Non so se essere contenta o se prendere un machete.

Il mio problema quantico principale dell’ultimo mese, mi rinnoveranno il contratto?, si è risolto ieri quando mi hanno comunicato un rinnovo a un mese (questo perché non sono stata in mobilità, altrimenti scattava l’indeterminato, e perché non ho meno di 29 anni, altrimenti ci sarebbe stata la possibilità dell’apprendistato… Quando si dice non avere il tempismo)

Diciamoci la verità, ormai mi ero fatta la bocca ai rinnovi a tre mesi, che ti danno qui giorni di respiro in più e ti convincono che forse ci saranno possibilità di non rinnovo ma hai due mesi di tempo per pensarci con calma e per piacere.

Si vede che da noi si sono accorti che ci stavamo rilassando un po’ troppo, con questa storia che avevamo troppa sicurezza e quando si è troppo sicuri si sa che si è improduttivi. Meglio mettere un po’ di pepe nel culo agli operatori, che se si rilassano collassano.

Quindi adesso, invece di cominciare a chiedermi se mi tocca grattare l’orologio o caricarmi il culo da fine giugno, anticiperò i tempi alla fine di aprile.

Un ottimista cronico direbbe che in fondo sono fortunata, perché c’è gente che non lavora nemmeno per un mese, e io non mi devo lamentare. Brunetta direbbe che bisogna essere flessibili, continuando a confondere il concetto di precario con flessibile.

Io dico che ci venissero l’ottimista e Brunetta, a vedersi le scadenze di contratto a tempi semper più ravvicinati e a cominciare a pensare che tra un mese, tra tre mesi, tra sei mesi, non si sa che fine si fa. Poi mi raccontano quanto sono divertenti l’ansia notturna perché tocca ricominciare la trafila della ricerca del lavoro in tempo di crisi mentre gli annunci sono popolati di proposte indecenti e  non si intravede niente che abbia un minimo di parvenza con un lavoro dignitoso e con (non sia mai!) qualche straccio di diritto garantito.

Sono abbastanza grande per rispondere ad agenzie interinali che propongono stage per insegnare a giovani sotto i 29 anni un lavoro in call center (quando li avevo io, 29 anni, non si facevano stage per lavorare in call center.

Al massimo un corso di formazione non retribuito) e l’idea di andare a fissare appuntamenti per il fisso più provvigioni mi fa letteralmente venire il latte alle ginocchia, per non parlare del travaso di bile all’idea di chiamare a casa della gente per proporre roba che se una persona vuole può comprarsi direttamente da sola senza aspettare che un operatore chieda ti interessa?

Comunque mi sono sfogata.

Oggi vado al lavoro e ci vado per tutto il prossimo mese. Sono pure un po’ contenta per quelli che hanno firmato l’indeterminato e per gli apprendisti, perché non è colpa loro se le leggi concedono sgravi fiscali e le aziende ne approfittano e provvedono a fare contratti convenienti. Sono un po’ meno contenta per me, ma tanto io non sono mai contenta, quindi è normale amministrazione.

Il lato veramente positivo è che se tra un mese noi che prima non abbiamo avuto il tempismo di essere in un’azienda fallita che ha chiesto la mobilità o di nascere dal 1982 in poi saremo lasciati a casa, avremo meno concorrenza perché i nostri colleghi avranno ancora un lavoro.


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