo parlare, e di cui non ho ancora parlato, è l’artista (credo fosse un artista, di sicuro è un tizio con molta inventiva, perché a me una roba del genere non sarebbe mai venuta in mente) che venerdì, di fronte al lato sinistro dell’Ara Pacis, quello che si raggiunge arrivando da via di Ripetta, ha messo questa cosa:

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Io non lo so se è un artista o solo uno con un sacco di fantasia, ma dopo averlo visto avrei voluto spartire equamente tra lui e l’ingresso alla mostra i 9 euro, e invece avevo le ragnatele nel portafogli. Ho dovuto vuotare il portamonete che arrivava all’euro scarso.

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