Annunci possibili – Un concorso letterario a marchio Rai

Approfitto di questa settimana dedicata all’editoria (come a ogni ponte dell’Immacolata che si rispetti, anche quest’anno a Roma si svolge la fiera della piccola e media editoria Più libri più liberi) per segnalare, anziché un annuncio di lavoro, un bando di concorso letterario.

Sì, lo so, non c’entra con gli annunci possibili, secondo l’opinione di qualcuno, perché mica te l’ha ordinato il medico di fare lo scrittore. Punto primo: a qualcuno invece l’ha proprio ordinato il medico, di scrivere, o almeno così qualcuno percepisce il bisogno di raccontare. Punto secondo: scrivere è un mestiere, fisicamente meno faticoso dello spazzare strade o stare alla catena di montaggio, ne convengo, ma qualcuno, con la scrittura, campa. Quindi anche un concorso letterario diventa, inserito in questo tipo di logica, una possibilità di emergere in un mondo pieno di wannabe.

A questo giro ho deciso di fare nomi e cognomi, perché il concorso in questione se lo merita (e poi con l’azienda in questione ho maturato rapporti tali, con gli anni, da non riuscire più a permettermi remore di nessun tipo davanti alle sue idiozie. Un po’ come quando odiate vostra suocera, non potete evitarla ma a ogni pranzo di natale finite col tirarvi i piatti in testa)

Il concorso in questione è La Giara, un titolo di pirandelliana memoria. A indirlo è nientepopodimenoche Mamma Rai. Già il titolo del concorso, con tutto il rispetto per Pirandello  che resta uno dei grandi amori della mia vita di lettrice, puzza di vecchio lontano seimila miglia.

Ma la Rai si sa che non è un luogo per giovani.

Anche se, va detto, il concorso si rivolge a opere inedite di autori di età comprese tra i 18 e i 39 anni.

Copincollo direttamente dal portale Rai le intenzioni:

L’intenzione è di stabilire un positivo circuito tra giovani scrittori, in grado di narrare con linguaggi attuali le dinamiche più profonde e significative del nostro tempo, e il potenziale comunicativo della Rai, che permetterà loro di essere conosciuti e valutati da un vastissimo pubblico nazionale e internazionale.

Già l’intenzione fa ridere, e a ridere sono soprattutto coloro che gravitano intorno alla Rai e al suo universo, che avvezzi al meccanismo perverso con cui ogni tipo di dinamica profonda e significativa del nostro tempo viene appiattita e banalizzata dal potenziale comunicativo della Rai ormai saranno rotolati sotto un tavolo (ovviamente lo faranno nel silenzio delle loro camerette, se non hanno rinunciato da un pezzo a collaborare con Mamma Rai, perché Mamma Rai è vendicativa e se le muovi una critica ti scaraventa fuori dalla porta senza nemmeno dirti buongiorno)

Ma andiamo avanti, perché le chicche non sono ancora terminate.

Dopo avere letto la premessa, le intenzioni, la presentazione pomposa e quant’altro possa interessare chiunque in termini di fuffa, arriviamo alla parte seria. Come partecipare al concorso.

Qui c’è da sbellicarsi.

Anzitutto, l’opera deve essere di minimo 180000 caratteri. Spazi inclusi. 

Intendiamoci. A me va bene, eh. Se si includono gli spazi, posso benissimo prendere esempio da Alessandro Baricco che scrive romanzi lasciando intere pagine vuote tra una frase e l’altra (vedere Oceano mare). Anzi, visto che si cercano nuovi stili e nuove forme, scriverò un romanzo di due sole parole: la prima a inizio della prima pagina, e la seconda alla fine, dopo 100 pagine (che corrispondono a 30 righe per 60 battute diviso 180000 caratteri). Io sono. Titolo: Elogio della consapevolezza.

Facile.

Ora che ho risolto il problema di come riempire i miei 180000 caratteri, vado a controllare come devo inviare il tutto.

A questo punto mi sento combattuta tra il bisogno di andare a prendere a calci nel deretano l’ideatore di questo regolamento, chiedergli se ha mai sentito parlare di posta elettronica, internet e simili o almeno di farmi spiegare se per pura coincidenza ha stretto un accordo con Poste Italiane o con qualche corriere.

Perché il regolamento prevede l’invio di 6 copie cartacee (ripeto: minimo 100 pagine, ma conoscendo la logorrea di alcuni italici aspiranti scrittori possiamo arrivare senza problemi a conteggiarne 150 se vogliamo essere parchi) e di un CD in cui il romanzo sia salvato come documento WORD. 

Non so quanti abbiano mai provato a inviare un plico contenente almeno 100 pagine da un qualunque ufficio postale italico. Casomai non ne aveste una pallida idea vi posso dire quanto spesi con la mia ultima spedizione di un’unica copia da 120 pagine di una sceneggiatura: 9 euro.

Ah, sognatevi di consegnare a mano. Alcuni amici che hanno partecipato si sono premurati di chiedere alle sedi Rai regionali se ci fosse questa possibilità, perché una spedizione di questo tipo implica una spesa di almeno una cinquantina di euro, dato il peso non indifferente del plico e aggiungendo il costo della carta, della stampa incluse le cartucce, della busta di dimensioni adatte, che manco a dirlo non te le regalano… La risposta è stata PICCHE (poi, è chiaro che uno che vuole fare lo scrittore non deve avere grandi impellenze economiche, sennò andrebbe a fare lo spazzino o l’operaio, che quelli sì, che sono lavori, e quindi può benissimo permettersi di spendere una cinquantina di euro per giocare allo scrittore. GIUSTO?).

Insomma, direi che un qualunque wannabe  intenzionato a partecipare dovrebbe essere munito di molta abnegazione, evitare spese superflue come le cibarie per un paio di settimane e soprattutto essere DAVVERO convinto delle sue capacità  (non mi rivolgo, ovviamente, ai raccomandati che esistono ed esisteranno sempre in ogni iniziativa o concorso indetto dalla Rai e da qualunque tipo di Ente che fa girare tra l’altro soldi pubblici. Mi rivolgo agli altri, quelli che il culo non ce l’hanno parato. Perché ogni tanto esistono, appaiono talora di lontano anche in Rai e ce provano. A volte riescono, a volte scappano per paura di vendere l’anima al diavolo, ma esistono).

Io con la Rai ho già dato abbastanza. Un corso Rai per sceneggiatori mi è stato sufficiente. Adesso fate pure voi.

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7 thoughts on “Annunci possibili – Un concorso letterario a marchio Rai

  1. non c’è che dire….magari poi anche loro – come altro editore che sottaccio – chiedono al giovin scrittore di sborsare tremila euro per pagarsi l’investimento che l’editore (cioè quell’editore che TI STA COMPRANDO LA TUA CREATURA) fa su di te…………come fare? poi arriva belen e con rai eri pubblica pure un libro..

    1. Io andrei piano con le illazioni. Qui si sta perculando un concorso con un regolamento idiota, non si sta sottendendo che si tratta di una truffa o di un editore a pagamento. Questo è l’ultimo commento del genere che approvo.

      1. ma a me è successo davvero ed in effetti è proprio perchè era un “concorso con regolamento idiota” che ne parlo! e vorrei sottolineare che – per quanto suoni incredibile – da un punto di vista tecnico non si tratta affatto di una truffa…è proprio qui che sta il problema, secondo me….
        se mi sono “permessa” di postare la mia esperienza personale è unicamente perchè mi era parso che questo fosse uno spazio libero ove fare denuncia…denuncia relativa ad un sistema che fa acqua da tutte le parti: quello dell’editoria, di cui mi pare che anche prima del mio post ci si stesse lamentando.
        lungi da me insinuare accuse di truffa…perchè ripeto: tecnicamente la truffa non c’è, in una proposta che si è liberi ancora di accettare o meno (e che molti, cui non interessa porsi troppe domande, accettano…)

      2. Non ho capito. Ti è successo qualcosa dopo un concorso a marchio RAI (e allora sarebbe il caso di dirlo esplicitamente invece di lasciare un non detto) oppure è successo dopo un altro concorso (e allora sarebbe il caso di nominare il concorso in questione ma di avere anche l’onere della prova)?
        Comunque ci terrei a precisare che quando scrivo qualcosa sui miei post lo scrivo sotto la mia responsabilità e che posso rispondere solo di quello che conosco personalmente. Di mestiere non faccio la giornalista e non ho un ordine che mi possa proteggere, non essendo giornalista. Quindi tutto quello che viene scritto sotto i miei post, quando vuole accusare qualcuno o qualcosa, dovrebbe quantomeno essere firmato o corredato di notizie che lo dimostrano.
        Esiste ancora il reato di diffamazione in questo Paese, e se proprio devo essere denunciata da chicchessia vorrei che fosse per cose che ho detto o scritto io di mia iniziativa. Non per conto terzi.

      3. guarda, io sulla diffamazione a mezzo stampa ci ho scritto la tesi ed in questo caso puoi stare tranquilla, perchè non sussiste minimamente: infatti – come già precisato – io non sto infamando nessuno, in quanto riporto fatti che non solo sono veri, ma essendo anche perfettamente legali non cosituiscono nè calunnia nè diffamazione a carico di alcuno. certo, poi potremmo opinare su quanto sia sano un sistema che permette certi stati di fatto legalizzati, ma al contempo si potrebbe giustamente replicare che è libero il giovane scrittore di accettare o meno le proposte editoriali che più ritiene a sè consone. quindi, come dire: tutto è legale, compresa la libertà di critica, quindi perchè non usarla?
        quanto al primo punto della tua ultima replica, ho detto sin dall’inizio che si trattava di altra casa editrice.
        insomma, non pensavo che esprimendo la mia solidarietà ti avrei fatto cosa non gradita.

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