Conseguenze dei reclami veri (di nuovo su Mondo Arancina)

Vi ricordate la mia disavventura con Mondo Arancina?

In questi mesi avevo cercato di rimuoverla e passare oltre, ma ho tralasciato di raccontarvi il suo seguito a causa di alcune paturnie mie personali, meritevoli forse di un ciclo di sedute dall’analista. Poi ve le racconto e mi dite se concordate.

Per ora mi accingo a raccontarvi i fatti.

Come già chiarito a sufficienza nel mio reclamo, dopo la disavventura da Mondo Arancina ero ben decisa a non rimettere più piede in nessuno dei negozi della catena. Inoltre non avevo una grande fiducia in una qualche reazione da parte dell’interlocutore. Non so perché, sono settata sull’idea che i reclami siano lettera morta, nonostante il riscontro positivo di alcuni utenti incazzati neri che reclamano e al momento del reclamo ricevono l’attenzione desiderata, o almeno una risposta che sembra indicare l’attenzione al problema.

Invece, già due giorni dopo l’invio del reclamo, ho ricevuto una telefonata (avevo lasciato anche il cellulare, tra i miei dati) dal signor Russo, che si è presentato come un responsabile della catena.

Il signor Russo, in quella telefonata, mi ha spiegato che ha l’abitudine di leggere tutte le mail che arrivano tramite il form apposito o per posta tradizionale, e che dopo aver letto la mia ha verificato l’accaduto, riguardandosi il filmato. Pare anche che dal filmato si capisse che io, quei 5 euro, li avevo effettivamente messi sulla cassa, mentre il cassiere era distratto. Pare anche che il cassiere, nella sua verifica del filmato, abbia iniziato la visione solo successivamente alla scena in questione (riporto quello che mi è stato raccontato).

Insomma, pare che io avessi ragione, e che il cassiere non si sia comportato in maniera molto professionale. La reazione corretta, disse il signor Russo, doveva essere fidarsi della mia parola ma farsi lasciare un numero di telefono per ricontattarmi nel momento in cui si fosse accorto, a un secondo controllo, che i 5 euro mancavano (basta fare il conteggio in cassa, oppure un ricontrollo accurato di un video, per verificare queste cose, con la calma che certamente non contraddistingue il sabato pomeriggio all’ora di punta sulla Tuscolana).

Ecco, qui vengono fuori le mie paturnie. Perché, pur ringraziando il signor Russo che si è preso la briga di controllare e telefonarmi per confermare che, sì, avevo ragione e il cassiere aveva torto, corredando il tutto con la promessa di farmi riavere i 5 euro al momento in cui mi fossi presentata alla cassa di un qualunque Mondo Arancina (perché a quello sulla Tuscolana non ci avrei mai più messo piede, comunque), in quel momento più che sollevata ero ancora più infastidita.

Io non avevo bisogno che qualcuno controllasse e mi dicesse sì, avevi ragione. Sapevo già di avere ragione. Avrei voluto maggiore professionalità e un atteggiamento meno stronzo, mi scuso per il francesismo, in partenza. Quindi della ragione a posteriori, pur con tutto l’apprezzamento per il gesto, non me ne facevo e non me ne faccio nulla. Il nervosismo successivo a quell’episodio e il carico di tensione che ne è derivato, con conseguente fastidio che dura ancora oggi ogni volta che passo davanti al Mondo Arancina sulla Tuscolana (con gli altri ho fatto pace, ci sono tornata giusto dopo le scuse del signor Russo), non si cancellano con la restituzione di 5 euro.

E per la verità, io quei 5 euro non sono mai tornata a ritirarli. Proprio perché non sono mai stati il punto.

Avrei lasciato questa storia nell’oblio, nonostante i consigli di Giulia che mi diceva però la devi raccontare (e sì, lo sapevo pure io che la dovevo raccontare, se non altro per ringraziare dell’attenzione, ma ve l’ho detto che è un caso da analisi. Sono una che quando ha ragione senza ombra di dubbio si incazza, Freud ci avrebbe ricostruito una nuova carriera, sul mio caso), se non fosse avvenuto, proprio un paio di giorni fa, un episodio che me l’ha ricordata prepotentemente.

Mentre andavamo dal medico è squillato il cellulare. Il numero era sconosciuto. Al telefono ha risposto, di nuovo, il signor Russo, che stava controllando tra le vecchie mail e si è ricordato di quell’episodio. Quindi mi ha chiesto se sono mai stata a recuperarli. Alla mia risposta, quasi si è arrabbiato. Anche perché per telefono non gli potevo rispondere che sono un caso da analisi e con me Freud avrebbe costruito una nuova carriera.

Gli ho detto solo che ho ricominciato a mangiare da Mondo Arancina. Giustamente per lui il punto sono i 5 euro, perché non ce li posso rimettere. Quindi mi ha chiesto quale sia un Mondo Arancina dove mi capita di mangiare.

E io gli ho risposto, sinceramente, che quando sono in via Cola di Rienzo mi capita di girare l’angolo e di raggiungere quello in via Marc’Antonio Colonna.

E adesso, appena mi presenterò in cassa in via Marc’Antonio Colonna, mi aspetta un buono di 5 euro. Non so se lo riscuoterò mai, sempre per le mie paturnie, ma questo post era dovuto, e quindi l’ho scritto.

L’avrei pubblicato ieri, ma c’è stato il terremoto. Oggi è il primo giorno utile.

Un’ultima osservazione. Il Correttore, al racconto della telefonata, mi ha detto potevi chiedere un buono per il Mondo Arancina di Portobello Road. In effetti, quella, poteva essere una buona idea…

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3 thoughts on “Conseguenze dei reclami veri (di nuovo su Mondo Arancina)

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