Puntualizzazioni

Ho visto un’altra volta reazioni ai confini con la realtà davanti alla morte di Lucio Dalla, in qualunque social network dove sono capitata anche per caso nell’ultima settimana.

Indignazione per la presunta improvvisa scoperta di Lucio Dalla e per l’inondazione di citazioni dalle sue canzoni o di filmati presi da youtube, perculo al cordoglio dei fan (o meglio, di gente che nel bene o nel male, da quel giorno in cui Lucio Dalla cantò 4 marzo 1943 a Sanremo, che allora era sul serio un evento per tutta la popolazione, ha sicuramente ascoltato Dalla, pur non avendo voglia di farlo, perché era diventato parte integrante della società con la sua sola presenza in un luogo accessibile a tutti), addirittura levate di scudi contro il diritto di piangere la morte di Dalla perché i morti giovani sono più degni di lacrime, non uno che è morto in età avanzata e che dalla vita ha avuto tutto.

Ecco, a parte l’enorme sticazzi al cinismo di certi e al bisogno di rimarcare che tutti scoprono in morte (e col cazzo, mi spiace, ma il fatto che la gente non vi dica che ha ascoltato Dalla su facebook non significa che nella sua vita non sapesse nemmeno chi fosse e che lo abbia scoperto il giorno della sua morte), e il bisogno di prendere a calci in culo chiunque si permette di stabilire quale individuo sia più degno delle lacrime di chicchessia dall’alto della sua morale, altra roba che francamente può trovare un posto degno insieme al cinismo nel primo orifizio disponibile di certi Sommi Sacrdoti del Sinedrio improvvisati, sento la necessità di precisare qualcosa ora che siamo in tempi non sospetti.

Considerando che il tempo non è clemente e con il suo trascorrere si porterà via altri ricordi del mio passato, dopo Dalla e dopo tutti i morti che si sono succeduti prima di lui (a parte Whitney Houston, che non era proprio parte integrante dei miei ricordi ma ha avuto un ruolo nella castrazione delle mie aspirazioni di canterina, ci sono stati Gaber e De André. Devo dire che c’è stato pure un po’ Battisti, ma solo un po’, perché non era uno dei miei preferiti in assoluto), ci sono tre persone attualmente in circolazione per la cui scomparsa in futuro posso prevedere un magone di quelli che non ti passano velocemente.

Sono Francesco De Gregori, Roberto Vecchioni e Francesco Guccini.

Il primo, lo so già, comincerò a cantarlo a ripetizione, fino all’album Prendere e lasciare completo (dopo, devo ammettere, c’è poco che abbia amato molto. Il bandito e il campione, probabilmente). E contestualmente andrò a casa a requisire la chitarra di mio fratello, che sarà di certo scordata causa scarso utilizzo nei decenni, e mi metterò a suonare e cantare a ripetizione Banana Republic, che è l’unica canzone di De Gregori (stavolta in compagnia di Dalla, nemmeno a farlo apposta sono pure in tema) che abbia mai imparato a suonare. Anche perché io 12 accordi conosco e sono tutti in quella canzone.

Il secondo, considerando che non ho mai imparato a suonarlo, mi limiterò a cantarlo a ripetizione. Soprattutto Le lettere d’amore, o Dentro gli occhi. Ma pure Celia de la Serna. Luci a San Siro posso pure concederla ad altri, sennò diventa ridondante.

Guccini putroppo mi provocherà qualche problema perché Guccini mi procura degli scompensi. Mi vergogno a dirlo,ma le canzoni di Guccini sono così lunghe che non le ho mai imparate tutte a memoria. A un certo punto la memoria si inceppa e non mi ricordo come continuano. Sì, pure Cirano.

Quindi penso che a guccini dedicherò una ciucca a base di lambrusco.

Ecco, io ve l’ho detto. Ora, so che è presto per rendere pubblico coccodrilli, ma sono abbastanza grande per sapere che prima o poi si muore tutti, bene o male non è dato saperlo, ma succede. E dato che siamo in tempi non sospetti e che c’è questo enorme bisogno, nell’era di internet e dei social network, di fare le pulci pure al cordoglio collettivo, con stronzate come quelle sopracitate, metto le mani avanti e ve lo dico con largo anticipo.

E vi dico pure che tutto questo snobismo nei confronti del cordoglio collettivo non lo capisco proprio. Il cordoglio collettivo davanti alla morte di persone che hanno cantato per intere generazioni e ora non ci sono più è una delle poche cose per cui ancora non riesco a trovare disprezzabile l’umanità. Piangere gli stessi morti, tutti insieme, significa semplicemente ricordarsi di avere una memoria collettiva. Magari mi dispiace dover aspettare la morte di qualcuno, perché si ricordi questo particolare, e doversi limitare, ormai, alla morte di persone dello spettacolo. Però questa è un’altra storia e la si dovrà raccontare un’altra volta.

Nel frattempo De Gregori, Vecchioni e Guccini sono autorizzati a toccare quello che preferiscono. Dal ferro a roba meno fine.

*non cito un altro per cui rischio di fare una malattia, che sarebbe Paul McCartney, perché posso sentire tranquillamente i commenti del Correttore e della metà dei miei amici: ‘ma è gi morto!’ Poi, la malattia in questo caso, ce l’ho per i Beatles, e quelli è da mo’ che non esistono più.

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8 thoughts on “Puntualizzazioni

  1. Hai perfettamente ragione! Anche io odio chi ti dice se devi o non devi piangere o essere triste per la scomparsa di qualcuno o ti taccia per scarsa sincerità! Che ne sanno di cosa uno prova? Che ne sanno del legame che uno ha con una persona (o un personaggio, come in questo caso). A me Dalla musicalmente non piace e non mi è mai piaciuto. Questo non significa che la sua morte non mi intristisca o non la consideri una perdita per il panorama musicale italiano. E che la gente smetta di giudicare!

    1. Devo dire che nel caso di Dalla non ho avuto enormi scompensi, personalmente, e che la mia è una reazione a roba letta invece altrove. Ma ci sono personaggi che ci hanno accompagnato nelle nostre giornate e per cui comunque ci capita di essere dispiaciuti a prescindere dal rapporto reale che abbiamo avuto con loro. Poi la questione delle lacrime utili o inutili, ma che due palle. Pensavo veramente di essermi lasciata certe considerazioni gratuite alle spalle con la fine dell’adolescenza. E invece c’è gente che protrae l’adolescenza e il manicheismo adolescenziale oltre gli anta…

      1. In questo periodo colgo strani cortocircuiti nei discorsi degli “amici”. La crisi dei molti convoglia la frustrazione sui cosiddetti privilegiati fino a voler negar loro il cordoglio, l’ultimo applauso come se questo facesse traboccare il vaso delle fortune ingiuste.
        Come fosse un vento di invidia collettiva per il conto in banca, la casa alle Tremiti, la gloria pre e post mortem da punire con gli occhi asciutti e un’alzata di spalle.
        Ho provato ad argomentare ma una folata m’ha travolto. Menomale che c’e’ la Blogger con la G maiuscola.

        PS “pure Cirano”.. non ci credo! E comunque che arrivi presto maggio: a Emma portera’ un corvo, a me chissa’ forse 12 accordi.

  2. A me Dalla piaceva e son stato a un concerto anni fa a Torino: che ricordi. Ero giovane e ho dovuto mentire a mia mamma: ho detto che avrei dormito a casa di un amico dell’amico con cui sono andato. E lui ha fatto lo stesso e invece abbiamo passato la notte a zonzo per torino dopo il concerto aspettando il primo treno del mattino. Tra l’altro eravamo davanti al teatro dove avrebbe suonato per ritirare i biglietti ed e’ arrivato lui. Gli abbiamo fatto i complimenti, stretto la mano e chiesto l’autografo (sul biglietto del treno). Dovrei averlo ancora da qualche parte. Varra’ qualcosa ora che e’ morto?

    In ogni caso sottoscrivo per il trio che hai menzionato ogni singola parola ma credo che se loro leggessero qui si toccherebbero le palle!

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