E quindi ogni tanto arrivano pure queste giornate.

Quelle che ti svegli e ti rendi conto che il candidato sindaco per cui hai votato, per la prima volta nella tua breve esistenza è in vantaggio sull’avversaria.

Quelle che ti dici sì, vabbé, è vero che un voto non cambia un cazzo, però, porco Giuda, è un voto che non cambia un cazzo insieme a un sacco di voti che non cambiano un cazzo, e quelli fanno il 48% e mandano al ballottaggio.

Quelle che ti riracconti la favola della democrazia, e non ti fa vomitare come è successo negli ultimi 17 anni ogni giorno.

Quelle che speri che Pisapia non soffra della sindrome della Roma che riesce a farsi battere dopo 3 a 2 dopo essere stata in vantaggio per 2 a 0.

Quelle che ci si potrebbe persino credere, ma non si osa. Al limite si spera che non sia un fuoco di paglia e che il vento stia cambiando sul serio.

Quelle che devi prenotare il treno per il ballottaggio, e non hai mai avuto tanta voglia di tornare a Milano così in fretta.

Quelle che ogni tanto ti ricordi perché, nonostante tutto, non ti viene ancora da vomitare a dire in giro che sei milanese.

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