Questioni di rilevanza mondiale: il Panettone

É successo che ieri sera eravamo a cena al ristorante thai. Il che non è una novità: ci andiamo più o meno un paio  di volte al mese, al ristorante thai. Prima lo alternavamo con il quagliaro, adesso lo alterniamo col cinese di Viale Aventino, e ogni volta che andiamo al cinese di Viale Aventino, non so perché, mi sento tanto un parlamentare che protesta contro il regime…

Comunque eravamo alla fine della cena, e a un certo punto si presenta la solita questione annuale che di questi tempi qualcuno tira fuori.

Come è nato il panettone?

Sì, prima di arrivare al come è nato abbiamo disquisito sul ‘meglio senza canditi’, ‘a me non piacciono nemmeno le uvette’, ‘si può sopperire con le gocce di cioccolata’, ‘che schifo il panettone al limoncello’, ‘ma non sarebbe meglio farlo senza uvette e canditi, semplice?’ (e prima che arrivi il genio che dice quello è il pandoro, il pandoro non è la stessa cosa, la pasta è molto più burrosa e stucchevole, quindi se conoscete produttori di panettoni girategli il mio problema: se mi fa i panettoni senza niente prometto di comprargli panettone tutto l’anno per farci colazione), insomma, le classiche questioni sul panettone.

Alla fine ci siamo ritrovati a discutere sulle origini del panettone, ed è questa la questione di rilevanza mondiale di cui si parla nel titolo.

Perché a me la maestra delle elementari raccontò una leggenda in cui durante una cena del Duca di Milano (poteva essere il Moro, o poteva essere un Visconti, ora vai a ricordare… Mi ricordo solo che era una cena a casa del Signore del momento) il cuoco bruciò tutti i dolci. E una cena senza dolci, che cena è? Insomma, io mi immaginavo il cuoco come in un cartone Disney, ché all’epoca la Pixar era ancora di là da venire, come un panzone dai baffi e il classico cappello da cuoco bianco in testa,  chr gironzolava disperato per la cucina, con la paura di finire decapitato, appeso, o qualunque fosse la pena inflitta a chi bruciava i dolci per le cene importanti ai tempi delle Signorie.

E poi mi immagino che arriva l’ultimo aiuto cuoco di nome Toni, mingherlino, un po’ timido (ecco, lui me lo vedo tipo Semola, sempre per restare in casa Disney), che si è rubato un po’ di pasta, un po’ di uvette, un po’ di canditi, e ha messo tutto insieme per fare un esperimento, e pare che l’esperimento gli sia venuto anche una cosa decente, e magari se lo vorrebbe prima mangiare lui, questo coso anche un po’ bassino (la mia maestra diceva che era basso, il panettone di Toni, mica quella roba alta che si vede nelle pubblicità), perché non è che puoi dare il tuo dolce raffazzonato al Signore prima di averlo provato. Metti che fa schifo.

Solo che il cuoco è lì, disperato, e Toni, che in fondo è una pasta d’uomo (son tutti buoni, i protagonisti delle leggende, soprattutto son sempre troppo buoni con i padroni, sta cosa non l’ho mai capita), gli mostra il suo pan de’ Toni. All’inizio il cuoco non è che sia entusiasta, d’altra parte quando mai i capi sono entusiasti di vedersi salvare il fondoschiena dall’ultimo della scala sociale? Poi ci pensa, e si dice che è mingherlino, ma può metterlo su un vassoio, circondato di decorazioni. Che non ho mai capito cosa potessero essere, ma immagino altra roba dolce.

Quindi il pan de’ Toni viene portato in tavola, e al Signore pare piacere molto, questo dolce fatto con gli avanzi e messo insieme dall’ultimo aiuto cuoco della cucina.

La storia della maestra si ferma qui, ma a me piacerebbe sapere che cosa è successo dopo, a Toni che mi raffiguro come Semola e al cuoco, perché io non ci credo, che è finita a tarallucci e vino. Però non me l’hanno mai detto.

In realtà ho pure qualche dubbio sulla leggenda che conosco da anni. Quindi, mi continuo a chiedere qual è la vera storia del panettone. Ora, se c’è qualcuno che ha una storia più credibile, che finisca meno a tarallucci e vino, o anche altre leggende sulla nascita del panettone (o solo notizie sulla fine di Toni e del cuoco panzone, mi posso accontentare), potrebbe gentilmente lasciarne traccia qui sotto?

Così mi faccio una cultura per le prossime cene prenatalizie, che sennò languono gli argomenti di conversazione tra il riso pataia e i ravioli alla piastra (e se languono gli argomenti tocca sentir parlare come al solito di Dziga Vertov e di Lou Reed, che per carità, due minuti va bene, poi…).

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2 thoughts on “Questioni di rilevanza mondiale: il Panettone

  1. il bello è che io il dibattito sul panettone che era meglio senza niente, che però allora diventa il pandoro, ma no non è il pandoro ché è più burroso, è meglio proprio il panettone vuoto e lo mangerei per sempre…ecco, tutto questo dibattito anche io lo faccio tutti gli anni. da sola però! nella mia testa lo penso proprio così, tutte le volte e da sola!
    e cmq, il fatto è che siccome nel panettone ci mettono tutta quella robaccia, allora lo mangio solo a casa, dove posso fargli l’autopsia senza vergongarmi dei presenti!

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