Riassunto delle puntate precedenti.

[si parla parecchio di precari e di rinnovi di contratto. Se non siete interessati all’argomento è meglio che non vi avviciniate nemmeno, potrebbe rivelarsi una lunga lettura]

Eravamo rimasti al rinnovo di contratto non ancora pervenuto e a un’assemblea sindacale del NIdiL (che scopro ora essere l’acronimo di Nuove identità di lavoro. Insomma, ci hanno chiamati LAP, precari, atipici, ma nuove identità mi fa sentire un po’ come se arrivassi da Marte o dintorni. Non lo so, se mi piace).

Togliamo subito qualunque dubbio sul rinnovo: c’è stato. Pare che abbiano rinnovato quasi tutti a parte tre persone.

Questo mi spinge a desiderare una fine lenta e dolorosa per tutti i colleghi che in vista delle scadenze di contratto cominciano a mettere in atto il terrorismo psicologico che spinge a stabilire con la certezza dell’uomo che non ha chiesto nulla a nessuno ma sa come andranno le cose e contro qualunque evidenza (aumento di lavoro, inizio di nuove commesse, richiesta di straordinari improvvisi eccetera) che dai piani alti dicono che non rinnoveranno nessuno di noi. É una notizia ufficiale, me l’ha detto X.

Ecco, io ho già stabilito che alla prossima scadenza chiunque arriverà davanti a me a raccontare castronerie, per risparmiarsi la rottura del setto nasale causa una mia zuccata (ho la testa dura…) dovrà presentarmi una dichiarazione firmata e vidimata dal Megadirettoregalattico dell’azienda.

Perché una delle cose più insopportabili quando si è in scadenza di contratto è la sicumera dell’uomo che non è pessimista, peggio, e che deve raccontare le sue elucubrazioni in cui si dipinge un futuro di inedia, di disoccupazione, di morte, carestia, guerre e  pandemie (nemmeno si rileggesse il libro dell’Apocalisse ogni mattina appena sveglio mentre sorseggia il caffè) a TUTTI i colleghi del call center che sono nel suo raggio d’azione durante l’orario di lavoro.

Per il passaparola può sempre contare su qualcuno che invece di farsi venire il dubbio e chiedere ma chi te l’ha detto? (vedi me, nota scassacazzi che ha così poca sopportazione per le leggende metropolitane sul posto di lavoro da smontare qualunque tesi complottista non appena se la trova davanti, e non per amore di verità ma per un più banale istinto di autoconservazione dall’ansia) ci crede ciecamente e comincia a spargere L’Apocalisse secondo l’operatore XYZ presso tutti i fortunati che si sono persi l’annuncio causa turno differente.

Ê roba da cui è difficile scappare, quando non si conosce il proprio futuro, sono perfettamente d’accordo. Ho impestato il blog con dubbi infiniti e con le mie opinioni abbastanza chiare sul brutto vizio dei rinnovi a uno o tre mesi. Non per questo mi sembra giustificabile inventarsi leggende sui non rinnovi per mettere di pessimo umore tutti i colleghi, nessuno escluso. Insomma, mi pare che le prospettive di un interinale siano già abbastanza miserrime da sole senza andare ad aggiungere i propri personali film dell’orrore allo scenario.

Tornando a noi, stavolta si scade il 31 luglio. E per ora mantengo strettamente personale qualunque analisi. Prima di capire le reazioni dei colleghi dovrò sondare attentamente il terreno. Non nascondo però che verso la metà di luglio mi aspetto qualcuno in grado di fare rimostranze perché avrebbe voluto tanto prenotarsi le ferie in agosto, e in queste condizioni come si fa? (nota: i lavoratori precari, pure se sono nuove identità di lavoro, sono identici in tutto e per tutto agli altri esseri umani, e quando devono fare considerazioni alla cazzo si comportano esattamente come i nostri vicini di casa. Quindi esprimono considerazioni umane, tipo il bisogno di andare in ferie sacrosanto, in maniera goffa).

Però tre mesi sembrano lunghi e il primo è iniziato da due giorni. Quindi per ora si lavora e si tace.

E si va pure alle riunioni sindacali. Sì, ci sono stata. Alle 20, dopo il lavoro. alla sede CGIL sulla Tiburtina. Che per dire la verità non è stata semplicissima da trovare. Nel senso, la sede è anche in bella vista, e bastava dire  è in via Lino da Parma. Anche perché è proprio all’inizio, dove la via incrocia con la Tiburtina.

Ma anche qui, quando si chiedono informazioni sui luoghi dove si sta andando per la prima volta, si creano una serie di mostri. Per esempio, c’è chi ti dice che devi andare a Tor Cervara. Che sta intanto dal lato opposto della strada, e soprattutto non ti porta a nulla. Al massimo da Tor Cervara raggiungi la Collatina, oppure arrivi sulla Palmiro Togliatti e te ne torni tranquillamente a casa. Questo, sempre ammesso che tu sia automunito. Altrimenti sono un po’ cavoli tuoi. Altri consigliano, non si sa perché, di passare per San Basilio. Peccato che andando dritti o facendosi una fermata d’autobus si raggiunga il posto persino comodamente…

Insomma, verso le 19.45 avevo svelato l’arcano abbastanza e mi sono incamminata verso la sede CGIL. Che era esattamente dove doveva essere, ma dove non c ‘era nessuno. Ancora. Son le cose, queste, che ti rendono antipatiche le riunioni nel nulla, a ore improponibili, in luoghi che non hai mai visto prima e soprattutto con la luce del giorno che tende via via a scendere.

Ragazzi, io tengo paura delle strade vuote al buio. Soprattutto di quelle che non conosco.

Per fortuna dopo un po’ ha cominciato ad arrivare qualcuno. Non troppi, eh, che quando ci sono queste riunioni in cui si prevede il passaparola si sa che il passaparola fa cilecca e alla fine viene avvertito un quarto delle persone a cui potrebbe interessare la riunione, e di questo quarto la metà aveva già un impegno. Morale: siamo 50 interinali solo per la nostra commessa e su 50 eravamo in 5.

Già questo presupposto è interessante, per portare avanti rivendicazioni sindacali. cinque, chiaro, più il rappresentante sindacale della CGIL, quello che ha portato avanti le rivendicazioni dei vecchi colleghi (gli ex in mobilità che adesso sono a tepo indeterminato, tanto per capirci) e che a me personalmente non rimane tanto simpatico per una serie di motivi. Intanto, quando una persona con cui non hai mai parlato ti chiede se sai quante persone ci saranno non ti risponde a cazzo ah, non  lo so, dovevate avvertirle voi. Io buona grazia che l’ho saputo, perché mi ha avvertito un terzo. Non è che sono iscritta alla CGIL oppure qualcuno mi ha investita dell’obbligo morale di avvertire che c’è una riunione sindacale in cui io ho qualche voce in capitolo: mi è stato comunicato e ci sono venuta. E già questo è un buon modo per farsi andare di traverso tutta la buona volontà che si può provare verso il sindacato con il maggior numero di iscritti in azienda. Pure a me che contro la CGIL non ho nulla di personale, anzi, mi ci volevo iscrivere…

Poi cominciano ad arrivare i colleghi, e si dà il libero sfogo a tutte le recriminazioni che non si possono toccare al lavoro. Recriminazioni su cui ogni tanto io trovo un po’ di esagerazione, perché il nostro problema attuale non è legato a vessazioni del datore di lavoro quanto all’incertezza per il futuro. Non considero il call center dove lavoro attualmente il peggior posto dove potessi capitare, anzi. Ho conosciuto davvero posti peggiori, dove i supervisori erano indecenti e dove i capi trattavamo le persone come pezze da piedi anziché come esseri umani (sì, dovrei cominciare  a sfoderare un po’ di ricordi). Ma tant’è, ognuno ha la sua percezione.

Il fatto è che con tutta la riunione, dove non si è stabilito granché (a parte che siamo l’anello più debole della catena, perché siamo interinali, e prima di fare battaglie per nuove assunzioni, ossia le nostre, il sindacato dovrà contrattare il passaggio a8 ore degli indeterminati che attualmente sono a 6 ore), è chiaro anche a un cieco che con le leggi attuali, che consentono ai datori di lavoro di avvalersi di interinali fino al sesto rinnovo (e non è chiaro se ìnei 6 sia compreso o escluso il primo contratto, quindi è a libera interpretazione: i rinnovi consecutivi potrebbero essere 5 o 6) e con la possibilità per l’azienda di ricominciare daccapo con lo stesso lavoratore con contratti a tempo determinato fino a un massimo, di nuovo, di sei, per un massimo temporale di 24 o 36 mesi, su questo devo trovare il dato certo, la situazione non sembra avere grandi vie di fuga.

Quindi in definitiva non ho capito ancora che cosa potrebbe mai fare il sindacato per la nostra situazione, nel concreto. Nel dubbio, mi siedo e mi prendo una tazza di té. O una granita al limone, che si avvicina l’estate e il té potrebbe essere roba troppo calda. Ho davanti tre mesi di tempo.

Un’eternità, se si ha il potere di creare il mondo in 6 giorni e il settimo ci si riposa. Sfortunatamente a me questo potere difetta ancora un po’.  Mi tocca ringraziare perché c’è tanta gente che vorrebbe essere al mio posto. E questo purtroppo è vero. Uno qualunque dei miei attuali disoccupati in scadenza di periodo indennizzabile metterebbe la firma, per il mio rinnovo a tre mesi.

Traetene voi le conclusioni.

(Venerdì comunque c’è lo sciopero generale. Io sono di riposo. Mi sa che vado a vedere che succede in piazza.)

Annunci

Ehi, tu che stai per commentare. Sei proprio sicuro che il link al tuo blog inserito in calce al commento sia necessario?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...