Delle critiche e di altri demoni

Si parla di critiche, dalle parti di Matteo Grimaldi, che ha tra l’altro un bel blog, a me finora sconosciuto. Si ringrazao Francesco di averlo segnalato sullo Starbooks.

Ovviamente sono critiche a quelli che si fregiano del titolo di autori o che rendono pubblici i loro capolavori, veri o presunti che siano. L’argomento è interessante, secondo la mia modesta opinione.

Vi riporto il papiro di commento che ho lasciato sul blog, perché ha dignità di post e perché essendo domenica e avendo un po’ di alcol da smaltire il mio neurone non riesce a pensare a qualcosa di nuovo:

Come scrittrice, autrice, sceneggiatrice, persino blogger, ho sentito tante di quelle critiche che potrei venderle un tanto al chilo, a quelli che ne hanno bisogno. Ho imparato a fare la tara, a capire quali sono le critiche all’autore e quali all’opera (o al post), quali sono rancorose e quali oneste, quali superficiali e quali attente al millimetro.
E’ stato un lavoro di anni, e non finisce mai perché appena arriva una critica negativa il primo impulso è sempre rintanarmi in un angolo a piangere. Una volta mi è capitato davanti a una scheda di 13 valutazioni su un soggetto a cui tenevo molto (soggetto arrivato in finale a un concorso). La prima lettura è stata la percezione di schifo da parte dei giurati. Volevo appendere il computer al chiodo. Poi ho riletto le valutazioni con calma.
Dicevano l’esatto contrario di ciò che avevo percepito a caldo. Perché la mia concentrazione a caldo era andata sulle considerazioni in negativo.
Quindi so per certo che non si può ragionare sulle critiche a stomaco vuoto, o prima di aver preso il caffé a colazione. Si reagisce male.
Dopodiché ognuno che si prende la briga di leggere, vedere, dedicare anche un minuto di attenzione a quello che scrivo o rendo pubblico per mia scelta può dire quello che vuole. Sull’opera. Trovo irritante chi comincia a fare la psicanalisi dell’autore partendo da ciò che ha scritto, perché quella sì, è una critica che non ha nessun motivo. Mentre l’analisi dei miei personaggi è completamente in tema.
Insomma io sono per le critiche all’opera, tutte. Poi sta a me vedere quali sono oneste.

Ma ho anche una vita di lettrice e fruitrice. E in questo caso è un altro paio di maniche. Con l’età comincio a essere stufa di dedicare tempo a critiche elaborate su romanzi, racconti, post, persino film, che non mi sono piaciuti. Quindi non vado a prendere l’autore di proposito con l’intenzione di distruggerlo o di dirgli che quello che ha fatto non funziona.
Preferisco parlare di quello che mi è piaciuto, anche per consigliarlo. E anche qui, con altre persone. Non con l’autore.
All’autore mi premuro di dire qualcosa solo in due casi. Il primo: l’autore vuole una critica a tutti i costi.
A quel punto, positiva o negativa, la elargisco. Poi reagisca come preferisce. L’ha chiesta lui (o lei)
Il secondo: l’autore (o l’autrice) è così infantile da pretendere che una persona prima di poter dire qualcosa di negativo sul suo capolavoro se lo sorbisca fino alla fine, ritenendo inconcepibile che chicchessia possa decidere un ‘non mi piace’ o peggio un ‘questo non doveva scrivere, era meglio che si desse all’ippica’ solo dopo 5 pagine. Ecco, quando ci sono casi del genere con autori che si premurano di dire a destra e a manca che prima la gente deve leggerli e POI può giudicare, vinco il ribrezzo che mi possono provocare le prime 5 pagine e leggo tutto, prendendo appunti dei punti deboli, per poter un giorno sedere l’autore a un tavolino e inchiodarlo al suo stesso gioco. Si chiama vendetta. Per ora ho incontrato solo una persona che se l’è meritata. La attendo al varco con l’elenco delle mostruosità del suo romanzo, pagina per pagina.

Qualunque contributo alla discussione sarà ben accetto. Se volete contribuire direttamente da Matteo, fate pure.

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2 thoughts on “Delle critiche e di altri demoni

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