Il privilegio di viaggiare sui mezzi pubblici nell’Urbe

Ieri sera ho trovato per pura coincidenza una discussione con questo incipit:

io quelli che “… io a roma giro solo in bici o con i mezzi pubblici…”inzio a sopportarli poco. deve essere gente che non lavora o lavora molto poco ed ha un sacco di tempo da perdere…

Ora, lasciamo perdere il portatore sano di un pensiero del genere, che ha delle uscite discutibili spesso e volentieri (infatti è in hide perenne, ed è stata una gran botta di culo avere l’occasione di leggere cotanta perla di saggezza).

Soffermiamoci sulla questione dell’etichettare chi gira a Roma solo in bici o con i mezzi pubblici, e ha l’ardire di dirlo in pubblico, come gente che lavora molto poco e (la d eufonica prima della consonante non ci va) ha un sacco di tempo da perdere.

Io non ho mai guidato. Per motivi miei, non sono riuscita a prendere una patente a Milano, dove viaggiare sui mezzi pubblici non è mai stato un problema, e ora che vivo a Roma sono sempre meno intenzionata a munirmi di una patente, per problemi personali incompatibili con lo stress che ti procura viaggiare in auto nella capitale. (ce sei mai stato in mezzo ar traffico de Roma? No? Allora prima di commentare stacce un paio de settimane, ma non da turista. Da lavoratore delle ore di punta. Poi ne riparlamo).

Prendo mezzi pubblici di continuo, tra metro, auto, cotral, ogni tanto un trenino che male non fa se vai da Tuscolana a Trastevere. E per quanto mi riguarda gli unici utenti di mezzi pubblici che possono considerarsi privilegiati sono quelli che fanno un percorso esclusivamente sulla linea A, di questi tempi prima delle 9 di sera, perché già se escono dal lavoro alle 9.10 allora il privilegio va a morire insieme allo spazio vitale sulle sostitutive.

Già dover prendere la linea B, soprattutto di questi tempi in cui lo scambio a Termini impone la discesa al centro della Terra e ritorno, e poi, forse, riesci a trovarti sul binario che ti serve, provoca enormi scompensi. Per non parlare dei tempi di attesa della metro B, a qualunque ora del giorno. Per esempio sono interessanti i 10 minuti che passano tra un treno e l’altro alle 14, in direzione Rebibbia.

Se in mezzo al percorso c’è pure una tratta in autobus su una strada consolare, più che privilegiati ci si sente miracolati ad arrivare in anticipo di un paio di minuti sull’ora di ingresso al lavoro.

Non mi dilungo sulla questione treno, perché per mia fortuna non sono una pendolare delle ferrovie. Ma la mia amica Carla ha probabilmente molto da discutere sul privilegio del trasporto ferroviario di chi si sposta da fuori a dentro Roma in treno.*

Confesso però che sono rimasta affascinata da questa catalogazione di noi viaggiatori dei mezzi pubblici come individui che hanno tempo da perdere o che lavorano poco, in contrapposizione al saggio e industrioso proprietario di auto che ogni giorno, pur di non buttare nemmeno un prezioso minuto di tempo che potrebbe dedicare a lavorare, sale sulla sua vettura, si impantana in mezzo ar traffico de Roma con il rischio di trascorrere ore a smadonnare sul GRA, o su una delle arterie principali della città che non conoscono mai un solo minuto di tregua durante le ore diurne che vanno dal lunedì al venerdì, e che trascorre una buona mezz’ora intorno ai palazzi vicino al luogo di lavoro, se lavora in città, impegnato nella difficile caccia al parcheggio.

Perché chi vive a Roma sa bene come sia complicato trovare un parcheggio, durante il giorno.

Lo sappiamo bene pure noi privilegiati che usiamo i mezzi e in genere per arrivare ai mezzi andiamo a piedi attraversando strade, perché spesso dobbiamo fare lo slalom tra le auto parcheggiate sulle strisce, o smadonnare contro l’idiota che deve parcheggiare davanti ai cassonetti o in doppia fila e quasi ci stira. Devo dire che prima pensavo tutto il male possibile, di questa gente dedita al parcheggio selvaggio. Ora che ho scoperto la loro alacrità e dedizione al lavoro comprendo che il parcheggio alla ‘ndo cojo, cojo è in realtà un’ennesima forma di dedizione al lavoro e alla puntualità. Quasi quasi propongo un monumento all’Automobilista dedito al Parcheggio Selvaggio.  Non è forse, egli, un Martire del Lavoro?

Dovremmo prendere esempio, noi utenti di metro e autobus che ci possiamo permettere di andare al lavoro con i mezzi. Perché noi perdiamo un sacco di tempo che potremmo dedicare ad altre attività più remunerative. Certo, prima dovremmo risolvere un’annosa questione: dovremmo trovarle, altre attività più remunerative.

Poi dovremmo magari avere giornate di 35 ore, soprattutto quelli di noi che lavorano 8 ore al giorno e vanno a lavorare con i mezzi mettendoci magari due ore, perché dopo le 8 ore per poter lavorare ancora ci vorrebbe qualche ora di stacco (oppure lo stacco dopo 8 ore è pure quello un privilegio? Ora chiamo Marchionne e Fassino e ne discuto con loro).

Però, diciamocelo, non è possibile che sprechino tutto questo tempo prima e dopo il lavoro. Se avessero altre attività più remunerative potrebbero ovviare al problema di non avere i soldi per comprarsi un’automobile con cui trascorrere quelle ore su una comoda automobile in mezzo al traffico di Roma. Sempre al netto delle spese vive per la sopravvivenza umana, eh, che tra vitto, alloggio, mutuo o affitto, bisogna fare bene i conti.

Ma volete mettere che figo sarebbe risparmiare quei 230 euro di abbonamento annuale dei mezzi, in confronto alle rate mensili  o al pagamento in contanti sull’unghia dell’auto, la benzina che continua a rincarare, il bollo, l’assicurazione, la revisione biennale, e soprattutto la comodità di smadonnare in compagnia per strada al primo ingorgo? (che poi questo si può fare con molta più gente intorno pure sui mezzi pubblici. La smadonnata in compagnia è un momento di convivialità da non sottovalutare).

Insomma, io da oggi comincio pure a sentirmi un po’ in colpa rispetto ai poveri automobilisti dediti al lavoro che si devono privare del privilegio di attendere autobus per quaranta minuti, delle chiacchiere delle vecchie sui mezzi di periferia, degli autobus che sembrano carri bestiame, delle camminate tonificanti cui costringe il passaggio dalla linea A alla B a Termini e viceversa, e di tutto quel tempo della mia vita che perdo per ritardi mai comunicati dall’altoparlante mentre mi trovo sulla banchina in attesa del convoglio.

Non vi sentite un po’ in colpa anche voi, all’idea di dover viaggiare sui mezzi e perdere tanto tempo per andare al lavoro invece di dedicarvi a sane attività?

Suvvia, tutti a comprarsi un’auto, ragazzi. Dimostriamo la nostra buona volontà e riversiamoci in mezzo ar traffico de Roma tutti insieme. Contemporaneamente, mi raccomando.

*Sulla bicicletta non posso dire granché, non disponendo di bicicletta, ma più che privilegiati io chiamerei i ciclisti dell’Urbe temerari.

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