Quando i media tradizionali latitano.

È dal 21 aprile, più o meno, che 170 lavoratori Format, operatori del call center di Trenitalia, hanno comunicato al mondo di essere in procinto di restare a casa a partire dal 12 giugno, probabilmente con cassa integrazione straordinaria.

Dal 21 aprile sono iniziate, prima sporadicamente, poi via via più frequenti, le notizie sul presidio e le rivendicazioni dei 170 lavoratori. Il giorno 23 aprile è comparso un articolo del Fatto Quotidiano, in cui è stata raccontata la vicenda.

La notizia sta circolando, dal basso. Non passa giorno senza che qualche sito internet non ne parli (qui ci sono* quelle trovate oggi  su Google). I lavoratori del call center hanno aperto addirittura un blog, in cui raccontano le loro vicissitudini. Sul blog Io viaggio in treno al tag call center si possono trovare altre informazioni e link dei giorni scorsi.

Di oggi è un post che racconta l’incontro delle rappresentanze sindacali al Ministero per lo Sviluppo Economico (previsto per venerdì scorso, ma si vede che ci sono cose più importanti, a cui pensare, della gente che sta per perdere il posto di lavoro…).

E in tutto ciò, si nota una grande, pesante assenza. Anzi. Tante.  Sono quelle dei grandi quotidiani.

On line non si trovano notizie su Repubblica, Corriere, Messaggero (e sì che il call center di Trenitalia sta a Via dello Scalo Prenestino…), L’Unità, La Stampa, manco Il Manifesto. Non sono presenti nemmeno filmati che rimandano a servizi dei telegiornali nazionali. Potete fare la controprova.

Ma che, davvero 170 persone in presidio per non perdere il loro lavoro non riescono a essere una notizia abbastanza interessante, nemmeno per uno straccio di articolo su un quotidiano on line che non si chiami Il Fatto?

*Una doverosa precisazione: questo filmato arriva direttamente dal TG3 del3 maggio 2012, ore 14. Quindi possiamo dire che tutti i media tradizionali tranne uno stanno latitando.

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8 thoughts on “Quando i media tradizionali latitano.

  1. Evidentemente altri 170 ( ma nel frattempo se ne sono aggiunti altri 105 dei service desk) non fanno notizia. Grazie dell’attenzione da parte di una dei 170

    1. Prego. Io comunque avrò una mia personale idea di quello che fa notizia e quello che non la fa, ma i licenziamenti, soprattutto quelli così grandi e giustificati esclusivamente dal bisogno implicito dell’azienda di risparmiare (perché gli apprendisti, è cosa abbastanza nota a chi passa di contratto in contratto, sia dal lato del datore di lavoro che del lavoratore che degli addetti ai lavori nel campo del diritto del lavoro, costano meno degli indeterminati, alle aziende…) DOVREBBE essere una notizia sempre e comunque. E un motivo per riflettere seriamente sul baratro a cui sta arrivando la società e la concezione dell’essere umano assunto come forza lavoro.

  2. A me la spiegazione, duplice, pare anche abbastanza semplice. In primo luogo perchè un numero congruo di licenziati, oggi come oggi, non fa notizia di per sè. Non è una notizia, è un fatto, come disse Talleyrand della morte di Napoleone.
    In secondo luogo perchè sono precari e quindi del tutto indifferenti a chi, per lavoro e tradizione, li dovrebbe tutelare anche stimolando l’interesse dei media.
    Ma ti ricordi quando Brunetta minaccia severità sugli statali: la CIGL minacciava sfracelli. Pensa se ci fossero 170 metalmeccanici licenziati di botto: Landini preparebbe l’assalto al Palazzo d’Inverno ed ovviamente giornali e televisioni, soprattutto quelle più “amiche”, si butterebbero sul fatto rendendola una notizia e creando un tam tam mediatico notevole.
    Invece i precari, dal momento che non sono un “pubblico fidelizzabile”, ai sindaci e ai partiti “di lotta e di governo” sono come i cafoni di Silone:
    « In capo a tutti c’è Dio, padrone del cielo. Questo ognuno lo sa. Poi viene il principe Torlonia, padrone della terra. Poi vengono le guardie del principe. Poi vengono i cani delle guardie del principe. Poi, nulla. Poi, ancora nulla. Poi, ancora nulla. Poi vengono i cafoni. E si può dire ch’è finito. »
    E scusa se sono così amaro, in un sabato mattina così bello, ma penso a questi 170 poveri cristi e ad un certo gruppo di “operai disoccupati” delle mie parti che da 4 o 5 anni prendono sussidi e disoccupazione, hanno quasi tutti notoriamente il secondo lavoro in nero e nonostante questo vengono coccolati dalla politica, dai sindacati e ben ripresi dalla stampa.
    Non so, sarei pure tentato di tirare fuori il vecchio concetto marxista di “Lumpenproletariat” e della togliattiana stampa come “pifferi della rivoluzione”, ma oggi è un bel sabato di sole ed è meglio non iniziarlo da marxista amareggiato

    1. Ehm…Il tuo discorso fa tanto lotta tra poveri. Io alle lotte tra poveri non ci credo. Le lotte tra poveri sono esattamente il problema per cui 170 futuri licenziati (che tra l’altro non erano più precari, ma indeterminati da gennaio 2011, e pure sindacalizzati, visto che allla Format esisteva rappresentanza sindacale, lo so, l’ho vista coi miei occhi e va rompendo i coglioni in questo momento) non vengono percepiti come un problema non solo dalla stampa ma pure da chi potrebbe trovarsi al loro posto da un momento all’altro.
      Inoltre, mi permetto una considerazione. Chi ha un sussidio di disoccupazione e ha un secondo lavoro in nero non è che si cerchi un lavoro in nero perché tanto non ha niente di meglio da fare. Lo sai a quanto ammonta il sussidio di disoccupazione?al 60% dello stipendio degli ultimi tre mesi. Per i primi 6 mesi. poi diventa del 50%. per gli ultimi due. Se sei tra i ‘fortunati’ che hanno più di 50 anni, superato l’ottavo mese il tuo sussidio diventa del 40% fino al dodicesimo mese.
      Infine, cosa intendi per nero? Perché un disoccupato può avere un lavoro con collaborazione occasionale se all’interno dell’anno fiscale in cui percepisce la disoccupazione il compenso del lavoro occasionale non supera i 3000 euro lordi.
      Conviene al lavoratore ma conviene di più al datore di lavoro, che ha meno oneri. Allora, con chi ce la vogliamo prendere? col lavoratore che quando si ritrova disoccupato ha le stesse identiche spese fisse di prima e parte ormai da stipendi di merda quando si calcola il lordo dei tre mesi ma un sussidio che a stento le copre, o col datore di lavoro che in questa situazione ci sguazza come un pesce in acqua?

    2. Ah, sei franzjoseph, mica ti avevo riconosciuto. Comunque le nostre parti non sono le tue. E di questi, molto spiacente, se ne stanno altamente sbattendo le palle tutti quanti. Da qui parte il mio sconcerto.

  3. volevo solo precisare che noi 275 lavoratori della format eravamo tutti inquadrati con il contratto da metalmeccanico dal 3° livello in su..quasi tutti a tempo indeterminato pochi col determinato (anche se alcuni col contratto a progetto c’erano,i cosidetti collaboratori)..ma come i precari siamo finiti da un momento all’altro!uno pensa di stare apposto una volta firmato un contratto così..ma ormai le certezze non sono più per il popolo di questo paese!

    1. Infatti a me sembra questo, l’argomento di cui discutere, in questi tempi di demonizzazione del tempo indeterminato.
      (una domanda, perché altrimenti non ne vengo più fuori. Non è la prima volta che sento parlare di altri lavoratori Format che sono finiti in mezzo al marasma, ma non mi riesce di trovare informazioni. Qualcuno potrebbe raccontare la storia degli altri, che i 170 dell’892021 ormai li conosco come le mie tasche e qualcuno ce l’ho come amico su facebook?)

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