Storie di ordinaria incazzatura

Lavorare il pomeriggio ha dei pregi.

Ci si sveglia abbastanza tardi, o abbastanza presto ma con parecchio tempo per il cazzeggio, si accende il computer, si attacca il modem e si leggono le notizie della giornata, o di quella precedente (perché le cose succedono anche mentre una è al lavoro di pomeriggio) e ci si aggiorna sul mondo.

Purtroppo la possibilità di aggiornarsi espone a qualche pericolo. Diventi la persona che comunica le notizie sgradevoli ai colleghi impegnati nel lavoro dalla mattina e che il pomeriggio, rientrando a casa, non hanno il tempo di attaccarsi a internet perché hanno lasciato da parte tutto il resto.

Ecco, ormai io mi sono ritagliata questo ruolo. Quando ci furono le prime avvisaglie della bozza della manovra di Tremonti me la lessi di prima mattina, per poi arrivare il pomeriggio a raccontare a una delle tielle l’apocalisze che prevedevo a manovra approvata. L’apocalisse in effetti ancora non c’è stata, non nella sua forma più devastante, ma attendiamo le circolari INPS in cui saranno convertiti i provvedimenti sulla pensione. Qualcuno sta già chiamando, al limite dell’incazzatura.

Ieri è successa la stessa cosa, con la storiaccia dell’accorpamento delle festività, che sinceramente non mi spiego, ma che ne so io di economia e di bilanci delle aziende? Io faccio solo la lavoratrice dipendente e le festività mi piacciono, sparse ogni tanto durante l’anno. Pure quelle religiose, non perché me ne freghi della religione. Sì, il Natale mi sta simpatico, è una buona occasione per tornare a casa e vedere un po’ di amici, però l’Assunta non l’ho mai capita e l’Immacolata Concezione era utile per andare tutto il giorno alla Fiera degli O’ bej o’ bej a Milano oppure alla Fiera della Piccola e Media Editoria qui a Roma.

Però mi piacciono ancora di più quelle laiche, perché cazzo, il 25 aprile, il 1 maggio, il 2 giugno, quella è roba che mi tange. Sono 3 giorni fondamentali per la mia storia, e per la mia esistenza. E dovrebbero esserlo pure per quei gegni che governano, ma invece a loro non gliene frega un cazzo delle memorie condivise. Pare che nella fumosità di Tremonti si sia capito che intende eliminare solo le feste laiche, quelle che sono patrimonio comune di tutti, pure degli atei e degli agnostici. Non si capisce quale sia il risparmio  e l’aumento della produttività per le aziende nell’eliminare tre giorni di festività anziché i 6 a livello nazionale più la festa del Santo Patrono, ma ripeto, che ne so io di bilanci aziendali e aumento della produttività? E comunque, non si capisce l’enorme vantaggio che avrebbero le aziende eternamente in crisi con 10 giorni in più di lavoro annui. Sospetto che la crisi globale e il debito pubblico italiano non abbiano  nulla a che vedere con la sottrazione di 10 giorni annui di produttività.

Comunque. Ieri mattina ho letto questa notizia fantastica mentre cazzeggiavo. È toccato a me comunicare a una collega (a una sola, perché gli altri li ho mancati, causa  pause non coincidenti) la nuova idea di Tremonti per salvarci il culo dal fallimento totale. La collega in questione ha mandato affanculo Tremonti, mentre eravamo sulla metro B. Aveva già mandato affanculo Brunetta, ora toccava a Tremonti.

A me è venuto da sorridere. Amaro. Perché non ha molto senso che li mandiamo affanculo tra Rebibbia  e Monti Tiburtini. Le ho detto questa gente va fanculizzata in piazza, non in metropolitana.

Poi, quando è scesa, mi sono accorta che è agosto. La gente è in vacanza. La settimana prossima pure io non avrò internet a disposizione tutto il giorno,  e pure se sarò in una città con una piazza, la piazza sarà vuota. E ora che si riempirà  per fanculizzare chicchessia, alla maggior parte della gente sarà passata la voglia di uscire di casa perché si sarà rimasticata l’incazzatura e si sarà abituata all’ennesima stronzata.

Perché al peggio ti abitui con una facilità sconcertante, da queste parti.

(a proposito, non è che non mi interessa dei licenziamenti facili. È che ieri mattina non ne avevo ancora trovato traccia. Sennò glielo dicevo)

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3 thoughts on “Storie di ordinaria incazzatura

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