L’incertezza dell’indeterminato*

[si parla di lavoratori call center, di datori di lavoro stronzi e della banalità dei soprusi sul lavoro. Astenersi gente che licenzierebbe chi sciopera. Non solo perché non interessata all’argomento: soprattutto perché se la trovo a commentare vengo personalmente  a prenderla a calci]

Ho conosciuto X ad *****, mentre lavoravamo entrambe come interinali. Un contratto di un paio di mesi per interviste telefoniche, non a progetto. Contributi da dipendenti, malattia, ferie pagate, TFR. E nessun limite minimo di interviste giornaliere da portare a casa, perché ci pagavano un fisso mensile. Con straordinari pagati, e bene.
Era 4 anni fa. Ci andavamo a piedi, al lavoro, o in metro. Una fermata io, un paio lei. Si usciva di casa mezz’ora prima. Una pacchia.

Poi io in ******  non ci sono più stata, ma poco male, ho fatto altro, incluso scrivere un paio di puntate di soap. X invece ha continuato con un lavoro di assistenza clienti per una compagnia telefonica, sempre come interinale, che all’epoca ******  non assumeva più nessuno (c’era appena stato il casino con i 3000 dipendenti che han dovuto assumere grazie a quel bellissimo accordo sindacale raggiunto con l’aiuto della CGIL, che se uno ci pensa ancora gli viene da dar di matto, perché 20 ore o 24, a discrezione dell’azienda, a settimana con turnazione decisa dai capi e non azzardarti a contestare, e uno stipendio base che oscilla tra i 500 e i 600 netti mensili, costringendoti di fatto a trovare un altro lavoro per campare, non è esattamente il miglior accordo possibile da trovare per gente che con il lavoro al call center purtroppo ci deve campare suo malgrado).

X è una madre separata. I lavori così a X servivano come il pane, per mandare avanti la famiglia.
Quindi questo se l’è trascinato finché ha potuto.

Poi basta ******. Cominciavano a dirle che era troppo vecchia, perché è chiaro che sei vecchia quando sei quasi ai 50 e cerchi un lavoro. Non importa se hai lavorato magari per anni in call center, e un’esperienza ce l’hai. Cominciano a non prenderti più, e i lavori stabili te li puoi anche sognare.
X non ha mai smesso di cercarne. Bene o male ha sempre lavorato, sempre con le agenzie interinali. Spesso con rinnovi brevi. Poi è arrivata una legge, per cui lei, che aveva una certa età e da qualche anno era in quella condizione, doveva essere garantita dopo il secondo rinnovo con un contratto a tempo indeterminato. Non mi ricordo come si chiama la legge perché mi sa che se mai ne avrò bisogno io sarà stata soppressa. Ma alla fine si è trovata un altro lavoro.
Alla ******.
Ora, alla ****** ci son state un po’ di persone che ho conosciuto e parecchie sono scappate a gambe levate.
Perché alla ****** si vendevano surgelati. E rompevano le palle. Tanto. Io in ****** non sarei mai andata nemmeno se fosse stato l’ultimo posto di lavoro sulla faccia della terra, tanta è la mia incapacità di vendere qualunque cosa.

X no. X non è di quelle categorie che si lamentano perché devono lavorare troppo o fanno un lavoro di merda,  e  il suo lavoro lo fa. Lo ha sempre fatto. Non è di quelle che si fanno odiare dalle colleghe perché la danno a qualcuno o fanno comunella coi capi, ma lavora bene e viene richiamata nei posti dove la conoscono.
E quindi a lei il contratto lo hanno rinnovato una prima e poi una seconda volta.

Solo che nel frattempo la ******* ha cominciato ad avere qualche casino. Prima nella sede centrale.  Poi a Roma, dove l’estate scorsa X mi diceva che pagavano in ritardo, e dovevi andare a chiedere quello che ti doveva per piacere, e se lo chiedevi per piacere, allora te lo trovavi sul conto corrente il giorno dopo.

Son cose che una direbbe anche ‘ma ancora lì, rimani? Cerca qualcos’altro’. Solo che chi lo dice non sta a Roma a cercare lavoro e non sa quanto porta a casa X lavorando in quel posto: intorno ai 750 euro fissi, per sei ore cinque giorni su sette, turni fissi. Malattia e ferie pagate. E in più gli assegni al nucleo familiare, che se magari a uno gli sembrano una miseria per una famiglia come quella di X sono un sacco di soldi al mese. Con poco più di 900 euro X ai figli fa fare una vita non ricca ma dignitosa. La casa è stata pagata tutta. Unica casa, di abitazione, quindi niente ICI.
Chiunque ha una casa di proprietà di cui ha finito di pagare il mutuo sa cosa significa.
Soprattutto, se X se ne va fine dei benefici della legge che la protegge, perché deve ricominciare la trafila dei contratti a termine un’altra volta.
Quindi resta e fatica.

Verso la fine dell’anno scorso il patatrac dell’azienda la costringe a vendere. Vendono a ******.  La sede passa da Viale Regina Margherita a Tor Pagnotta.
Chi sa dov’è Tor Pagnotta sa anche che arrivarci da Cinecittà implica un viaggio non indifferente, soprattutto se non si ha un’auto. X non ha l’auto. Però il viaggio se lo fa. Si alza alle 5 del mattino tutte le mattine, per andare a lavorare, perché ha due figli e la società la tiene a tempo indeterminato.   E regge.

Ci sentiamo a spizzichi e bocconi, con X. Ultimamente, causa reciproci orari, ci becchiamo in chat su facebook. E ci siamo beccate, proprio ieri.
Mi racconta, X, che l’altro giorno (il 6 maggio)  hanno scioperato, con le colleghe.
Io strabuzzo gli occhi perché non me l’aspetto. La sapevo a tempo indeterminato, senza problemi di sorta.
Invece i problemi di sorta ci sono. Han tolto le pause 626, perché secondo l’azienda loro non sono videoterminaliste. Perché ogni tanto si alzano dal posto.
Quindi 6 ore senza pause. Giusto per andare in bagno se proprio ti scappa. Evito di chiedere se al capo sta bene, o se pensa a un catetere, per ovviare al problema. Ho in mente le lavoratrici della Kirby che venivano maltrattate per lo stesso motivo e di scherzarci non mi va.
Ma c’è di più.
Pare che l’azienda stia per fare di nuovo un passaggio ad altra società (che già per loro ****** ha inventato una società di nome ******, di cui non si trova traccia su internet). E che si voglia ritoccare pure il contratto.
Basta con sto stipendio base da 750 euro mensili più buoni pasto, che sono troppa grazia e poi ci si adagia e si batte la fiacca. Si passa a 45o fisse per 4 ore di lavoro, più gli incentivi di 250 al raggiungimento dell’obbiettivo.

E che è sta storia delle ferie pagate? D’ora in poi si recuperano durante l’anno. Già la malattia la paga l’INPS a partire dal terzo giorno, perché prima si sa che si sta male gratis, ma questo non è un problema solo per X  E’ diventato trasversale da quando è passata l’idea che star male sia un lusso, il capriccio dei lavoratori che non sanno che cazzo fare nella vita.

Però, ehi, il contratto rimane a tempo indeterminato. Mica li si lascia in mezzo alla strada, i lavoratori.
No, li si convince a cercarsi un altro posto di lavoro con le cattive. O ad accettare condizioni peggiori.

Solo che X e colleghe non ci sono state. Si sono iscritte in massa alla CGIL. Roba che se me lo avessero raccontato non ci avrei creduto in nessun giorno della mia vita.
E non per sfiducia nei confronti di X, ma perché di questi tempi una presa di posizione da parte di lavoratrici in un call center dove si viene trattati di merda mi sembra quasi una chimera.
Invece no. Da qualche parte esistono, e scioperano pure, quando ci sono gli scioperi generali indetti dai sindacati.
Adesso non si sa quanto durerà la coesione, perché quello che succede sempre dopo i primi momenti è il ricalcolo delle proprie possibilità e necessità, e da domani in poi si vedrà che combina l’azienda.
Ma la storia di X che probabilmente interessa solo il mio blog  (non ci sono altre tracce in giro per la rete, sulla situazione in ******. Non datevi il pensiero di cercarle e fidatevi sulla parola), a me piace. E la racconto.

E mi piace doppiamente, la storia di X e delle sue colleghe,  dopo aver letto l’ennesimo idiota da social network che augura il licenziamento a tutti quelli che scioperano, con tanto di invito ad aprirsi una bella partita IVA.
Perché qui di gente che viene licenziata o invitata da pessime condizioni di lavoro a levarsi dalle scatole ce n’è senza nemmeno bisogno dello sforzo dello sciopero.

E perché nella pelle di X, uno stronzo simile, non ci sopravviverebbe mezza giornata. Ci son pelli che vanno sapute anche indossare. Mica sono da tutti.

*Update del 10 maggio 2011

Su richiesta di X, ho tolto il nome delle aziende,  che ora compaiono asteriscate, e la sua iniziale.  Mi scuso per l’illeggibilità del post, ma quello che si deve capire si capisce lo stesso, IMHO.

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2 thoughts on “L’incertezza dell’indeterminato*

  1. Quando si dice le magnifiche sorti e progressive. Quando la senti, tutta la mia solidarietà a S. E un sospiro di sollievo per non aver incrociato il conte che licenzierebbe chi sciopera

  2. Voglio esprimere la mia stima e solidarietà per S. e le sue colleghe.
    Ho vissuto in un callcenter dall’estate 2005 fino alla primavera 2009, quando s’è conclusa agonizzando l’esperienza.
    Ora lavoro all’interno del colosso assicurativo per cui già rispondevo in quel pessimo callcenter esterno (anche se era quasi un’isola ‘felice’, da quanto leggo in giro). Ho un indeterminato anche stavolta ma con una ditta esterna (l’helpdesk è fisicamente dentro la struttura ma lavoriamo come ‘consulenti esterni’) per cui niente 16 mensilità (o premi produzione o simili), niente 36 0 38 ore settimanali ma 40, no convenzioni ecc. Certo qualche sconto ce l’abbiamo ma il risparmio è quasi nullo.
    Non mi lamento, anzi, ho la fortuna di avere un d(on)atore di lavoro serio e molto disponibile e dei capi/responsabili apprezzabili davvero, oltre che colleghi magnifici. Ma resta il fatto che mi chiedo: quanto può durare una persona in quelle condizioni, cioè con cuffiette addosso 40 ore la settimana? Se per qualche motivo perdesse il lavoro, questa persona chi la prende? Le competenze sono ben specifiche.
    Tra i miei colleghi si trovano numerosi laureati, master-izzati, dottorati ecc.
    Mi pongo tante domande, ma le allontano. Tanto, la pensione non la vedrò mai.

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