“Siete pregati di non sparare sul pianista”

È uso ringraziare per le segnalazioni?

No, perché io devo ringraziare questi due (o uno dei due, non so chi a dire il vero) per aver piazzato il mio ultimo post sulle strane abitudini che il mondo del lavoro attua nei confronti dei precari interinali tra le letture di ieri.

A dire il vero oltre a ringraziare volevo segnalare pure io un loro post. Mi stavo ripromettendo di riprendere qui sopra, a mia volta, questo argomento, perché quella commessa la capisco, e bene.

Faccio una lotta tutti i santi giorni con gli utonti e con gli utenti, per precisare che no, io non c’entro nulla, devo fare da ambasciatore che non porta pena, ma non sono stata io a firmare le circolari che hanno tradotto normative votate altrove. Le stesse normative che procrastinano la pensione di un anno una volta raggiunti i requisiti, o che aumentano la percentuale di invalidità per cui si ha diritto alla prestazione economica, o che eliminano addirittura patologie dall’elenco per cui è previsto il riconoscimento di un’invalidità, che stabiliscono quanti e quali sono i contributi utili per ottenere il diritto alla disoccupazione, o che prevedono la restituzione di tredicesime e, vengo a sapere proprio in questi giorni, del bonus di 1000 euro per i nuovi nati.

Io sono costretta a dare cattive notizie, ma ci tengo, è proprio un punto d’onore per me, non essere accumunata a chi prende decisioni che mettono col culo per terra la gente.

Qualcuno dei miei colleghi ci gode, c’è sempre quello che ci gode immensamente nel vedere un disgraziato che non sa come campare privato di un sostegno perché non raggiunge i requisiti. Perché, ehi, è la legge, la devi rispettare, e poi chi me lo dice che non sei uno di quelli che se ne approfittano?

A me la gente che ha bisogno di un sussidio o di un sostegno fa ribollire il sangue. Perché a casa mia c’è stato bisogno dei sussidi e dei sostegni del Comune, per un sacco di tempo, e non per colpa di mio padre o di mia madre, ma di un sistema che ha permesso a un’azienda di lasciare a casa per ridimensionamento del personale un lavoratore scrupoloso, sopra i cinquanta, con due figli piccoli, dopo 29 anni di lavoro onesto e fatto bene (mio padre poi ha aperto una partita IVA, unica alternativa. Lavorava poco perché era piuttosto inflessibile e rispettava scrupolosamente tutte le leggi sull’edilizia, come spesso non accadeva con chi aveva a che fare con l’edilizia nella Milano da bere. Infatti come libero professionista ha avuto vita grama. Ha tanti difetti, mio padre, ma non si è mai azzardato a fare qualcosa che non fosse eticamente lecito)

Quindi a me, la gente fa ribollire il sangue quando formula richieste sceme, o quando non capisce che esiste un motivo se non diamo informazioni senza avere l’utente in linea, ma quando deve chiedere sostegni del reddito, non mi provoca nessun godimento interiore nel verificare che le mancano i requisiti.  Non parto dal presupposto che sono tutti uguali, e che sono predisposti a fregare il prossimo.

Quando mi chiedono informazioni sui requisiti per sostegni al reddito, mi viene in mente mio padre. E insieme,  quelli come lui, che non hanno scelta, ma che si vedono accumunati a chi di base vuole approfittarsene, marciarci, e qualunque altro verbo che possa definire nella vostra testa chiunque chieda un sostegno a cui non avrebbe diritto per legge. E penso che invece di togliere a tutti indiscriminatamente sia meglio, quando c’è qualcosa di storto, non andare a toccare il diritto a tutti, e punire solo i singoli che ci marciano. Anche perché mi ostino a pensare che quella cazzata del tanto lo fanno tutti sia, appunto, una cazzata.

Per questo è un punto d’onore, per me, stabilire una linea di demarcazione tra ME e LORO,  e ribadire che le decisioni le prendono LORO. Perché se le decisioni le prendessi IO, sarebbero LORO, col culo per terra.

O con stipendi normali, da gente normale, almeno. Con ciò che ne consegue a livello di privilegi.

Poi a qualcuno che ha più voglia o tempo di stare a sentire, e sempre e comunque mentre i miei supervisori non sono a portata d’orecchi, spiego anche in parole comprensibili quello che succede e da dove arrivano le decisioni.

Non che la cosa abbia un qualche seguito, ma magari uno di questi, a furia di sentirselo ripetere, che stiamo per arrivare col culo per terra, decide di passare un sabato pomeriggio in corteo invece di stare a casa a fare altro.

Sono quelle piccole cose che ti fanno passare bene la giornata di lavoro. Perché di questi tempi, col lavoro che c’è dalle mie parti, una si sparerebbe all’istante.

(quasi quasi ora propongo di aggiungere all’inizio della telefonata al call center un disclaimer: si ricorda agli utenti che l’operatore non è responsabile delle normative che sta per illustrarvi. Siete pregati di non sparare sul pianista)

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