Robe belle e robe brutte

Sono sempre in ritardo con il seguito del post sulla disoccupazione ordinaria, lo so.

Però ho un po’ di cose a cui pensare. A parte il nuovo blog (che spero riempiate di incazzature, bestemmie, insulti a Trenitalia, quando sarà necessario. Vedetelo come un posto in cui sfogarvi dopo l’ennerima presa per il culo da parte di Moretti & c. e non sentitevi soli, perché NON LO SIETE), sono stanchina per gli straordinari e per il numero di utonti che si susseguono.

A dire il vero, mai come in questi giorni mi è capitato di parlare con persone che più che all’INPS dovrebbero chiamare direttamente il Divino Paranoico per chiedere una benedizione, ma tant’è, non si possono avere solo persone con problemi semplici da risolvere. Ecco, magari una giusta via di mezzo non starebbe male.

Per il resto, imperversano, ancora, le polemiche sull’editoria a pagamento. Sullo Starbooks è in corso una discussione piuttosto accesa, che non accenna a placarsi. Fateci un giro, se vi capita.

Magari già che ci siete fate anche un giro a scaricare gli ultimi racconti pubblicati.

E sappiate che ormai lo Starbooks è diventato grande. L’hanno nominato pure nell’inserto culturale de Il Fatto Quotidiano, e non sul sito. Sul cartaceo. Pare che quando finisci sulla carta stampata pure tua madre ti guarda con un’altra aria, quindi pure io sono un po’ orgogliosa. Sul bancone dello Starbooks ho lasciato metà del mio fegato, a furia di doppi whisky di prima mattina…  Ho il diritto a un po’ di orgoglio, no?

Parlando di amenità, invece, ho finalmente il mio corvo. Certo, se aspettavo il Correttore potevo pure arrivare alla pensione senza.

Quindi ho fatto quello che farebbe qualunque donna che vuole un corvo: ho preso armi, bagagli, portafogli e piumino (a Roma fa freddo) e sono andata personalmente di persona da Melbookstore. Se mi avete tra i contatti di facebook o di friendfeed, dovreste avere già capito a che corvo io mi riferisca perché da ieri è il mio avatar.

In caso contrario, questo è Corvetto (così ribattezzato da una delle colleghe dell’associazione a delinquere con cui ho aperto il blog sui treni italici). Fategli ciao:

Non trovate che mi doni? Non mi rende l’espressione più intelligente? O più seria? Fatemi sapere.

Finite le amenità, arrivano le note dolenti. Sto aspettando lo stipendio, che doveva essere accreditato sul conto entro il 15 del mese ma essendo il 15 domenica avrei dovuto trovarlo oggi. Alle 19 non c’era. Quindi domani mi toccherà telefonare alle simpatiche signorine dell’agenzia interinale per sapere che fine ha fatto lo stipendio di dicembre, e augurarmi per loro che abbiano una spiegazione convincente per il ritardo.

Non è mia abitudine tirare bestemmie, ma in questi casi posso benissimo sorvolare sulle abitudini.

Va da sé che anche stasera non saprete cosa succede dopo aver presentato la domanda di disoccupazione. Forse ve lo dico domani…

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2 thoughts on “Robe belle e robe brutte

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