A lato di una manifestazione di precari

[non è solo una cronaca della manifestazione, è più che altro un insieme di cose da precari. Ed è pure lungo, per cui armatevi di pazienza. E siccome non riesco a rileggere, se trovate refusi come hanno senza acca scrivetelo qui sotto che poi correggo]

E quindi alla fine c’è stata, la manifestazione dei precari. Anzi, ce n’è stata più di una.

A Roma ci si è radunati in Piazza della Repubblica. Percorso quasi classico, con la variante del Colosseo per l’arrivo anziché Piazza San Giovanni. Saggia decisione perché nonostante quello che si raccontano i sindacati in piazza saremo stati forse cinquemila. Per me abbastanza, per Minzolini la manifestazione non c’è stata ma tanto non guardo il TG1 e Minzolini può dire quello che gli pare.

A Repubblica si è partiti piuttosto tardi, così pure i ritardatari come noi sono riusciti a raggiungere la testa del corteo. Oh, uno pensa che alle manifestazioni dei precari dovrebbe incontrare più o meno tutta la gente che conosce. E io a Roma, tra lavoratori dello spettacolo e operatori call center, conosco quasi tutti precari. Fanno eccezione i miei zii che sono pensionati. Quindi ai fini della manifestazione non valgono.

Di amici precari romani o adottivi in piazza ce n’erano 6. Uno si è aggiunto dopo. Un’altra, che ormai non è più precaria ma è andata a ingrossare le file dei Portatori Sani di Partita IVA (quindi se di nome ora è Libera Professionista di fatto resta precaria), l’ho trovata alla fine del corteo, con tanto di marito e nanetta treenne al seguito, appena sveglia dopo un’oretta a dormire in mezzo al casino. I precari, quando si impegnano, fanno un rumore che non avete idea.

E sporcano pure. A Repubblica manco era partita la testa del corteo che per telefono mi avvertivano che l’AMA, di solito assente ingistificata dalle periferie dell’Urbe, stava già spazzando per strada. D’altra parte hanno ragione, Roma è una città turistica, non sia mai che si lasciano tracce di precari in giro. I precari puzzano e rovinano il panorama. Dovrebbero sempre girare con un addetto AMA alle spalle che lava la strada al loro passaggio.

Torniamo a noi. Uno dei miei conoscenti in manifestazione è il mio collega pastore valdese, che martedì ha partecipato a un’assemblea della CGIL, dove presenziava pure Susanna Camusso. No, io non ci sono stata. un po’ perché l’ho saputo alle 17 del lunedì precedente, un po’ tardi per organizzarmi. Un po’ perché il modo della comunicazione mi è rimasto parecchio sullo stomaco. Nessuna comunicazione ufficiale in uno straccio di bacheca, una collega che riceve un messaggio dal Sindacalista CGIL che io francamente a malapena so che faccia ha, perché non si è mai presentato, e dice che siamo stati autorizzati pure noi interinali a partecipare, spargete la voce. Sì, perché la scala gerarchica delle aziende ormai prevede che oltre ai capi e ai Responsabili ci si divida pure in Dipendenti dell’azienda Indeterminati, Determinati o Apprendisti e Interinali. Quando va molto male ci sono pure i co.co.pro. Non è il nostro caso, però siamo comunque l’ultimo anello della catena. Adesso, io posso capire tutto, e mi sta pure simpatico il lavoro dei sindacati, tanto che volevo iscrivermi di mia sponte alla CGIL, qualche mese fa. Ho persino compilato il form sul sito, e ho cliccato su INVIO. Alla fine mi è comparso un messaggio che diceva sarai contattata dalla Camera del Lavoro della tua città. Sto aspettando di sentire la Camera del Lavoro da novembre. E chiariamo che l’intenzione di iscrivermi c’era nonostante per chi è precario o interinale non ci siano stracci di possibilità di azione da parte di un qualsivoglia sindacato, perché un qualsivoglia sindacato non ha uno straccio di appiglio legale a proteggerci nel caso in cui finisca un contratto alla sua scadenza naturale e l’azienda non voglia più avvalersi della nostra collaborazione. Quindi non sono prevenuta nei confronti dei sindacati a prescindere.

Ma sta comunicazione a minchia di segugio, fatta all’improvviso, che pare la concessione dall’alto, a me è stata sullo stomaco.  E quindi non avevo nemmeno lo stimolo per provare ad andarci lo stesso, all’assemblea. Pazienza.

C’è stato Valentino, il Pastore Valdese, che mi ha raccontato che dopo aver parlato degli indeterminati, quelli riassorbiti dall’azienda dopo mesi e mesi di casini a base di manifestazioni sotto la sede dell’INPS perché arrivavano da un call center che ha perso l’appalto (no, chi ha un contratto a tempo indeterminato non è tutelato, nelle telecomunicazioni meno che in qualunque altro settore privato, perché appena ti capita di perdere una commessa o per capitalizzare i capi decidono di vendersi tutto o falliscono, o qualche volta prima si vendono le commesse e poi dichiarano fallimento adducendo la scusa della mancanza di commesse, tu col tempo indeterminato ti ci pulisci il culo come Berlusconi fa tutte le mattine con un articolo della Costituzione a casaccio), è stata concessa parola agli interinali, e lui ha fatto gentilmente notare che solo per l’INPS, in azienda, ci sono almeno una cinquantina di persone che hanno un contratto fino a fine aprile e non si sa che cazzo succede dal 1 maggio in poi. Poi io almeno il 1 maggio ce l’ho coperto perché vado alla festa del non lavoro al Forte Prenestino, però dal 2 in poi no, che non lo so.

Ecco, adesso pare che il Sindacalista della CGIL che ci ha gentilmente concesso di andare in manifestazione e parlare non abbia più tanta simpatia per Valentino. E noi stavamo a raccontarci queste cose proprio di fronte allo spezzone di corteo della CGIL. Un tempismo che meglio non si poteva trovare.

Salutato Valentino, mentre il corteo partiva (alle nostre spalle c’erano gli Atipici RAI, che sembra un medicinale di quelli da prendere solo su prescrizione medica, l’Atipico RAI. Leggere attentamente le avvertenze. Non somministrare sotto i 36 mesi), mi sono trovata davanti l’Aspirante Pubblicista, che scrive su una testata on line e che mi ha fatto venire in mente certe Giornaliste Precarie di mia conoscenza. Mi ha detto pure come si chiama, la rivista on line,  ma mi cascasse la campana di San Giovanni Bosco in testa se me ne ricordo. L’Aspirante Pubblicista mi ha chiesto se poteva farmi qualche domanda. Ho chiesto se fossero molto scabrose. No, non lo erano. Però erano piuttosto stupide. Voleva sapere che lavoro faccio, e io sinceramente di lavori ne ho fatti talmente tanti e a scadenza così breve che ho riassunto con un faccio la precaria. Solo che alla domanda decisamente fantasiosa perché sei in manifestazione? non sono riuscita a mantenermi seria e le ho risposto perché sono precaria. Che poi non è vero che è per questo, che ero in manifestazione.

La verità è che è talmente tanto tempo che scendo in piazza per qualunque motivo che a un certo punto quando manifesta pure la gente che ha molto da spartire con te in materia di mancanza di prospettive immediate su quello che succederà dopodomani della sua vita, e non si sta preoccupando di cosa farà quando dovrà entrare nel mondo del lavoro appena finito di studiare perché di fatto sta lavorando senza avere uno straccio di certezza, è il minimo che tu scenda in piazza. Finalmente scendi in piazza perché si parla di te, non della Costituzione che è di tutti, delle pensioni che non ci saranno per nessuno, dei diritti degli indeterminati erosi di continuo che a te tangeranno solo un un futuro più che prossimo oserei dire anteriore.

Si parla di te, adesso.

E pazienza se non si sa che caspita stanno rivendicando i precari mentre scendono in piazza e protestano contro la precarietà, che è una di quelle proteste che fanno simpatia, un po’ come le manifestazioni contro la guerra. Pazienza se ci si guarda in faccia a dire sempre e comunque quello che non va e non si sopporta più mentre bisognerebbe cominciare  a mettersi a un tavolino insieme ai ministri del Welfare e del Lavoro e delle Politiche di vattelapesca, per capire che cosa si deve fare con il bilancio alla mano (no, meglio che il ministro del Tesoro non ci venga, al tavolo, perché fino a che è Tremonti ci dice che bisogna tagliare e per risparmiare è capace che il tavolo lo mette ma le sedie ce le dobbiamo portare noi da casa).

Si sta scendendo in piazza per l’ennesimo sabato dell’anno? Ci si scende. Si parla di noi? Bene. Si parla pure d’altro? Va bene pure questo. Perché tanto non c’è un solo tipo di precario.

E non si è tutti precari allo stesso modo, scopro in manifestazione, iniziando una di quelle discussioni sopra i massimi sistemi che solo i precari che hanno almeno 4 anni di università alle spalle, quando non è una laurea conseguita e un master o una borsa di ricerca alle spalle, riescono a protrarre all’infinito. E così ci rendiamo conto che qualcuno pensa che in piazza non ci siano i veri precari, mentre qualcun altro precario ci si sente fino al midollo e lo è da almeno un decennio. Solo che mentre studiava non sapeva di esserlo, perché mentre studi sei all’interno del sistema, hai un ruolo. Lo stesso accade quando sei ricercatore, borsista, e quant’altro. E pure quando sei insegnante precario, hai un ruolo tuo. Perché c’è precario e precario. Come dicevo sopra, pure il libero professionista ha un ruolo, e sulla carta di identità può scrivere che è libero professionista. Che di fatto non significa nulla, perché tutta questa gente che ha comunque un ruolo, se non lavora e non guadagna con il ruolo ci fa la stessa cosa che ci fa il precario semplice. La birra. Anzi, il libero professionista che non lavora e non guadagna, con il suo ruolo nella società ci deve pure pagare i contributi INPS,  pure se sta sotto un certo reddito. Quindi di birre se ne fa due.

E insomma, son discorsi che i precari mediamente scolarizzati riuscirebbero a portare avanti per ore e ore, pure in mezzo alle manifestazioni, se non arrivasse il libero professionista del settore dello spettacolo a chiudere la diatriba del da quand’è che hai iniziato a sentirti precario? con un da quando lo spermatozoo di mio padre ha incontrato l’ovulo di mia madre. Chiusi i discorsi pseudo seri e si torna a camminare a passo di lumaca per via Merulana. Inutile cercare variazioni di percorso fino a Via Statuto, non ce ne sono. Solo a Via Satuto, dove si passa sotto i magazzini MAS, che secondo me sono il perfetto emblema del precario peggiore, quello squattrinato che non può permettersi nemmeno un centro commerciale decente, c’è una variazione sul tema. Quindi si prosegue per via Emanuele Filiberto, sempre più o meno intorno alla testa del corteo, e si gira in Via Labicana.

Su via Labicana c’è stato un momento di delirio, a cantare Ho visto un re, E la vita, la vita (tengo le prove, i filmati fanno schifo, ero in controluce,  ma l’audio si sente bene…), Bella ciao, che non si sa perché ma è onnipresente, e insomma, più che un corteo di disperati sembrava una banda di sciamannati che vanno a una festa. Che poi, voglio dire, le manifestazioni secondo me a Roma glie donano un sacco.

Non è che ci sia molto altro da dire, a Colosseo il corteo ha preso la strada del Celio, e lì è finito. Qualcuno voleva andare a sfondare non si è capito bene dove, presumo volessero arrivare a Palazzo Chigi, ma non se n’è fatto nulla. Il palco stava in prossimità dell’arco, proprio dietro il Colosseo, in una zona turistica (dal Colosseo i turisti facevano foto ai manifestanti. Io vorrei sapere che raccontano quando tornano a casa, i turisti, soprattutto quelli stranieri, con tutte queste foto di gente che manifesta sparse in mezzo ai ricordi delle vacanze. Forse la stessa cosa che raccontai io a mio padre e mia madre nel ’94, quando per le strade di Dublino capitammo in mezzo a una manifestazione di disoccupati, che si portavano dietro pure una bara che simboleggiava la morte del lavoro… In Italia una bara in giro l’ho vista giusto dopo Italia-Francia nel 2006, in memoria della Francia sconfitta).

E poi ha cominciato ad alternarsi la gente sul palco. Tutti giovani che raccontavano la loro storia e le storie di una generazione. Quelle storie che conosciamo da anni e che sentiamo raccontare da anni, in ogni salsa.

Qui, dopo aver salutato la nuova portatrice sana di partita IVA con marito e figlia al seguito, ce ne siamo andati a casa, perché le manifestazioni sono belle, ma camminare sotto il sole massacra le gambe e i piedi non c’erano più. E poi quello che dicono dal palco ormai si trova su Youtube, dove si sente meglio, senza casino intorno, e uno se lo va a risentire quando si è perso qualche pezzo.

Insomma è andata pure questa.

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