In tutto ciò c’è un che di bizzarro.

Mi preoccupo dei lavoratori Format, di là, e intanto è venerdì 27 aprile e non sappiamo ancora se il nostro contratto in scadenza il 30 sarà rinnovato.

Oh, mica mi lamento, eh. Come direbbero dei saggi, io almeno un lavoro ce l’ho ancora (per tre giorni, domenica di riposo). Poi c’è quell’altro, di saggio, che dice che bisogna rompere la monotonia del posto fisso. Quindi un po’ di sano cardiopalma alla fine di ogni contratto ci può stare. Al massimo che può succedere? Cambi lavoro. Con la ricerca di personale non qualificato sopra i 29 anni non appartenente a categorie protette che c’è di questi tempi, che vogliamo che sia, trovare un altro lavoro?

Al limite faccio come consiglia questo genio e me ne vado all’estero. In fondo, l’ho scelto, di lavorare in un call center e di non laurearmi in fisica (in realtà volevo fare la sceneggiatrice, ma non glielo diciamo che lavoro in un call center proprio perché una se non trova il suo lavoro muove il culo in un altro modo, per cercare di garantirsi almeno un presente dignitoso senza dover far la fila alla Caritas tutti i giorni per mangiare, o peggio bussare alla porta di papà e mamma per farsi mantenere. La mia crisi mica vale più della sua, eh). Adesso emigrerò alla ricerca dei luoghi in cui vengono portate le aziende italiane per risparmiare in costo del personale. In effetti non vedevo l’ora di trasferirmi in Romania per lavorare in un call center.

Sono proprio fortunata.

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27 thoughts on “In tutto ciò c’è un che di bizzarro.

  1. Mi verrebbe da dire `mondo schifo’ seguito da una serie di bestemmie, ma mi sa che non servirebbe poi a molto.
    Ma chi è il genio del post che hai linkato? Il rappresentante scribacchino del partito del qualunquismo? Il `bello’ di Internet.

    (che poi se vuole di laureati in fisica o matematica che lavorano in un bar o in un call center gliene posso presentare almeno 5-6).

    1. Guarda, il post l’ho trovato il 25 aprile e mi ha fatto aumentare le bolle. Oggi ci stavo ripensando. Comunque posso solo dire di essere felice di non avere mai visto il genio che l’ha scritto. E dovrebbe essere felice anche lui di questa mancata conoscenza.

  2. Ma stiamo scherzando? Quel post è terribile. Non ho parole… Oltre al fatto che è totalmente classista per cui un operaio è un lavoratore di serie B che saprebbero fare tranquillamente tutti mentre un fisico è un lavoratore di serie A perché ha studiato ed usa il cervello. Mi vengono i brividi!

    1. Non so. Non è che la qualità di ciò che scrivi migliora, quando ti leggono dieci milioni di volte. Potrebbero essere dieci milioni di volte che un pubblico vario ha letto coglionate, in fondo.

      1. Purtroppo la qualità è soggettiva e soprattutto secondaria. Sono in molti ad aver fatto del loro qualunquismo un lavoro più che redditizio.
        Per quanto bene io possa scrivere, se a leggere sono in dieci non sono nessuno, se scrivo pattume ma lo leggono in dieci milioni sono un successo editoriale.
        Sigh, sob e, soprattutto, GASP!

      2. Io continuo a preferire la qualità dei contenuti al numero di visite, anche se dal mio blog non si direbbe. Però io con il blog non ci lavoro, mentre lui lavora nella comunicazione. Quindi posso pemettermi di pensare che il contenuto resta più importante della visibilità. E ai coglioni continuo a dare anche mentalmente del coglione.

      3. E’ la differenza tra ciò che si consuma in prima persona e quello che si vende ad altri. Dubito che i grandi capi della McDonald siedano molto spesso in uno dei loro locali a sbaffare un BigMac, ma fino a che ci saranno milioni di persone a farlo, loro potranno permettersi il ristorante che più gli aggrada.
        Quindi, da un lato continuo a scrivere quello che realmente mi piace, dall’altro mi rode di vedere quanto si possa vender bene la cacca.

      4. Guarda, io ho scritto la soap e ho scritto cose che mi piacciono. La soap la guardavano milioni di perrsine, a sentire l’auditel, e le cose che mi piacciono se le sono cagate un numero di persone che complessivamente non arriva di certo al migliaio. Resto della mia idea.

      5. Concordo nella misura in cui sto procedendo lungo la stessa strada. Ciò non toglie che scrivere pattume per poter poi avere la possibilità di scrivere ciò che piace senza essere distratti da sciocchezze come le bollette o il bollo dell’auto sarebbe una gran soddisfazione.

      6. Il pattume si può attaccare ad un nome e dargli una cattiva fama, questo senza dubbio.
        Uso un soprannome per le cose che mi piacciono, ne userei uno (diverso ovviamente) per il pattume ^_*

      7. Ecco, procedendo sulla via di quello che desidero scrivere, infilarsi “una puntata” una volta ogni tanto non mi dispiacerebbe per nulla.
        Avevo anche architettato un piano geniale per spacciare un po’ di letteratura-spazzatura … quella vampir-lup-angel-demon-fate-hard-soft-liceal-granfarabutt-figldiputt … con tanto di traduttrice e prestanome statunitense. *_*

      8. Mi spiace, ma ormai le soap sono sul viale del tramonto e per le puntate di altro tipo dovresti metterti in fila tra gli sceneggiatori disoccupati che aspettano! 😀

      9. Appena finito con le cose serie (che attualmente assorbono ogni tempo libero) durante il tempo libero che avrò in periodo di promozione, è probabile che mi metta in fila.
        Ho in mente un progetto per una cosa che mi affascina molto (Vedi Tag: Il gioco di Harry) ma che dovrebbe risultare abbastanza leggero da permettermi di affiancargli un po’ di sana spazzatura (con altro pseudonimo).

      10. a supporto, potrei citare, a braccio, una battuta letta ne “anche le formiche…”:
        mangiate merda, milioni di mosche non possono sbagliarsi.

      11. Questa me la ricordo. Anche se non sono d’accordo sul principio che tutto quello che viene letto da milioni di persone sia automaticamente merda. Esiste anche roba leggibile nonostante la leggano milioni di persone. La questione è quanto sei buono, non quanto vieni letto.

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