Cose di lettori

Pensavo alla legge Levi, e alla storia che la gente non comprerà più libri perché non ci sono gli sconti.

Ecco, io tre giorni fa ero in Piazza Navona al presidio della FIOM, e mentre c’era sul palco una tizia con una voce pessima che cantava, siamo andati a Via del Governo Vecchio, passando davanti alla  statua di Pasquino. Girando l’angolo a destra,  magari evitando di farti stirare dalle auto che passano,  arrivi alla libreria Altroquando.

Ora, l’Altroquando è una delle mie librerie preferite, a Roma, anche se ci compro poca roba. Hanno un sacco di libri di cinema  e un sacco di senso dell’umorismo (fermatevi a leggere le loro scritte in vetrina, ogni tanto. C’è da sbellicarsi).

Poi da un paio d’anni hanno aperto anche dall’altra parte della strada, così la roba di cinema è rimasta sulla destra, e gli altri libri sono sulla sinistra.

Ecco, io sono entrata nella libreria a sinistra, dopo essermi fatta una cultura dei libri di cinema a destra, e appena entrata ho trovato un libro che cerco tipo da un po’ di mesi, che non riuscivo a reperire nelle librerie della grande distribuzione perché è di un piccolo editore, e nemmeno sul sito Feltrinelli perché prima non era in catalogo e poi era in ristampa.

Il libro si intitola Invisibili. Parla dell’Ilva di Taranto. Uno dei due autori è uno degli scrittori pressoché sconosciuti al grande pubblico che ho apprezzato di più negli ultimi anni (se lo trovate in giro, procuratevi Terra nera, perché ne vale la pena).

Ora, il fatto è questo. Sono entrata in libreria, e senza preoccuparmi di sconti, non sconti, leggi Levi o Vattelapesca, io il libro me lo sono comprato. Di corsa. Perché chissà quando mi sarebbe ricapitato tra le mani.

Quindi, a conti fatti, posso dire senza tema di smentita che la legge Levi, sulla mia personale esistenza di lettrice avrà una rilevanza pari allo 0,0%.

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14 thoughts on “Cose di lettori

  1. La legge Levi è anticostituzionale. Questo basterebbe a indignarsi. Per il resto il fiume può continuare a scorrere come sempre, ma sarà difficile e non sarà più così per molti. La possibiltà di acquistare molti libri a prezzi scontati è una opportunità che spero venga ripristinata dall’Unione Europea. Ne guadagniamo noi lettori, ne guadagnano le case editrici.

    1. Quale articolo della Costituzione viola la legge Levi, secondo te? Perché non mi è chiaro come possa essere anticostituzionale una legge che parla di limitazione degli sconti sui libri. O forse intendi che limita la possibilità di comprare un sacco di libri? Ma se uno vuole leggere per forza, esistono ancora le biblioteche pubbliche… O sono state abolite? Oppure si confonde il diritto alla cultura con il possesso del libro?

      1. (a proposito. Se conosci qualcuno che ha bisogno di libri e costano troppo, se vuoi, fammelo sapere, che io i libri ogni tanto li presto…)

      2. Restrizione di un mercato, limitazione dell’accessibilità a un bene (i ceti meno abbienti leggeranno di meno a patto che non vuoi prestare loro tutta la tua biblioteca (e a tal proposito, la biblioteca è una cosa, un libro a casa un’altra, nessuno ha così tanto tempo libero e non ci sono biblioteche aperte 24 ore al giorno)) e infine limitazione del principio comunitario di libera concorrenza.
        Il diritto alla cultura è una cosa, il possesso del libro è un’altra, contribuisce a mandare avanti il mercato editoriale.
        Sai cosa bisognerebbe scrivere come primo punto per una buona legge sull’editoria, secondo me? La cancellazione della SIAE, organo ormai totalmente inutile, e da rifondare.

      3. Ti risparmio tutte le bestemmie che tirerei alla SIAE, pur avendo fatto per qualche tempo un lavoro basato sulle opere dell’ingegno. Ma rispondo anche a te quello che ho risposto poco sotto. I ceti meno abbienti, come li chiami tu, avevano a disposizione sconti fino all’altro ieri. Non per questo chi nel ceto medio non aveva voglia di comprare libri non li ha mai comprati e viceversa chi li ha voluti si è arrangiato in tutti i modi. Non è comprando più libri che risolvi la questione della lettura in questo paese. Lo risolvi cominciando a ridare importanza alla cultura e a garantire non l’acquisto di libri a tutti ma l’accesso ai mezzi per formarsela, una cultura, e valorizzando i suoi operatori.

  2. Esattamente come se lo stesso libro lo avessi trovato per caso su un sito di vendita online (sai, la serendipità). Quello che posso lo compro comodamente online, poi ci sono le botte di fortuna, le bancarelle, i negozietti di libri usati e via dicendo.

    1. Infatti, è proprio lo stesso discorso. Se uno il libro se lo comprava prima, se lo compra anche ora. Se prima per qualche motivo aveva deciso di attendere per comprarlo, non era per lo sconto, ma perché non ne aveva urgenza. Poi ci sono soprattutto il reparto usato di Melbook Store, il libraccio e le bancarelle di libri a tre euro, per quanto mi riguarda!

      1. Per l’appunto.
        Secondo Amazon, il prezzo è solo all’ottavo posto nella classifica dei motivi per i quali si compra online.

  3. Io penso che ci siano persone che compreranno libri comunque ed altre che rinunceranno più facilmente. Su di me, che sono una lettrice accanita, quella legge non avrà effetto. Ma penso a tante persone che leggono ogni tanto e che, magari, erano attratte proprio dagli sconti. Quelle rinunceranno o acquisteranno sicuramente meno libri. Su di loro la legge Levi avrà effetto eccome.
    Inoltre va detto che non tutti hanno la fortuna di abitare in grandi città e avere diverse possibilità d’acquisto. Ci sono persone che abitano in cittadine con magari una sola libreria a disposizione e senza sconti. Tutto questo è sicuramente un deterrente.

    1. No, mi spiace, io non penso che la gente che compra pochi libri smetterà di comprarne perché non ci sono più sconti selvaggi. Se fosse così, avremmo avuto lettori che riempivano le librerie o che acquistavano libri dalla mattina alla sera fino al 31 agosto. E invece ci sono anni e anni di statistiche a spiegarci che non è esattamente così. Chi è forte lettore lo resterà e chi compra un libro all’anno continuerà su questa strada. E no, non credo che il problema delle persone che hanno solo una libreria a disposizione si risolva grazie agli sconti. Semmai si risolverebbe con la creazione di biblioteche locali accessibili e gratuite. Se in alcuni luoghi d’Italia non ci sono sollevazioni popolari per richiedere l’autentica garanzia del diritto alla cultura, per tutti e non solo per chi ha i soldi, forse è perché questo diritto alla cultura non viene percepito come fondamentale. Ma a renderlo tale non saranno certo gli sconti sui libri.

  4. E quindi quale beneficio ne trarrebbero le piccole librerie indipendenti e i piccoli editori da questa legge insulsa? Io condivido il senso dell’esperienza che hai raccontato nel post, ma direi che non si tratta di un caso emblematico e, anzi, con l’introduzione della legge non ha molto a che vedere. La Levi, ti ricordo, è stata varata a difesa delle librerie indipendenti e delle piccole case editrici, contro la supremazia delle grandi rivendite online (Amazon su tutte). Da lettrice forte ti posso dire che le mie abitudini di acquisto non cambieranno con questa legge: non mi sentirò incentivata avfrequentare le piccole librerie né ad acquistare da loro, non più di quanto faccia ora, cioè pochissimo. Questo significa che anche io comprerei di corsa in libreria e a prezzo pieno un libro raro e lungamente cercato, ma non è questa la situazione tipo. In altre parole, posso pure spendere una cifra considerevole per i porcini freschi una tantum ma non per la spesa di tutti i giorni. Questo è il punto: chi ha a disposizione una cifra limitata per la spesa quotidiana, all’aumento dei prezzi consuma meno, anche meno libri.
    Non si salveranno in questo modo la piccola editoria né i negozi indipendenti e la legge di per sé, se non proprio anticostituzionale, è di fatto illiberale perché mina il principio di libera concorrenza e risulta, alla realtà dei fatti, un cartello.

    1. io però continuo a pensare che il punto per il lettore sia procurarsi il libro da leggere. Se un lettore il libro lo vuole perché vuole leggerlo, il modo riesce a trovarlo.
      E mi esprimo proprio da lettrice, e proprio da lettrice considero la questione delle piccole librerie. Non credo, insomma, che avere una legge del genere cambierà le abitudini di quello che è il consumatore, ossia uno degli agenti principali del mercato dell’editoria. Il consumatore continua ad avere la stessa testa. Il problema del mercato è che a comprare libri sono sempre le stesse persone che ne comprano a decine, o le persone che si comprano i best sellers. Insomma, non c’è un motivo per cui in questo paese si riesce a passare da un numero tot di persone che investono soldi in cultura anziché in altri beni a un numero tot più alto. Trovo che prima di una legge, che non considero anticostituzionale, ma magari inutile, andrebbe sistemato un problema di percezione della cultura, partendo dalle istituzioni che invece da anni stanno cercando di mortificare, appunto, tutti i settori che si occupano di cultura. Nonché di formazione e di educazione. Non so se mi spiego.

  5. Continuo a non essere d’accordo sul mettere assieme il diritto alla cultura e la legge Levi, perché per me sono due cose completamente diverse. La legge Levi mira più al commerciale che al culturale, cioè, al mercato economico vero e proprio, minandolo alla base. Inoltre sono d’accordo con Niki quando dice che non bisogna fare l’errore di prendere come esempio il caso di un lettore abituato a leggere. Bisogna considerare le conseguenze della legge su una fetta più ampia di pubblico, da quello raro e occasionale a quello che ha molto spesso approfittato degli sconti per acquistare libri universitari e quant’altro, fino a quello che compra solo su amazon.

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