Le parole giuste

Dopo il terremoto di ieri e dopo essermi accertata che la gente che conosco sta bene, ho iniziato a leggere le discussioni in giro per la rete (pare che ieri le comunicazioni fossero un po’ problematiche, nella direzione dell’epicentro del terremoto. Tantopiù che è stata richiesta l’apertura delle reti wifi, più o meno per tutta la mattina).

C’erano persone che mandavano saluti, messaggi di solidarietà, emoticons che indicano dispiacere a quelli che stanno nelle zone colpite dal sisma e mandavano comunicazioni per dire, immagino, ‘ehi, siamo ammaccati e in mezzo alle macerie ma stiamo bene’.

Sono seguiti i complottisti, di cui già avevamo avuto tracce dopo il primo terremoto, che imputavano le cause delle scosse a trivellazioni petrolifere nella zona (che la gente non stia bene non è una novità. Forse la novità potrebbe essere il livello di malattia mentale a cui è arrivata).

E poi sono arrivati loro. I rivoluzionari da tastiera. Quelli che hanno deciso che bisogna abolire la parata militare del 2 giugno e si sono inventati persino l’hashtag #no2giugno (che a me ha fatto un po’ accapponare la pelle, perché me lo son ritrovato davanti senza saperne nulla, ieri sera al ritorno dal lavoro, e ho pensato ma chi è il cretino che vuole abolire il 2 giugno? , e poi mi hanno spiegato che no, è per chiedere l’abolizione della parata, perché bisogna dare i soldi alle zone colpite dal sisma, e allora ho ripensato ma perché, c’era bisogno di un terremoto, per chiedere l’abolizione di una parata militare in favore di una riconversione dei fondi verso qualcosa che è utile per il sostegno ai cittadini?, e in questo caso ero d’accordo con la maestra Rosalba, che l’ha spiegato bene, cosa ne pensa, della parata militare, pure se quello a cui l’ha spiegato era troppo impegnato ad avere ragione lui e in sintesi ha deciso che siamo militariste convinte, tutte e due, e quindi io ora sto cercando un modulo per entrare in qualche corpo militare, magari nei carabinieri, che ne so, tanto son militarista convinta. Ma questa è un’altra storia).

E dopo tutto questo profluvio di parole e di roba che francamente a me sembra inutile  e persino fuorviante (c’è gente che non ha una casa, che sta per strada, che ha passato giorni a sentire una scossa dietro l’altra e che adesso si ritrova altre macerie da raccogliere, altri morti da seppellire e altra roba da ricostruire) ho pensato ma esiste qualcosa di intelligente, da dire a qualcuno che è stato colpito da un terremoto?

Non lo so se è l’espressione giusta, essere colpiti da un terremoto, eh. Però di una cosa sono abbastanza sicura. Di cretinate in giro per il web ce ne sono state abbastanza, in questi giorni.

Non sarebbe il caso di pensare a quello che si scrive e farsi sorgere il dubbio che forse è un’idiozia emerita, e allora tanto vale starsene in rispettoso silenzio?

È solo un dubbio, eh. Mica ho più certezze matematiche. Le ho finite quando ho sentito mio fratello raccontarmi che pure a Milano han sentito scosse, ieri. E per me Milano non era zona sismica, dai miei ricordi delle elementari. Come non doveva esserlo neppure quella dove il terremoto c’è stato. E invece c’è arrivato.

Quindi io di certezze non ne ho proprio più. Preferisco starmene un po’ in silenzio.

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