Sono un po’ distratta.

Tra 10 giorni circa si torna a Londra e io sono già lì con la testa, da un pezzo.

Sto preparando il mio itinerario, dove per una volta tanto non sono inseriti settanta musei e quarantacinque monumenti. Ho già visto il vedibile (quello gratuito, si intende, perché quello che si paga si paga tanto, ma per fortuna esistono musei statali gratuiti, a Londra, dove si può passare pure un’intera giornata senza correre il rischio di farseli venire a noia…), e probabilmente tornerò giusto alla Tate Modern per vedere Mirò.

Quest’anno mi dedicherò alla città e a una pupetta che aspetto di conoscere da maggio scorso. Magari se Muriel è in giro da quelle parti vediamo di farci una birra (ehi, Muriel, ci sei a Londra la settimana prima di pasqua?).

C’è da dire che Londra, quando la vidi per la prima volta nel 1998, non mi attirò molto. Era l’ultima tappa di due settimane di interrail trascorse tra Inghilterra, Scozia e Irlanda, e vi approdavo dopo undici giorni di saliscendi da treni, traghetti, pullman, viste su distese di pini, laghi (una delle mie compagne di viaggio ancora oggi è disposta a dichiarare sotto giuramento di avere visto Nessie, mentre traversavamo il lago su un traghetto), vaghi suoni di cornamusa a ogni ora del giorno, pecore in mezzo a prati verdi, isole dove mi sono andata a schiantare contro ogni muretto grazie all’incapacità di usare i rapporti della mountain bike (e nessuno venga mai più a parlarmi delle Aran o gli sparo a vista), per non parlare del Connemara…

Ecco, arrivare  a Londra dopo tutta questa roba diciamo che impedisce di apprezzare in pieno la città.

Quando ci sono tornata due anni fa ero scettica. Andavo a trovare un amico, ed era parecchio tempo che dovevo togliermi qualche sfizio, tipo entrare al British Museum, ma non pensavo che avrei spostato di una virgola la mia prima impressione. Invece, complice la lettura dei Segreti di Londra di Augias, che mi diede una visione del tutto nuova su avvenimenti storici che conoscevo solo di nome e soprattutto di Un luogo incerto di Fred Vargas, che inizia proprio nel cimitero di Highgate, Londra ha finito col piacermi. Tanto che ci sono tornata un’altra volta, lo stesso anno.  a finire di vedere quello che in 5 giorni non si riesce a vedere e a rientrare nella Tate Modern, che al primo giro non era stata apprezzata abbastanza causa una congestione provocata la sera prima da un ventaccio gelido.

Ecco, in due visite consecutive mi è rimasto da visitare Highgate. Non so se quest’anno sarà la volta buona, ho a disposizione tre giorni scarsi. Però Londra è diventata una delle città dove mi piace tornare, ogni tanto. Soprattutto per la presenza costante di amici che ho voglia di rivedere più spesso di quanto non mi sia possibile.

Quindi se non ci vado a questo giro ci penserò al prossimo viaggio.

Ora torno a studiare l’itinerario.

[non è da trascurare nemmeno quel piccolo, infinitesimale particolare per cui ogni volta che mi trovo a Londra smetto di pensare sempre e costantemente all’ItaGlia, e soprattutto non leggo giornali. Un po’ di riposo mentale fa bene, quei due o tre giorni ogni due anni…]

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5 thoughts on “Sono un po’ distratta.

  1. Sono a Milano per il salone dal 13 al 17 poi torno nella perfida Albione. Dove resto fino al 28 poi scappo per 5 giorni per evitarmi il matrimonio. Odio quelli di amici, parenti e conoscenti, figurati se mi faccio fregare da quello del principe. Inoltre e’ la rovina del sangue reale: una commoner si sposa! Hanno pure sentito dire “pardon” dai suoi genitori!

    Comunque quando sei qui? Highgate e sunday roast?

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