Gli Annunci Possibili – Genti che organizzano festival (e poi li sospendono)*

*il post è stato aggiornato e corretto in un secondo momento. Mi scuso con chi avesse letto la versione originale, ma c’erano alcune inesattezze. Dovute anche alla pessima comunicazione degli organizzatori, a dire il vero.

Ritorno a parlare di lavori creativi e ritorno a parlare del Festival dell’Inedito, dopo averne chiacchierato allo Starbooks lunedì mattina (anzi, magari dopo vado a mettere fuori un cartello, ché il sito del Festival, non funzionante per gli utlimi tre giorni, ora è attivo).

E quindi, dopo le polemiche susseguitesi per tutta la scorsa settimana, gli organizzatori hanno fatto marcia indietro e hanno voluto ascoltare le critiche (!) piovute a mazzi sulla loro pagina Facebook, che vi inviterei a leggere perché in mezzo a qualche insulto e agli entusiasti che non vedono l’ora di partecipare, o meglio non la vedrebbero se avessero pronto qualcosa da inviare (piange il cuore a leggere di gente che si fa sfuggire un’opportunità così democratica, che ha costi moderati rispetto a un qualunque autore a pagamento, se ne debba privare solo perché l’ispirazione sta latitando…) si trovano anche argomentazioni piuttosto chiare sulle perplessità di chi è contrario a un evento del genere organizzato a pagamento.

Alt. Scusatemi. Ho detto a pagamento? Sì, l’ho detto. E l’ho detto perché nella vecchia versione del sito erano presenti i costi di partecipazione e dei servizi per ogni sezione. Invece nella nuova versione non si parla più di costi di partecipazione. Almeno ufficialmente.

Ma andiamo con ordine. Ho pensato di screenshottare qualche pagina del nuovo sito, perché ieri sera dopo mezzanotte mi sono resa conto che pare essere on line a scadenza, tipo dopo mezzanotte mi trasformo in una zucca. O anche tipo lo Stregatto. Appaio e scompaio quando mi pare, e qualche volta mi mancano i pezzi. Tipo quello più importante: quanto faccio pagare per partecipare?

Cominciamo con la home (che non ho screenshottato ma potete leggere tranquillamente qui il capolavoro di retorica del signor Acciari. D’altronde è un comunicatore, che gli vogliamo dire?)

Il signor Acciari si rivolge alla città di Firenze, a cui aveva chiesto collaborazione e che dopo le polemiche pare essersi un po’ tirata indietro (non se ne spiegano le ragioni, sul serio… Farsi spaventare da quattro chiacchiere di pochi invidiosi che parlano su internet, quattro autori da strapazzo che firmano appelli… Ma insomma, Firenze ha superato persino la peste del Trecento, la rivolta dei Ciompi, Savonarola e pure il passaggio di Baggio alla Juventus. Ma vi pare che possa farsi spaventare così? Sì. Pare), e mentre spiega le sue ragioni scrive questa frase, che mi colpisce particolarmente:

Poiché ritengo che le contestazioni fatte manifestino un punto di vista, una cultura diversa da quella con cui ho inteso, da imprenditore amante della cultura e dell’arte, cercare di aiutare il settore, e che queste contestazioni non permettano un sereno e proficuo prosieguo dell’organizzazione, ho deciso di sospenderla.

Ecco, io ho qualche perplessità in merito al tipo di cultura che ha in mente il signore quando dice che il punto di vista di chi ha mosso critiche è diverso dal suo di imprenditore amante della cultura. Perché quello che capisco io, del suo concetto di imprenditoria che ama la cultura, è che chi la vuole fare deve pagare per poter trovare spazio, e pure tanto.

Mentre l’imprenditoria, persino quella culturale, sì, prevede che sia l’imprenditore ad assumersi i costi di ciò che a suo avviso potrebbe essere interessante e minimamente vendibile. Altrimenti l’autore prende e si rivolge a una tipografia quando è uno scrittore, ai suoi quattro amici con una videocamera quando è sceneggiatore, si apre un blog quando vuole scrivere per il web e se vuole produrre una fiction televisiva probabilmente deve farsi adottare da Berlusconi o da Murdoch (risulta più complicato farsi adottare dal CDA della Rai).

Insomma, il concetto dell’imprenditore che chiede di pagare la gente per leggere la sua roba e vedere se quello che propone gli interessa mi è un po’ ostico. Mi verrebbe da chiedergli ma chi te l’ha fatto fare? Piuttosto apriti una tabaccheria… (non so se sia facile, eh, cerco qualcosa che sicuramente alla gente interessa  e che comprerà a prescindere da quanto potrebbe costare da qui all’eternità)

Lasciamo la domanda per il signor Acciari (Gaia, non preoccuparti, lo so che non risponde! Ma come si dice, chiedere è lecito, rispondere è cortesia) e continuiamo.

Nella nuova versione del sito si trova la sezione Perché il festival dell’inedito, che in effetti è una buona domanda. Cadauno screenshot prima che lo Stresito (Stregatto più sito = Stresito)  scompaia di nuovo:

E insomma, capito? In Italia c’è ogni anno un sacco di gente che scrive un sacco di roba e non ci fa niente. D’altronde in italia scrivono cani e porci, si sa che non c’è posto per tutto e per tutti. Con tutti i comunicatori usciti da scienze della comunicazione, poi… Mettiamoli tutti insieme! Facciamoli conoscere! Magari escono buone idee! Tipo come farsi pagare da uno che ha lavorato per scrivere una qualunque cosa facendo finta di fargli un enorme favore ?

Andiamo a vedere cosa offre il Festival. Che, ci teniamo a ripeterlo (ce lo ripetono gli organizzatori…), non è un concorso. Però ti preiscrivi e se superi la selezione iniziale ti iscrivi:

Mah. Quindi io mi iscrivo. Perfetto. Oddio, perfetto mica tanto perché ancora non riesco a capire molto bene il senso di questa preiscrizione, e soprattutto non posso fare a meno di chiedermi quanto si paga (lo dò per scontato, avendo letto la vecchia versione del sito e avendo letto altre notizie in rete, e poi che è gratis non c’è scritto da nessuna parte…) Adesso allora mi diranno come faccio a iscrivermi. Continuiamo a spulciare.

Ecco, ora mi dicono qualcosa che m può servire, come autore: a chi si rivolge.

(questo screenshot è a tutta pagina, così potete pure vedere il menù)

Ecco, qui ci sono le sezioni del Festival. A parte quella per romanzi e sceneggiature, devo confessare che sono affascinata dall’idea che qualcuno possa inviare dei tweet su argomenti mirati a un festival, magari pagando. Nella prima versione del sito non ho fatto in tempo a controllare, quindi non so quanto venisse richiesto per iscrivere un mio tweet al festival. Però, ecco, ve lo dico sinceramente. Se devo mandare un tweet, mica ho bisogno di tutto questo ambaradam. Apro twitter e invio… Tra l’altro su twitter hanno un profilo persino gli editori e gli scrittori, ma vuoi dirmi che se a uno davvero gli interessa il mio fantastico tweet non riesco a farglielo leggere senza nemmeno spostarmi da casa?

Oh, poi questo Festival non dimentica la parte più importante: il Pubblico. Certo, perché è il pubblico, quello che dà un senso al lavoro degli autori, no? Se non c’è il pubblico gli autori possono anche cambiare mestiere e fare un bel concorso presso l’azienda municipale che si occupa dello smaltimento della monnezza (non a Roma, però, perché per il momento se non conoscete Alemanno non c’è molto spazio).

Non so perché, ma questa storia del pubblico che guarda gli autori che presentano la loro opera mi fa pensare al Parco Zoo della Preistoria di Rivolta d’Adda, dove c’è il percorso guidato per vedere gli animali preistorici ormai estinti.  Che si vede, in un percorso guidato sul processo creativo? Uno scrittore in gabbia intento a farsi il solitario di Windows mentre cerca l’ispirazione? Uno sceneggiatore davanti al produttore mentre cerca di convincerlo della grande bontà del suo progetto? Una discussione con gli editor di rete che rifiutano una scena perché di fatto non capiscono cosa voglia dire? Fatemelo capire, perché davvero, sono curiosa di sapere cosa si mostra in un percorso simile.

Però, ecco, siamo quasi alla fine ma ancora non si è capito come si fa a partecipare e se il tutto avrà un costo. Quindi andiamo sulla sezione deidcata, appunto, al  come partecipare, dove troviamo questo annuncio:

Perfetto.  Quindi l’ultima notizia, fresca di questa mattina, è che il  Festival è sospeso, per il momento. E per avere informazioni dettagliate bisogna scrivere una mail. Pure se qualche notizia circa i ritocchi era circolata. Si parlava di 120 euro per la partecipazione di romanzi e sceneggiature e 200 euro (appena!) per il passaggio successivo.  (il signor Acciari stesso aveva rilasciato dichiarazioni sul ritocco dei prezzi per la partecipazione, leggibili in fondo a questo articolo in cui si ribadisce il ritiro del patrocinio del Comune di Firenze)

Alberto Acciari, presidente della Acciari Consulting e ideatore del Festival dell’Inedito, aveva cosi’ risposto pochi giorni fa ai primi firmatari dell’appello: ”Il Festival e’ un’iniziativa privata, non si avvale di soldi pubblici e se fa qualcosa a favore della letteratura la fa per sua spinta; le spese, che sono dieci volte superiori a quelle di un premio, vengono coperte con l’aiuto di aziende sponsor e, in parte, anche con una quota pagata dai partecipanti che avevamo deciso di abbassare, considerando l’attuale momento economico e accogliendo i suggerimenti degli amici e le richieste di molti
scrittori inediti”.

A parte la mia considerazione personale sul concetto di iniziativa privata di quest’uomo, che a mio avviso ha proprio compreso male il ruolo imprenditoriale, data la situazione non credo abbia molto senso tenere aperto un sito per un festival in cui si specificano gli intenti ma che risulta essere, per il momento, sospeso.

O il sito è attivo e permette di formarsi un’idea e soprattutto fornisce informazioni capillari, oppure tanto vale lasciarlo off line finoa  quando non sarà trovata una soluzione.

Però a questo punto sarebbe meglio evitare discorsi sulla nobiltà dell’iniziativa. Si tratta, sempre e comunque, di un modo per attirare i polli. Qualunque aspirante pubblicatore o sceneggiatore serio non va su quel sito a cercare possibilità. Si prende la lista degli autori non a pagamento o dei concorsi di sceneggiatura e si fa un discreto culetto per portare la sua roba in giro, con i costi che decide lui, non i signori imprenditori che amano arte e cultura.

Già il mestiere è a perdere (le ore dedicate a lavori in cui crediamo non sono retribuite da nessuno). Chiedere pure di pagare per avere un po’ di visibilità… Ecco, no. Grazie.

(un altro post che parla della sospensione del festival si può trovare su Bookblister)

Annunci

2 thoughts on “Gli Annunci Possibili – Genti che organizzano festival (e poi li sospendono)*

  1. Nel frattempo valuto di creare – a gratis, ma se mi pagano evito di crearlo – il Festival dell’Ignobile. Ci caccio dentro tutte le “trame tramortite” e chiedo a Yahoo Answers di adottarmi.

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