Qualche regola per sopravvivere al (mio) panico

Che non sia una persona particolarmente semplice da gestire è stato stabilito anni fa. Diciamo dal momento in cui ovulo e spermatozoo si sono incontrati per caso e dopo 9 mesi, forse un po’ meno, di gestazione, il risultato ottenuto era la mia persona. Un po’ più piccola, d’accordo, ma pur sempre la mia persona.

Quindi, se avete una qualche speranza vaga di trovare una cura per evitare il mio malumore, sappiate che non c’è. Non esiste. Non potete farci nulla.

Però c’è qualcosa che potete fare se avete la sfortuna di incontrarmi durante uno dei miei periodi di stress. Sono ben riconoscibili, state tranquilli. Quando avete l’impressione che io stia mozzicando più del tollerabile, quando divento evasiva e no, non c’è verso di farvi raccontare che cazzo mi passa per la testa, e quando mi vedete leggermente barcollare con l’aria di una che non dorme la notte, sappiate che in effetti non dormo la notte, e che molto probabilmente, non si sa quando, se nei prossimi minuti o dopo 24 ore, mi vedrete collassare al suolo.

Se questo dovesse succedere, dato che non potete fare assolutamente nulla per prevenire il collasso al suolo  (io ci provo, giuro, esco e vado a prendere aria nei momenti più impensabili, scendo a farmi una passeggiata, non ho ancora individuato un posto dove mettermi a urlare a Roma, ma prima lo facevo, pure sul tetto della Fiera Campionaria a Milano, e se per caso avete un psoto da indicarmi che sia abbastanza raggiungibile con i mezzi ma abbastanza isolato per evitarmi la camicia di forza, per cortesia, fatemelo sapere), potete però adottare una serie di accorgimenti.

Lo scrivo anche se dovrebbe essere normale, ma in 10 anni di convivenza con le lipotimie (in gergo si chiamano così. Segnatevelo) ho imparato che quello che per me è normale per molta gente è straordinario.

  • Quando mi vedete collassare, se sono svenuta e soprattutto se sono caduta in maniera pesante NON spostatemi di peso ma aspettate che abbia aperto gli occhi. In genere non mi faccio male, mi procuro solo dei lividi non indifferenti sul fondoschiena, sulle ginocchia, e così via. E difficilmente batto la testa.
  • Quando apro gli occhi, sarebbe buona norma non stare tutti attorno a guardare lo spettacolo. Non siete belli, visti dal basso all’alto. Soprattutto non urlate perché una persona che è appena svenuta non ha bisogno di sentire urlare la gente terrorizzata. Mediamente ha più terrore del vostro messo insieme da gestire e non si può preoccupare di non dover spaventare voi.
  • Vi accertate che non abbia nulla di rotto. Quando ve ne siete accertati, o avete voglia di sopportare di tenere le mie caviglie sollevate per far confluire sangue al cervello (in altri casi sarebbe buona norma) oppure lasciate perdere, perché se mi sono risvegliata senza problemi vuol dire che non si trattava semplicemente di un calo di pressione. Era proprio il bisogno di spegnere la luce e andare a dormire per qualche secondo.
  • Quando vi siete resi conto che oltre a essere ancora viva e con le guance rosa invece che pallide riesco pure a sollevarmi da sola, magari aprite una finestra, o se c’è un balcone tanto meglio. Potete aiutarmi a sollevarmi, ma cammino tranquillamente. In quel momento ho bisogno d’aria. Magari pure di qualcuno che mi impedisca di pensare a quello che è appena successo, quindi la compagnia non troppo invasiva è  bene accetta. (immagino che sia una pretesa forte, qualcuno dotato di senso dell’umorismo disposto a scherzarci sopra, ma se c’è anche quello è tutta salute)
  • Va da sè che in tutto questo, se volete rendervi utili e non siete individui particolarmente calmi nei momenti di crisi, potete tenervi impegnati procurando una bottiglia di acqua e una bustina di zucchero. Lo zucchero fa bene alla mia salute. A quella di altri probabilmente no, ma alla mia vi assicuro che in questi casi giova.
  • Non venite a parlarmi di cure mediche, di analisi, di esami, di sarcazzo proprio mentre mi sto riprendendo. Come vi ho spiegato poco sopra, una persona che è appena svenuta deve gestire il suo personale terrore e non può gestire lo spavento altrui.
  • Non chiamate nessuna ambulanza a meno che non sia io a chiederla. Per un motivo molto semplice. In passato mi hanno portata al pronto soccorso per problemi di questo tipo, e vengono considerati codice bianco. Quindi lasciati in attesa dal paio d’ore (a meno che non fosse il pronto soccorso del San Giacomo, ma ormai è un fu pronto soccorso a causa dei tagli alla sanità) in poi. E stare in un pronto soccorso dopo uno svenimento del genere, quando ti sei ripresa, e aspettare che arrivi il tuo turno mentre ti passa davanti la qualunque tra malati con sintomi gravi, gente con ferite sanguinanti e quant’altro vi viene in mente non migliora la situazione. Tantopiù che il massimo che possono fare al pronto soccorso è mandarmi a trovare lo psichiatra di turno, che constata l’assenza di sintomi gravi ma di fatto non può fare una beneamata fava perché sa bene che il problema non è curabile con medicinali e quant’altro. Non parliamo poi del posto che andrei a occupare levandolo a qualcuno che ha un reale bisogno di cure mediche.
  • Dopodiché dovrete avere pazienza e sopportare il mio stato semicatatonico. La cosa migliore da fare è non insistere perché io me ne vada a casa a riposarmi. Se sono al lavoro, riprendo a lavorare. Se sono in giro, una passeggiata è tutta salute. Se voglio andare a casa, vi assicuro che sono in grado di farvelo sapere.

Ora, questo che vi siete spazzolati è decisamente un piatto di cavoli miei. Non sono regole di comportamento universale davanti a uno svenimento improvviso. Valgono per me e per la mia situazione. Magari, ecco, segnatevi a caratteri cubitali di non spostare bruscamente nessuno che sia caduto in malomodo, perché non potete sapere se è tutto a posto, di evitare l’ammasso davanti allo spettacolo perché non fa bene e di procurare acqua e zucchero. Tanto quella non si butta mai via. Ma prima accertatevi che la persona a cui volete propinarla non sia diabetica. Io non lo sono.

Per oggi credo che possa bastare.

Ah, sì. Non rivangate nei giorni successivi.

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2 thoughts on “Qualche regola per sopravvivere al (mio) panico

  1. buongiorno Giuliana, ho letto il tuo sfogo, non lo commento lo rispetto; l’unica cosa che posso dirti, riguardo la voglia di urlare in un posto “sicuro”, è che anni fa quando stavo vivendo una situazione lavorativa molto stressante io urlavo in macchina la mattina mentre andavo al lavoro. c’è anche un’altra soluzione che aiuta: in orario che non disturba eventuali condomini, accendere lo stereo a tutto volume e cantarci sopra a squarciagola o semplicemente urlare la tua rabbia/sofferenza e cmq dovremmo imparare a pensare di meno (se fosse possibile).
    bacioni, a presto Sandra.

    1. Eh, il problema è quando sei fuori casa, la questione del cantare a squarciagola. Per offi motivi non guido, quindi in macchina non è possibile.
      Comunque non era semplicemente uno sfogo. Era proprio un vademecum (o vadeviaelcum) per chi ha la sfortuna di starmi accando mentre capita questa roba. Ho notato che spesso devi essere più presente della gente che vorrebbe dare una mano, in certi momenti. Quindi lascio delle agevoli istruzioni per l’uso. Anzi, ora me le stampo e le distribuisco agli amici che hanno a che fare con me!

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