Frivolezze e altre robe da donne*

Questo post è targhettizzato. Può risultare noioso per chiunque, uomo o donna che sia, non abbia mai dovuto intraprendere una caccia grossa alla ricerca di accessori da abbinare a vestiti per un matrimonio. Se non appartenete alla categoria, potete saltarlo. Non vi biasimerò.


Maggio e giugno sono mesi pericolosi. Per le donne munite di amiche, intendo.

Insomma, più pericolosi degli altri mesi dell’anno in cui esci per il normale shopping alla ricerca di roba indefinita che però capirai quanto ti sarà indispensabile non appena vi avrai posato gli occhi sopra (per me sono le calze, in genere. Lunghe, corte, parigine, collant… Però non le metto mai tra gli acquisti da shopping, sono diventate un po’ come i libri. Una eventualità da tenere in considerazione), o in quei due  periodi che caratterizzano i saldi di fine stagione, quando decidi di svaligiare i negozi alla ricerca del cappotto che costava decisamente troppo per le tue tasche. Sempre che sia rimasta la tua taglia. E la mia, di taglia, quest’anno abbondava probabilmente grazie alla crisi.

Allora, stabilito che tutti i mesi degli anni per le donne sono pericolosi, quando si tratta di shopping, vado a spiegare perché maggio e giugno sono potenzialmente più pericolosi.

Se la donna in questione è dotata di amiche in età da matrimonio (e ormai l’età da matrimonio, dopo i 25 anni, può capitare in qualuque anno, quindi nessuna si senta esclusa. L’unico modo per schivarla è recidere le amicizie femminili. E pure i parenti, già che ci siete. Non ne avete molta voglia, vero?) i mesi di maggio e giugno possono diventare un incubo.

Tralasciando quelle matte che decidono di sposarsi il 7 dicembre in piena Milano (ciao, Silvia!) e che costringono a fare ricerche straordinarie, perché si sa che dicembre non è pensato come mese per matrimoni, al massimo per veglioni di San Silvestro, le amiche normali in genere privilegiano i mesi caldi, per invitarvi al giorno più bello della loro vita.

E qui, passato il momento di felicità iniziale (almeno, l’ipotizzabile momento di felicità iniziale. Io sono sempre felice quando le mie amiche si sposano. Mi sembra una bella cosa, che due persone decidano di sposarsi, magari di mettere al mondo dei figli… Eh? Come dite? I divorzi? Insomma, a parte che nella mia bre… modesta esistenza ho assistito a un bel po’ di matrimoni e giusto due sono finiti male, ma sbagliare è umano. Non c’è nulla di sicuro nella vita. Non per questo due persone che si sposano con cognizione di causa dovrebbero evitare di organizzare un matrimonio. Certo, quando non hanno cognizione di causa cambia il discorso, e pure lì non abbiamo a disposizione nessun maya a dirci come andranno le cose dal giorno del matrimonio in poi), cominciano i dolori.

Anzitutto. La fatidica domanda cosa mi metto?

Capito perché mi rivolgo principalmente alle donne, in questo post? Quanti uomini eterosessuali conoscete, in grado di porsi per mesi la domanda cosa mi metto per il matrimonio di Tizia e di cominciare nel contempo la spasmodica ricerca di un abito per la cerimonia?

Abito che nel mio caso, per il prossimo matrimonio, è già nell’armadio. Sì, l’ho già messo. Al matrimonio di mio cugino. Tre anni fa. Mi sta ancora bene. Soprattutto non l’ha visto nessuna delle mie amiche (ancora!) che presenzieranno a questo matrimonio. E pazienza se magari non è di moda. A me piaceva, l’ho comprato per quello. Di colore blu, così non rompe nemmeno troppo le palle per la ricerca degli accessori.

Oh, non è che siccome ho l’abito nell’armadio ho riposto nello stesso armadio la ricerca di un abito nuovo. Sapete com’è, una magari lo fa con meno assillo, tanto ha un vestito buono da usare. Però si guarda intorno. Guardarsi intorno senza assillo è la cosa più appagante per la gente che va in giro a fare shopping. Pure virtuale. Non hai vincoli, non sei obblgata a confrontare nulla di nulla per capire come si abbina…

I dolori veri magari capitano quando compri per un matrimonio un vestito color petrolio (che detto tra noi è un colore bellerrimo) con una cintura dorata che ti vincola nella scelta degli accessori. Ogni riferimento a Claudia non è puramente casuale.

Ma non è, dicevo, il mio caso.

Il mio caso invece è quello in cui, dopo il vestito, ti dovresti ingegnare nella ricerca degli accessori. Che devono per forza essere chiari. Intanto si tratta di un abito senza maniche, quindi necessita perlomeno di un coprispalla o di una stola. Di che colore la prendiamo?

All’altro matrimonio ero andata sul un color ocra, se si chiama così. Però stavolta volevo cercare qualcosa di nuovo. Ho trovato una stola sul rosa pallido. Bella. Con un girocollo di quarzo rosa. Bello pure quello. Mi manca il bracciale.

Problema. La cerimonia si tiene il 26 maggio, a Milano, ma il pranzo si fa in direzione prealpi varesine. E per chi conosce le prealpi, non stiamo parlando di luoghi dove non è possibile che faccia un po’ di freddo a fine maggio. Già a fine maggio non si è nemmeno sicuri che non piova, a Milano. Ma quello è un dettaglio secondario. Il problema vero è il clima prealpino.

Insomma, sopra la stola che caspita ci metto? Il soprabito? Il cappotto? La pelliccia? Lo scafandro?

Appurato che è un problema da risolvere, lo mettiamo da parte.

Continuiamo con uno dei momenti peggiori della ricerca degli accessori. Le scarpe.

Oh, le scarpe io in realtà le avrei già trovate, vanno solo provate. Sono un paio di Camper. E se avete in testa le Camper casual o sportive, ecco, cancellatele. Perché ogni tanto la Camper, soprattutto negli ultimi anni, fa delle scarpe che per una cerimonia sono la morte vostra ma non dei vostri piedi, per dire quanto sono comode. Ne ho comprate un paio per il matrimonio invernale di cui sopra. Le ho tenute ai piedi per 12 ore consecutive. I miei piedi alla fine della giornata non solo non risentivano di nessun problema come vesciche, rossori sparsi eccetera. Avrebbero sopportato un altro matrimonio.

Quindi dite quello che vi pare. Io mi compro le mie Camper. Anche perché posso riutilizzarle, dopo il matrimonio. Mica sarò costretta a tenerle nell’armadio in attesa di una nuova occasione. Poi sono di un color beige, chiaro, che sta perfettamente sotto il mio vestito blu. A dirla tutta non starebbe male nemmeno sotto la stola rosa, ho fatto la prova.

Manca la borsa. Ma per quella conto di cavarmela velocemente. Ho una scelta tra il blu e il beige, ocra, quel che riesco a trovare. Per le borse non ho problemi. Al limite risfodero quella messa una volta sola al matrimonio del cugino.

Il vero problema, se si escludono quelli che provocheranno al mio conto corrente gli acquisti di cui sopra (cosa non si fa per le amiche?), è il tempo per andare a cercare gli accessori. Perché se a due settimane da un matrimonio ti ritrovi tappata in casa con la bronchite la faccenda si complica. Quando ci vai a cercare gli accessori?

E a parte questo, manca il regalo di nozze (per fortuna è una quota del viaggio, che risparmia l’imbarazzo della scelta e della consultazione della lista), la prenotazione dell’estetista e una gita premio dal parrucchiere.

Servirebbero altre due settimane di preparazione.

Come? I biglietti del treno? No, quelli sono lì da febbraio. L’unica cosa buona dei matrimoni è che quando ti avvertono per tempo ti puoi prenotare i biglietti del treno in anticipo, se ti sposti da una città all’altra.

Quindi ora mi resta da far passare la bronchite e mettermi a cercare tutto il resto, sapendo già che appena mi metterò a cercare il resto, il resto che mi è comparso davanti per tutti questi mesi diventerà improvvisamente introvabile.

Da queste considerazioni e da altre scambiate con amiche con poca propensione alla ricerca dell’accessorio, però, ho tratto un insegnamento. Se mai mi dovessi sposare, nella vita (e state certi che l’eventualità è molto più remota del conseguimento di una laurea non comprata da parte del Trota), ricordatemi questa discussione su facebook, di cui riporto lo stato per chi non lo può leggere causa profilo blindato:

Stavo pensando che se mai mi sposerò nella vita (e l’eventualità è alquanto remota) organizzerò una bella grigliata all’aperto come pranzo di nozze e la gente potrà venire vestita come diamine le pare. L’unica regola sarà NO STILETTO. In un prato dove si fa una grigliata mi sembra un gesto di cortesia, abolire i tacchi. Però se trovo anche un laghetto potrete portarvi anche il costume da bagno.

Eh? Cerimonia? Quale cerimonia?

(11 maggio 2012)

*Imperdonabile dimenticanza. Oggi scrivo questo post sul matrimonio e oggi si sposa Daniela. Quello è un matrimonio che non mi sarei voluta perdere ma che a causa di circostanze abbastanza sgradevoli sono stata costretta a saltare.

Se fate i bravi però uno di questi giorni vi fotografo l’invito e ve lo faccio vedere.

Intanto, auguri a Daniela e a Edoardo, o come dicevan tutti, Umberto. (Daniela sa perché)

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27 thoughts on “Frivolezze e altre robe da donne*

    1. Dalle tue parti si sposano a settembre? Un po’ di anni fa questa cosa succedeva anche dalle mie parti, ma adesso mi capitano più matrimoni in primavera-estate che in autunno inverno…

      1. Faccio una cosa in cui non credo, che non mi interessa e che ritengo totalmente inutile. Tutto questo a suo esclusivo beneficio … l’entusiasmo sarebbe una bugia indiretta e non vedo alcun motivo per mentire.

      2. Va bene, quando parlo con te metto emoticons così stiamo a posto. Però ti ricordo la prima lezione di Matrimonio ieri, oggi e domani, dispensa in comodi fascicoli infiniti da consultare in caso di organizzazione di matrimoni. Il matrimonio, in genere, è un fatto che riguarda la sposa. Lo sposo è un complemento di arredo.

      3. in effetti su questo hai ragione, ma sull’argomento consiglio la lettura di Le donne e le loro idiosincrasie, sempre in comodi fascicoli infiniti. Scritto da profondi conoscitori della specie, altrimenti detti misogini!
        Codesti misogini dicono che l’incoerenza è roba che devi prenderti con il pacchetto, quando decidi di tenerti in casa una donna anziché un uomo. O un cane. O un gatto.
        (come sempre bisogna corredare il tutto di emoticons, non sono cose in cui credo. Sono cose che sento da una vita, tutto qui!)

      4. Non so dirti. Son cose che io non conosco molto. Quando il Correttore non vuole fare una cosa, evito accuratamente di portarmelo dietro. Perché appesantire la giornata a due persone? E pure sul matrimonio, mi pare di essere stata abbastanza chiara. Per fortuna abbiamo le stesse opinioni, in merito. Anche se dubito che lui fantastichi su improbabili pranzi di nozze alternativi.

      5. Oui, anche la dolce metà è giunta alla medesima considerazione. Lei però è più rinunciataria e tende a non fare nemmeno da sola … ma prima o poi riuscirò a renderla indipendente.

      6. Uhm. Io credo che un uomo che non vuole fare una cosa a cui tiene una donna non sia solo inutile. Diventa proprio controproducente. Per questo servono le amiche. O gli amici più tolleranti.

  1. “L’unico modo per schivarla è recidere le amicizie femminili.” ..o avere tanti amici rainbow e residenti in Italia XD (l’ultimo matrimonio `vero’ che mi è toccato è stato quello dei miei zii quando avevo 4 anni … se si esclude il mio, che però non so quanto conti per la preparazione).
    Comunque l’idea della festa-grigliata a bordo lago è stupenda XD dovresti mettere su un’agenzia che organizza questi `matrimoni alternativi’ xD

    1. Eh. Non sarebbe male. Però mi sa che andrebbe a ruba in altri luoghi del mondo, in Italia la gente ci tiene, a queste cose. Pure quella che le schifa di facciata!

      1. Ecco, a me farebbe paura, trasformare un’idea nata dal poveraccismo autentico e dall’osservazione degli stati d’animo della gente che non si diverte ai matrimoni a causa delle consuetudini imposte in roba radical chic! 😀

  2. A me fa paura il marketing in generale ˆˆ” (sono nata nell’epoca sbagliata, che ci posso fare?). E i radical-chic (soprattutto nella pericolosissima variante del radical-bischero) ormai appestano la mia vita.

  3. Mai più, mai più. Se il prossimo matrimonio non sarà come quello che hai ipotizzato tu per il tuo, col cavolo che ci vado! 🙂
    (oppure metterò lo stesso vestito e gli stessi accessori almeno per altri dieci anni)

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