Robe che succedono da Termini a Rebibbia

È un po’ che mi succedono cose strane mentre prendo la metro. Soprattutto la metro B. Soprattutto i treni vecchi della metro B, quelli completamente disegnati dai writers, che non vedi nemmeno fuori dai finestrini perché hanno disegnato pure quelli.

Che poi a me piacciono, quei treni, quando sono fuori e li vedo dalla banchina. Certi sono veramente belli, qualcuno li ha disegnati con cose che ti chiedi seriamente come hanno fatto, questi writers, a disegnare così velocemente, perché io i writers me li immagino sempre che stanno per scappare perché arriva qualcuno, e allora me lo dite, come han fatto a disegnare il Bianconiglio, Supermario, Paperone, persino i Blues Brothers, se con un occhio dovevano controllare che non arrivasse nessuno?

Comunque, a me sti treni mi piacciono, e li fotografo pure con la fotocamera dello smartfòn, che si nota di meno perché sembra sempre che sto smanettando con il lettore emmepitre o con i file pidieffe di qualche libro che ho scaricato, e invece faccio foto cercando di passare inosservata, perché sotto la metro le foto non si possono fare, è vietato.

Non si sa cosa succede se fotografi i vagoni delle metropolitane, però è vietato.

Però mi piacciono solo quando mi passano davanti, ché ultimamente, quando ci salgo e trovo un posto a sedere e comincio a leggere, arrivati verso Santa Maria del Soccorso, comincio a sentire rumori strani, tipo di treno che sta accelerando la velocità senza dire niente a nessuno, così, per vedere se riesce a superare la barriera del suono. Che fa ridere, perché stiamo sempre parlando dei vecchi treni della linea B, metropolitana di Roma. Però a me danno quest’impressione.

Succede solo quando vado da Termini a Rebibbia. Il contrario mai. Succede sempre quando sono seduta, mai in piedi. E succede sempre mentre sto leggendo un libro o stavolta ho davvero aperto un pdf sul cellulare, quindo sono concentrata su un’altra cosa.

Comincio a sentire una variazione delle vibrazioni a partire dal sedile e tiro su la testa. Mi guardo intorno e mi accorgo che siamo rimasti in pochi, sulla metro (si comincia a essere in pochi, verso Santa Maria del Soccorso), e ho la sensazione che la velocità aumenti, e che se continua ad aumentare ci andremo a schiantare da qualche parte.
E allora penso ecco, è l’ultimo giorno della mia vita.

Poi il treno comincia a rallentare, arriva a Ponte Mammolo, si ferma normalmente, riprende verso Rebibbia, e a Rebibbia si aprono le porte e alla fine non è successo niente.

E mi accorgo che l’ultimo giorno della mia vita non era quello. Stavo solo andando a Rebibbia. E a dirla tutta, qualche volta ci resto anche male per un paio di secondi.

Poi esco dalla metro e vado a prendere l’autobus, ché sennò arrivo tardi al lavoro.

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