Romanzo di una strage. Considerazioni sparse.

Mi rendo conto che ieri ho lasciato una non recensione un po’ troppo scarna. Quindi, nonostante non ci siano state richieste a gran voce delle mie personali elucubrazioni post film, le copincollo da facebook, dove invece si è discussio abbastanza, moderatamente. Devo lasciare una doverosa premessa. Su Piazza Fontana, Pinelli e Calabresi ho letto negli anni la qualunque. Anzi, mi manca ancora qualcosa. Quindi sono andata al cinema avendo già abbastanza conoscenza sui fatti. A me hanno basito le conclusioni, che con la tesi del Grande Complotto a mio avviso assolvono di fatto chiunque dalle sue responsabilità individuali.

Inoltre, come dice giustamente Adriano Sofri (di cui si possono avere tutte le opinioni possibili ma non si può negare che conosca i fatti di cui si parla), nel film non si è accenttuato abbastanza il contesto. E questa, per un film che vuole parlare di Piazza Fontana e dell’inizio degli anni di piombo, è una mancanza enorme.

Qui vi lascio le mie considerazioni a caldo:

Il film (chiamiamolo così che si risparmiano caratteri) inizia con la manifestazione in cui muore Annarumma, e fin dal principio è un’accozzaglia di scene messe alla rinfusa, senza che portino il racconto avanti, ma girate perché pare che le cose siano andate così. E questo è vero, le scene messe a casaccio raccontano proprio brandelli di vita reale dei personaggi in scena (a parte Moro, su cui vorrei esprimermi in separata sede), raccontati nelle cronache, nei libri su Piazza Fontana reperibili più o meno in qualunque buona libreria.
Senonché questo mettere insieme scene basate su avvenimenti reali, così, alla rinfusa, perché le cose sono andate così, non costruisce nessuna storia fino al momento della strage, e tu sei lì che vedi sta roba che dovrebbe crearti un po’ di pathos, qualche grammo di emozione, anche perché poi c’è la scena della bomba. (Oh, spero di non spoilerare troppo, dicendo che a piazza Fontana c’è stata una bomba…) Ecco, la scena della bomba è una delle scene meno cariche di tensione che la storia del cinema, anzi, che dico, della fiction ricordi.
Dal momento della bomba si comincia a intravedere anche una sorta di filo conduttore.
Ma ormai è troppo tardi.

Si parla di più piste.
Si insinua il dubbio del Grande Gombloddoh in cui è implicato Qualcuno che arriva dall’alto, tanto che alla fine sei lì che ti dici ‘va bene, non sono stati gli anarchici. Ma così possono essere stati tutti, persino mia zia. Persino Valpreda’.
Perché Valpreda, che giustamente viene indicato come il primo responsabile come ci dice la Storia, poi non si sa perché viene lasciato lì tra i responsabili papabili quando storicamente esiste anche una sentenza di assoluzione. Ma quella stranamente viene dimenticata, nella ricostruzione un po’ attenta, un po’ puntigliosa, quasi al limite della noia, e un po’ no.

Poi c’è Moro.
Che è un vecchio palloso, interpretato da Fabrizio Gifuni. E Moro parla, parla, parla, parla.
Non fa altro che parlare. E ti fa due palle.
A spiegarti la storia d’Italia a quei tempi.
Che poi dovrebbe essere il buono, il politico con la coscienza, in mezzo a una banda di cattivoni senza morale, primo tra tutti Saragat.
Tutti votati alla ragion di stato

Sulla pista di destra ho bisogno di qualche veneto che mi sottotitoli le conversazioni… Ho dei limiti pure io. Però…

Ci sono cose che non si spiegano, se non con la netta impressione che il film in realtà ci sarà propinato in due puntate, appunto, su RaiUno. O vattelapesca dove mandano le fiction adesso. Per esempio non si comprende come mai ogni tanto venga nominato Feltrinelli. Si comprende in realtà sapendo che Feltrinelli era una grande fisima di Calabresi, ma di questa sua fisima non ci sono molte tracce, nelle due ore e venti di film. Si vede all’università mentre parla, e poi riciccia, improvvisamente e senza che ci sia più un senso per una sua ricomparsa (messo proprio a casaccio, solo perché la cosa, appunto, è successa realmente) quasi alla fine.

Spero che in una fiction in due puntate, che non vedrò perché mi è bastato questo, Feltrinelli diventi una delle altre piste in maniera più concreta, altrimenti mi vien voglia di andare a chiedere alla gente ‘ma perché scomodi le persone e la Storia per ste boiate?’

Comunque Mastandrea funziona, per quello che deve fare. Favino… ci devo un po’ pensare.

(Vi risparmio il mio commento su Gifuni perché non è molto politically correct e potrebbe far storcere il naso a gente sensibile)

Mi pare che si sia voluto salvare chiunque tranne i cattivi, ma ai cattivi non si sia voluto dare un reale nome e cognome.

Ups. Dimenticanza imperdonabile. Il sogno (almeno io l’ho interpretato così) di Calabresi che viene visitato dal ministro degli interni e si raccontano la storia di due bombe anziché di una, una favola da non raccontare a nessuno causa ragion di stato. Poi pare che Calabresi abbia trovato nientemeno che un deposito di armi a Gemona del Friuli, accompagnato da un militare…*

Poi c’è una considerazione a posteriori, all’uscita dal film, che mi fa riflettere su quello che gli spettatori ignoranti dei fatti e delle discussioni portate avanti con gli anni, da Piazza Fontana (o meglio: dalle bombe di aprile ’69 alla Fiera Campionaria di Milano, perché è da lì che inizia realmente la strategia della tensione, nemmeno dalla bomba dell’8 agosto…)

La chicca delle chicche. Gli applausi alla fine del film e due che dietro le mie spalle all’uscita che facevano un riassunto spiccio degli ultimi 40 anni di storia italiana, dicendo che da noi non c’è stato un colpo di stato. Ho avuto la tentazione di fermarmi, urlare ‘GLADIO!’ e poi tornare sui miei passi.

Questa è la mia modesta opinione di spettatrice che ha una pur limitata conoscenza dell’argomento.

Poi, se qualcuno fosse interessato ad approfondire un po’ di più e magari a capire pure il contesto, consiglio intanto 43 anni di Adriano Sofri, scritto in risposta al film, e un testo che io trovai irritante, per l’antipatia palpabile che si intuisce, ma resta fondamentale per comprendere il clima in cui è stato vissuto il processo a Lotta Continua da una certa parte: Una finestra sulla strage, di Camilla Cederna.

E se vi avanzano soldi, pure Una storia quasi soltanto mia, di Licia Pinelli.

Così, tanto per cominciare. Poi vi indico qualcosa di più neutro, se vi interessa.

*Dimenticavo l’ultimo commento, richiamato da un’amica della zona del Friuli:

Per anni hno letto tutto il materiale su Piazza Fontana che faceva capo a Calabresi, inclusa l’insistenza su Feltrinelli. E devo dire che se è vero che Calabresi dopo il processo iniziò a nutrire dei dubbi, non espressi pubblicamente, la storia del deposito di armi in Friuli davvero sembra una cosa da romanzo. Poi mi pare proprio che il fiilm sia stato tratto da un romanzo, quindi se la storia del deposito di armi si trova nel romanzo e l’hanno usata loro hanno il culo perfettamente parato dal punto di vista della verità storica. Ti possono dire che è stato tratto dal romanzo. Per quanto mi riguarda, una storia del genere o hai davvero le palle per raccontarla dando un punto di vista forte (da autore) oppure viene fuori la schifezza né carne né pesce che ti fanno questi mestieranti asserviti alla politica della ragion di mamma Rai.

Annunci

Ehi, tu che stai per commentare. Sei proprio sicuro che il link al tuo blog inserito in calce al commento sia necessario?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...