Quindi io oggi ho aperto twitter per primo.

E ci ho letto sopra che è morta Whitney Houston. Quindi non apro più twitter per primo per i prossimi due anni. Non si sa mai.

E poi ho aperto altra roba. E ho trovato la solita storia per cui la gente si dispiace per la morte di una che forse non hanno mai ascoltato. E penso che un po’ sta diventando una rottura di palle, il bisogno di sentirsi sempre unici depositari del dispiacere, del cordoglio, di quello che ci pare, perché noi ci siamo stati.

Che poi, io c’ero. Io mi ascoltavo Whitney Houston, quando ero regazzina. Regazzina è un parolone. Dai 15 ai 19. Faceva parte delle compilation di Tonino, che finivano nelle mani più o meno di tutti gli amici. Veniva sistematicamente cantata dalle compagne di classe. Te la facevano ascoltare le amiche che consideravano The Bodyguard una grande storia d’amore (e tu pensavi ma che due coglioni)

E c’era sempre una compagna di classe, la stessa che alla maturità pretendeva che tu le scrivessi il tema mentre stavi finendo di rileggere il tuo, ma questa è un’altra storia, a chiederti, per provare che sapevi cantare, di improvvissare I will always love you, ché si sà, se non sai cantare I will always love you allora non andare in giro a dire che sai cantare.

Poco importava che la questione si basasse sul tuo essere o meno soprano, mezzosoprano o contralto (io sono contralto, orgogliosamente contralto) e che la voce vada allenata, con qualche vocalizzo preventivo, per evitare il rischio di rottura di corde vocali.

Se non arrivavi alle canzoni di Whitney Houston, allora non sapevi cantare, non c’era nulla da fare. Ecco, io per questa cosa, a lei, a Whitney, un po’ l’ho odiata. Perché ci provavo e col cavolo che mi riusciva. Era pura invidia, la mia. L’invidia di quelli che sì, nonti distruggono i timpani quando cantano sotto la doccia e che magari ogni tanto riescono a beccare l’accordo iniziale per non far steccare tutto il coro della parrocchia, ma da lì a essere cantanti veri ce ne vuole.

La gente come Whitney Houston per me era quella che mi diceva senza mezzi termini fai altro nella vita, perché per poter cantare quello che hai non basta.

E alla fine l’adolescenza è finita e ho pure smesso di invidiare lei e quelle che cantavano come lei. Ho fatto altro. E Whitney Houston è finita in un cassetto insieme a tutta l’adolescenza, che ogni tanto rispunta fuori come la roba che avevi messo nelle scatole.

Come oggi, che mi torna in mente tutta questa roba che avevo sepolto. E in fondo a me non dispiace che sia morta Whitney Houston. Ci ho fatto il callo, che la gente muore. Mi dispiace che il tempo sia passato così in fretta.

Ma non è che la gente venuta dopo e che non ha mai ascoltato Whitney Houston (forse, io che ne so?) mi dà fastidio. Io non sono depositaria di nessun diritto al cordoglio universale solo per aver sentito Whitney Houston mentre era ancora giovane e cantava e davano al cinema The Bodyguard e potevo vederlo in prima visione.

Io sono depositaria solo dei miei ricordi, e del mio personale dispiacere.

Per cui la gente facesse come vuole. Postasse video, frasi di cordoglio, dispiaceri veri o fittizzi. Esiste sempre il tasto HIDE, in alto.

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One thought on “Quindi io oggi ho aperto twitter per primo.

  1. Da stamani sto male….Whitney era un’amica anche se non la conoscevo. La classica donna alla quale avresti voluto dire mille volte: ma che cazzo fai?
    aveva tutto: talento, bellezza, fascino….
    la dimostrazione di come a volte non basta tutto questo se dentro hai un buco che qualche bastardo anzichè riempirlo fa di tutto per farlo diventare voragine.
    Ciao Whitney che la terra ti sia almeno lieve

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