Disavventure pomeridiane nelle banche dell’Urbe

Vado  in banca raramente. Con il conto Bancoposta (roba che secondo qualcuno è da incivili, perché le persone civili i conti li aprono in banca. E insomma, sarò felice di entrare nel mondo delle persone civili quando avrò a disposizione una banca che con lo stesso numero di sportelli e con la stessa carta ricaricabile che on line mi permette di pagare un euro a ricarica mi consentirà le stesse spese fisse del Bancoposta. Nel frattempo resto incivile e moderatamente contenta) e la possibilità di controllarlo on line visito il bancomat una volta ogni due mesi, quando lo visito tanto.

Però ho un libretto di risparmio nominativo, aperto 5 anni fa alla Popolare di Sondrio (che spero sia una banca abbastanza civile, per le considerazioni del mondo di fuori), che conosco da quando vivevo a Milano e che è ancora fuori dal circuito delle grandi banche che hanno fagocitato le casse di risparmio e le cooperative un po’ ovunque. E a Roma esiste in tutti i luoghi che bazzico abitualmente: San Giovanni e la Tuscolana, verso Cinecittà. Allora, il mio libretto di risparmio è rimasto fermo per anni, fino a ieri pomeriggio, quando ho deciso che era ora di fare un giro a rimpolparlo. Sì, è vergognoso che in piena crisi economica io mi permetta di rimpolpare i libretti di risparmio anziché vuotarli dell’intero contenuto, ma sono stata punita per questa mia sfacciataggine.

Ora, bisogna dire le cose come stanno. E le cose stanno così: la zona dell’Appio Claudio (come quella che si sveglia tutti i giorni all’ombra del cuppolino di San Giovanni Bosco, d’altronde) è una zona ad alta densità di popolazione over 60. Pure over 70 e 80, eh. I vecchi, qui, non mancano, e appena ci si imbatte nelle normali pratiche burocratiche che vanno dallo spedire una lettera al pagare una bolletta, pare che tutti i vecchi della zona ci abbiano pedinato senza che noi ce ne siamo resi conto, e compaiono davanti alla nostra fila, di fianco a noi mentre aspettiamo, oppure dietro di noi. Sembrano comparse che all’ordine dell’aiuto regia cominciano a muoversi per riempire la scena.

E poiché la Banca Popolare di Sondrio ha appaltato tutta una serie di pagamenti dei MAV, inculsi quelli dell’AMA, è evidente che anche la mia filiale non è esente da questa invasione di vecchi che compaiono all’improvviso non appena cerco di sbrigare qualche pratica noiosa.

Quindi ieri è capitato che alle 14.45, all’entrata della banca, ci fosse già un drappello di vecchi e vecchie a fare la fila per entrare in banca. A cercare di entrare, dico la verità, erano soprattutto le vecchie, ché i vecchi dotati di moglie, ho imparato con gli anni, preferiscono lasciare alla donna queste incombenze. Non ho mai capito se sia perché le donne sono più pratiche o perché gli uomini comprendono al volo il tedio che procura l’andare in banca, parlare con un cassiere, depositare, controllare e via dicendo, e subodorando la fregatura preferiscono tenersene alla larga. Mio padre fa lo stesso: i conti li tiene mia madre, mia madre preleva, mia madre fa la fila per pagare le bollette. Tremo all’idea di ciò che accadrà della mia vita andando avanti di questo passo, ma sono decisamente lontana dalla pensione, quindi per ora mi limito a osservare.

E ieri ho osservato bene. Tre donne che dimostravano una sessantina d’anni, in alcuni casi molti di più, si davano il cambio nel vano tentativo di superare la barriera dell’ingresso della banca.

Ora. È bene sapere che per entrare nella mia banca la procedura prevede, superata la prima porta, di posare il dito indice su una fotocellula che dovrebbe riconoscere non so bene cosa, forse il calore corporeo (anche perché per riconoscere le impronte digitali, diciamocela tutta, avrebbe dovuto esserci una schedatura preventiva, e mi venisse un colpo, non ricordo personalmente di avere mai posato le mie impronte digitali per un riconoscimento da nessuna parte… Certo, un complottista avrebbe parecchio da ridire a riguardo, ma i complotti li lascio a quelli che hanno tanto tempo da perdere. A ne bastano le idiosincrasie del mondo reale, senza bisogno di ipotizzare interventi segreti della CIA), e poi aprire la porta successiva. Per il riconoscimento basta posare leggermente il dito senza muoverlo. E la porta si apre.

Però le vecchie davanti a me, che di certo entrano in banca più spesso della mia volta ogni due anni, questo meccanismo ieri sembravano non averlo compreso appieno, semprecché non l’avessero rimosso del tutto.

E nel momento in cui mettevo piede nell’ingresso della banca, c’era una di queste donne, la più anziana, che veniva incitata a provare di nuovo il suo ingresso, senza successo. La porta non voleva assolutamente aprirsi. Si alternava con un’altra donna, più giovane ma non per questo più abile nell’utilizzo del meccanismo. La porta continuava a restare chiusa.

E nel mezzo di questo momento anche particolarmente divertente, è arrivata una terza vecchia. Ma non di quelle tranquille, che stanno zitte, si fanno i fatti loro, aspettano il loro turno… No. Questa è arrivata con il piglio del vigile urbano, e ha iniziato subito a informarsi su chi stesse entrando e quanta gente dovesse ancora passare, e ha iniziato a parlare a voce alta per farsi sentire da tutti i dipendenti della banca, che lei conosce perché io qui ho il conto allo scopo di far aprire la porta per le due signore impossibilitate,perché evidentemente è difettosa.

Alla fine, forse sfiancati dalla voce del vigile urbano, dall’interno hanno aperto la porta per le due signore. Quando è arrivato il mio turno, sono entrata e ho posato il dito come ho sempre fatto, e la porta stranamente si è aperta senza interventi divini.

Mi sono ritrovata in fila dietro la signora più giovane, mentre alle mie spalle entrava il vigile urbano. Ora, all’ingresso della banca campeggiava un annuncio mortuario, dedicato a un dipendente. Il vigile urbano, con una delicatezza impressionante, ha iniziato a chiedere a gran voce ma chi è questo? Io non l’ho mai sentito. Chi lo conosce? e si è calmata solo quando uno dei dipendenti le ha concesso una risposta.

Nel frattempo mi sono vista ricomparire alle spalle la prima vecchia, quella sicuramente plurisessantenne e oltre, che era dovuta uscire di nuovo per recuperare un documento dimenticato. La signora si è posizionata di fianco a me, mentre il vigile urbano alle mie spalle, non contento delle informazioni sul defunto, ha iniziato a chiedere, sempre a gran voce, dov’è S.?, che pare essere un dipendente della banca abituato a partire tutti i venerdì pomeriggio. Le informazioni sui suoi spostamenti, ovviamente, arrivano dal vigile urbano, che ha provveduto a raccontare le abitudini di S. a tutti i clienti della banca, nemmeno fosse suo nipote. Alla domanda ironica magari è andato in crociera è partita una discussione sulla Concordia che avrebbe fatto invidia a tutti i novelli 60 milioni  di capitani di lungo corso svelati da tutti i social network disponibili, tanti luoghi comuni e tante verità assolute ha tirato fuori.

Dopodiché, è arrivato il momento che chiunque teme durante lo scorrimento delle file in banca (o in posta od ovunque ci sia una fila): l’appropinquarsi del suo turno.

Per quanto mi riguarda ho fatto passare avanti la vecchina che aveva rifatto l’ingresso due volte, perché mi è sembrato giusto, poveraccia. Senonché il vigile urbano alle mie spalle, dopo la mossa dettata da educazione, ci ha provato, chiedendomi signorina, lei è dopo di me, vero?.

E a me la gente che prova a saltare la fila, non mi importa che sia giovane o vecchia, non so perché, non ha mai finito di piacermi. La trovo, come dire, sgradevole. Quindi ho risposto veramente io ero qui prima di lei. Il che rispondeva a verità.

Il vigile urbano, che non sembrava più tanto vigile e decisamente meno che urbano, si è ritratto, imbarazzato. Non è stato l’unico, eh. Un’altra signora entrata dopo tre persone alle mie spalle, ma seduta su una sedia poco più avanti, all’appropinquarsi del mio turno è arrivata chiedendomi se io fossi dopo di lei.

E alla seconda mi stavo un po’ stufando, e stavo già rispondendo, male, che no, io per la verità ero dopo la signora che in quel momento stava al banco, ma avevo fatto passare la donna davanti per cortesia perché era rientrata due volte, e lei si era davanti a me fin dall’inizio, quando la mia rispostaccia è stata smorzata dall’annuncio di un’auto da spostare. Che manco a farlo apposta, era della signora contro cui stavo per ingaggiare una lotta per il posto in fila.

E alla fine è andata, anche velocemente, perché la mia operazione è durata, inclusi i saluti all’impiegato, un minuto e mezzo circa.

Però ho già capito che in banca a rimpolpare il libretto non ci andrò più tanto in fretta, se il rischio è di incontrare tutti i vecchi dell’Appio Claudio che si ricordano di dover pagare qualcosa proprio il giorno in cui io vado in banca dopo due anni.

Pure voi, se dovete aprirvi un conto, fatelo in zone con una bassa densità di popolazione ottuagenaria. Vi risparmierete le vecchie che non sanno entrare in banca  e i vigili urbani che vi raccontano le vite di tutti gli impiegati.

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