Cose che solo a Roma.

Allora succede che ogni tanto te ne vai alle mostre d’arte contemporanea, famo a Palazzo delle Esposizioni, e famo pure che so’ i quadri della fondazione Guggenheim, che magari a Bilbao o a Venezia ci puoi sempre andare, ma siccome parecchi stanno dall’altra parte dell’oceano tu,e cco, lì non è che proprio ci potrai andare tutti i giorni della tua vita, e quindi per una volta che li mandano in giro e stanno pure nella stessa città dove ti trovi tu, te li vuoi vedere. (Andateci pure voi che un po’ di cultura vi fa bene)

E mentre stai a guardare i quadri, che in realtà da una vita capisci poco, perché l’arte contemporanea non è di facile comprensione, e io la gente che fa arte contemporanea un po’ l’ho sempre invidiata perché davvero vorrei saperlo, come arrivano alle loro opere, perché insomma, devi avere un bel casino nel cervello, per essere Jackson Pollock, tipo (e devi avere pure una grandissima lungimiranza per essere Peggy Guggenheim, alla fine, perché io me lo chiedo da anni, che diamine aveva, sta donna, per capire in mezzo all’arte contemporanea cosa avesse un valore e che cosa no, che poi non è proprio la stessa questione di chi gonfia i prezzi delle opere d’arte per il mercato, neanche per sogno. È proprio che a vederli in retrospettiva, ti accorgi che pure che te non capisci sempre quello che stai vedendo, se a Peggy Guggenheim non fosse venuto in mente di scovarlo sul serio, a Jackson Pollock, ti saresti perso qualcosa. Non so se la tua vita, e quella dell’umanità intera, sarebbe stata migliore o peggiore. Ma di sicuro sarebbe mancato qualcosa), ecco, mentre sei lì e guardi e non capisci ma in fondo ti dici pure sticazzi, e continui a non capire ma guardi come i bambini guardano i negozi di caramelle, succede la cosa che può succedere solo a Roma.

Ti avvicina, a te e alle tue amiche, un vecchio, che probabilmente ha portato alla mostra suo nipote, o qualcuno che pensava tanto lui entra col ridotto, o forse è proprio lui, il vecchio, che è andato alla mostra sapendo che ci entrava col ridotto.

E ti dice, senza mezzi termini, come se fossi in un film sceneggiato da Sonego voi che mi sembrate preparate, ce state a capì quarcosa?  o una cosa simile.

E tu, che un po’ ti intenerisci perché a te ti portano alle mostre che non capisci più o meno da quando avevi 6 anni e hai pure uno zio con cui intrattieni discussioni infinite sul concetto del mi piace/non mi piace davanti al gabinetto rovesciato di Duchamp alla Galleria Nazionale di Arte Moderna, e in fondo avresti sempre voluto trovarlo, uno che arriva e durante una mostra lo dice ad alta voce non ce sto a capì un cazzo, gli rispondi che no, che non capisci tutto quello che vedi, però per te l’arte contemporanea è come, appunto, i negozi di caramelle di quando eri bambina, che ci entravi, e li guardavi, e spesso ti chiedevi ma che c’è qui dentro? , però la domanda restava nella testa, perché in fondo ti sembrava di chiedere una cosa ovvia e ti vergognavi. Però ti piaceva guardare i banconi pieni di caramelle.

Ecco, al signore non gli fai tutta questa pippa mentale, perché è una pippa a posteriori, ma gli dici che a te sembra di stare in un negozio di caramelle, dove non sai perché, ma ti piace tutto quello che vedi (persino i contenitori delle caramelle al rabarbaro, voglio dire).

E il signore ti risponde me sa che lei già c’ha capito quarcosa.  E riprende il giro.

Ecco, tu magari di mostre ne hai viste un sacco, in un sacco di posti, e qualcuna era piena di roba che capivi e qualcun’altra era piena di caramelle. Però le cose come questa, mentre stai davanti a un Rotcko, a un Gorky o a un Pollock, sei sicura che non possono succedere in nessun altro posto del mondo che non sia Roma.

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7 thoughts on “Cose che solo a Roma.

      1. e cosa ne dici di un “what the fuck is this” davanti a una tela mezza bruciata (dall’autore del quadro, non dal sensibile fruitore) di Miro’ nella civilissima Londra? Lo scettico che fa outing e’ sempre dietro l’angolo. A me basta parlare con mio padre: la ruota della bici e il cesso rovesciato e’ un must delle discussioni domenicali a casa Celentano! Scrivi, Giu’.. e’ sempre un piacere.

      2. Ma sì, però a Londra non hai Sonego a sceneggiare!
        Mi sa che devo scriverci un post, uno di questi anni, su quello che succede alle nipoti che vanno alle mostre con gli zii pittori!

  1. errata corrige: “sono” un must..

    Ah pensavo che in un tv show alla desperate housewives il vecchio si sarebbe rivelato l’autore novantenne di uno dei quadri (magari un minore in scia, visto che gli artri so’ tutti morti!)

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