Bariste che se ne vanno.*

*cose dello Starbooks

Oh, io lo sapevo che Giulia voleva dare le dimissioni.

Con Giulia ci mandiamo mail, ci siamo pure viste dal vivo, e abbiamo pranzato da Tasty. Giulia mi ha portato anche la spilletta dello Starbooks, e io sto aspettando l’estate e le borse di tela per attaccarla, e andarci in giro come fosse un piccolo trofeo.

E insomma nei giorni scorsi ho letto tutte le sue elucubrazioni sulla sua inadeguatezza come moderatrice (su cui non sono personalmente d’accordo, ma va da sé che le persone si sentono come si sentono, e devono fare quello che ritengono giusto).

Che voleva andarsene, l’ho saputo prima del suo saluto definitivo. Niente di sorprendente. siamo sempre abituati a vedere i baristi come quelli che devono raccogliere le confidenze altrui e stare zitti e servire, perché è il loro lavoro, ma pure i baristi hanno bisogno di parlare con qualcuno. Tra i qualcuno della barista Giulia c’ero pure io.

E insomma, io non sono sconvolta dalla notizia. Però mi sono accorta che leggerla nero su bianco mi lascia un po’ di amaro in bocca. E mi dispiace (sotto sotto ho sperato che ci ripensasse, lo confesso).

Penso che lo Starbooks un po’ si regge sulle spalle di Giulia, che legge i racconti e che dà l’impulso iniziale alla discussione costringendo la gente a parlarne e a leggerli (almeno a me succede così, quando sono troppo pigra per mettermi a leggere un racconto e leggo Giulia che chiede allora, che ne pensate? io mi metto a leggerlo, perché voglio avere qualcosa da dire e dirlo in maniera esaustiva, o almeno con cognizione di causa).

La stessa cosa succede con i suoi dubbi, perché pure nei giorni in cui si sentiva una cattiva moderatrice i suoi dubbi facevano da stimolo alla discussione e tiravano fuori cose, altre cose, su cui si poteva cominciare a discutere o a pensare post.

E poi, diciamocelo, Giulia mi prepara il mio doppio whisky perfettamente, né un millilitro in più né  un millilitro in meno, e per noi scrittori dilettanti avvinazzati è importante che la quantità di whisky non sia né troppa né troppo poca. Altrimenti ne va del nostro umore, della nostra lucidità e del nostro lavoro.

Insomma, io ho la sensazione che senza Giulia lo Starbooks non sarà più la stessa cosa. Non so se sarà meglio o peggio, ma di sicuro sarà diverso.

D’altra parte le cose non possono restare ferme e immobili su sé stesse. Lo diceva anche San Bernardo, e me lo ricordo dalla fine della quinta elementare per colpa della mia maestra (ciao, signora Polli): Nessuno dica voglio restare come sono. Dire così significa restare per strada.

Di sicuro Giulia, per strada, non ci rimarrà.

Speriamo che ogni tanto passi a trovarci e a prendersi un doppio whisky come ai vecchi tempi, e a raccontarci cosa combina. E speriamo che scriva tante belle storie, ché Giulia è brava. Proprio brava.

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3 thoughts on “Bariste che se ne vanno.*

  1. “Insomma, io ho la sensazione che senza Giulia lo Starbooks non sarà più la stessa cosa.”
    Non credo ci sia molto altro da aggiungere.
    Anche se era una cosa nell’aria da un po’, a me dispiace moltissimo perché se c’é una cosa che Giulia è riuscita a fare benissimo come mod/barista è quella di rendere lo starbooks un posto molto accogliente anche per chi come me di solito non si trova a suo agio fra le persone. E ad una persona così, non si possono che augurare tutte le cose migliori.

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