Cristo si è fermato a Termini. In attesa della metro B.

Un lunedì mattina come tutti gli altri. Magari un po’ più lunedì degli altri, eh. Una giornata uggiosa, che non ispira la minima voglia di uscire di casa. Però noi che timbriamo un cartellino, di casa, dobbiamo uscire, soprattutto se il nostro orario dice alle 10 devi essere al lavoro. E quindi noi si esce.

Si prende stranamente al volo l’ascensore, che al dodicesimo di mattina, specie di lunedì, è una lotta con tutto il mondo. Si percorre il tratto di strada da casa alla fermata Giulio Agricola. Si scende in metropolitana e si aspetta la metro A. Che arriva in un paio di minuti, come di norma.

A Termini si scende, si cerca di sopravvivere alla congestione sulle scale mobili e ai cafoni che nemmeno per sogno lasciano il corridoio di sinistra libero per chi dovesse avere fretta e desiderasse camminare velocemente sulle scale mobili. Mica solo per arrivare alla metro prima degli altri, eh, pure perché le scale mobili intasate di gente a qualcuno di noi mettono un senso di ansia indosso, e se le vorrebbero lasciare alle spalle al più presto possibile. Soprattutto in mancanza di scale normali, dove si deve per forza camminare per potersi muovere (le scale normali in genere vengono bistrattate, in presenza di scale mobili, eppure sono la manna dal cielo).

E insomma, finalmente si riesce a guadagnare il corridoio che porta alla metro B. Direzione: Rebibbia.

Qui le scale normali sono vuote, come al solito, perché la stragrande maggioranza preferisce aspettare i comodi delle scale mobili, quindi si percorrono agilmente.

Arrivati alla banchina, si verifica quanta gente ci sia in attesa. Ed è tanta.

lOra, in altri frangenti la presenza di tanta gente potrebbe significare l’arrivo a breve di una metro.

Non quando si tratta della linea B in direzione Rebibbia. Si controlla il tabellone luminoso, che oggi, stranamente, funziona. Riporta la scritta Rebibbia 5 minuti. Sotto, Rebibbia 11 minuti.

E insomma, alle 9.26 del mattino, ora di punta, l’attesa del primo treno disponibile è di 5 minuti. Dall’altra parte, direzione Laurentina, ce n’è uno che staziona e sta per ripartire.

Ci si rassegna e si prende il libro dalla borsa. Lettura consigliata per le attese in metropolitana, in questi giorni, è Vicolo dell’acciaio di Cosimo Argentina. Non per altro. Perché leggere le storie degli operai dell’ILVA di Taranto aiuta a pensare a chi sta peggio di noi che attendiamo la metro per minuti interminabili sulla banchina di Termini in direzione Rebibbia, e ci incazziamo di meno.

Si leggono cinque pagine. Poi si rialza la testa. Si controlla prima dall’altro lato, perché è più comodo. In direzione Laurentina c’è un treno in arrivo e uno a due minuti. Ammazza, che culo, è il pensiero rivolto ai viaggiatori dall’altra parte.

In direzione Rebibbia il tabellone segnala un’attesa di 4 (eh? QUATTRO?) minuti per il primo treno e di 8 per il secondo. Qualcosa non torna. Anche perché l’orologio segnala che di minuti, rispetto all’ultimo controllo del tabellone, ne sono trascorsi 6. Dove sono finiti i minuti è un mistero che potrebbe svelare solo Mastro Hora. Non c’è Mastro Hora a disposizione, quindi si riprende la lettura. Con un occhio più vigile verso la situazione sulle banchine.

Ed ecco che in direzione Laurentina, puntuale, passa il treno annunciato in arrivo. In direzione Rebibbia, mentre la banchina è sempre più affollata, il tabellone riporta a 3 minuti il primo treno e a 6 il secondo.

Ormai si stanno perdendo tutte le speranze. Non c’è più nemmeno la voglia di guardare l’orologio. Tantomeno di riprendere la lettura, perché a questo punto non c’è più tanta voglia di pensare a chi sta peggio. Un po’ di sano egoismo in certi frangenti aiuta.

Dall’altro lato, intanto, è un tripudio di metropolitane: ne arriva una terza, ne viene annunciata una quarta immediatamente successiva, e la quarta giunge proprio mentre dal lato in direzione Rebibbia viene segnalata l’unica metro degli ultimi 10, forse 12 minuti in arrivo. Ovviamente prima di vederla entrare in stazione si dovrà attendere la partenza della metro in direzione Laurentina (sta gente che va verso Laurentina, alla quarta metro consecutiva, bisogna dirla tutta, comincia pure a stare un po’ sul gozzo al viaggiatore che si spinge nella direzione opposta. Insomma, che hanno quelli che vanno a Laurentina? Le mutande rivestite di diamanti, che devono avere le metro ogni due minuti? Non lo sapremo probabilmente mai. Anche perché nessun altoparlante si prende la briga di annunciare problemi sulla linea nella direzione Rebibbia, quindi di fatto non si sa cosa capiti, tra Laurentina e Termini. Si ipotizzano varchi temporali che ingoiano le metropolitane solo in una direzione. Casualmente sempre quella in cui stiamo andando noi, come vuole la legge di Murphy)

Alla fine la metropolitana giunge e apre le porte. Vomita il suo carico di passeggeri, che costringono sempre a cihiedersi  ma dove diavolo stava tutta questa gente? e finalmente è abbastanza vuota per essere riempita di nuovo.

Quindi si sale e ci si appresta al viaggio,in perfetto ritardo sulla  tabella di marcia.

A Rebibbia, si aggiunge la beffa al danno, perché la Tiburtina, solitamente intasata d’auto, questo lunedì è completamente sgombra e passa subito uno 041. Troppo tardi comunque, perché quando finalmente si scende dall’autobus e si arriva a passare il badge sono le 10.02.

Si pensa un’imprecazione, perché di tutti i motivi per arrivare con due minuti di ritardo (che significano 15 minuti da recuperare, in realtà) 12 minuti di attesa della metropolitana è uno tra i più ridicoli.

Si lasciano evaporare le bestemmie, comunque, e si inizia la giornata di lavoro alla ricerca di una postazione.

Ma questa è un’altra storia, e la si dovrà raccontare un’altra volta. (cit)

 

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One thought on “Cristo si è fermato a Termini. In attesa della metro B.

  1. anche io prendo la metro a termini, direzione però … Laurentina!
    ed ho la tua stessa impressione ma scambiando ovviamente i fattori… ovvero mi pare sempre che i treni che viaggiano verso Rebibbia arrivino con maggior frequenza!
    Sarà lo stesso effetto di quando siamo in cassa al supermercato e la nostra fila ci pare sempre la più lenta?! Io per non saper né leggere né scrivere ho classificato le cassiere e evito accuratamente miss-lumaca-svogliata, miss-depressa, mister-bradipo-sonnecchiante e così via… Quanto a Termini ed alla linea B, proporrei un bel caffè magari di gruppo tra gli utenti abituali, prima di scendere in attesa delle metro. Probabilmente può servire, se non a migliorare il servizio, almeno…. a tirarsi un po’ su il morale !

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