In balìa dell’ATAC in un caldo sabato di luglio

Quando ho iniziato a fruire quotidianamente della metro B avevo una vaga idea di quello che stavo facendo,  non posso negarlo. La metro B è un forno in estate e un buon luogo dove rischiare malattie infettive durante tutto l’anno, soprattutto se la fortina ti consente di viaggiare sulle vetture più vecchie (le mie preferite se viste dall’altro lato della banchina di Termini, causa graffiti che le ricoprono completamente. Credo d averne già parlato). Da anni e anni. Credo da prima del mio arrivo nella Capitale.

Ma niente mi aveva preparato al disastro degli ultimi tempi, coinciso, ahimé, con l’inaugurazione del troncone della B1. Perché uno dice, vabbé, sarà un po’ di rodaggio.

Sarà, ma chi viaggia abitualmente fino a Rebibbia e viceversa non dovrebbe subire così tanti disagi, no? La linea è collaudata, i treni sono dimezzati, e va bene, già prima in fondo a viaggiare sulla B ti sentivi un po’ dimenticato da Dio (e ho scoperto ultimamente che il sabato è difficile persino trovare il personale di stazione ai gabbiotti, dalle parti di Termini. Roba che se si blocca il perverso meccanismo dei tornelli funzionanti con microchip impedendoti l’ingresso non trovi nessuno in grado di farti passare dall’altra parte, e inizia un coro di bestemmie, in turcomanno), ma da qualche tempo ti senti dimenticato addirittura da Satana. E non è bello.

Il mio culmine è arrivato oggi pomeriggio, verso le 13.20. Di rientro dal lavoro, sulla Tiburtina, sotto il sole. Giungo alla metro, dopo un viaggio piuttosto veloce sull’autobus che porta a Rebibbia. Scendo le scale, come al solito. Mi infilo sulla banchina, dove c’è invece qualcosa di anomalo. Una folla di gente e una metropolitana, di quelle nuove, ferma con le porte chiuse.

Ora, lo spettacolo che ti si può parare davanti, quando scendi alla banchina direzione Termini, solitamente, è di desolazione perché una metropolitana se n’è appena andata oppure un discreto numero di persone in attesa di una metropolitana. Che arriva sempre con tempistiche non preventivabili, ma almeno sai che esiste un’unica incertezza: quando si parte?

Oggi no. Oggi l’incertezza si è raddoppiata. Mentre attendevamo una qualche notizia, se non l’apertura delle porte, l’incomprensibile altoparlante ha gracchiato SERVIZIO SOSPESO. Quando dico gracchiato, intendo che solo io l’ho capito in maniera nitida, mentre gli altri restavano fermi impalati ad aspettare non si sa che cosa.

Un po’ seccata, sono salita a chiedere agli uomini (e alle donne) del gabbiotto, quelli che portano la camicia azzurra con la scritta ATAC, tanto per capirci, a chiedere se fossero previsti tempi di ripristino.

Qui è cominciata la disavventura reale. Nemmeno al gabbiotto sapevano nulla. L’unica informazione reperibile era la sospensione del servizio. Tra l’altro, se lo vedo che la metro non sta partendo, capisco pure da sola che il servizio è sospeso. Non ho bisogno che tu mi faccia un disegnino.

Sono uscita da Rebibbia (fa sempre un certo effetto, dire che si esce da Rebibbia), perché rispetto ai disgraziati che probabilmente dovevano arrivare oltre Termini e viaggiare verso la Laurentina avevo un’alternativa: il 451 a Ponte Mammolo. Io odio il 451 a Ponte Mammolo, sia chiaro. Mi tradisce di continuo, e dei tradimenti non so che farmene. Quindi cerco di evitarlo il più possibile. Sfortunatamente in alcune circostanze bisogna per forza dargli retta.

Così ho atteso sotto il sole (nemmeno a parlare, di pensiline dalla parte di Rebibbia, mica ci sarà bisogno di ripari, per chi prende gli autobus subito fuori dalla metro, no?) un qualunque mezzo diretto a Ponte Mammolo. Mi è capitata la buonanima della Cotral. Quella blu scuro extraurbana, per chi non ne avesse mai vista una nella sua vita.

Nell’attesa parlavo al telefono. Già, perché quando prendo l’autobus mi avvalgo dei servigi dell’Uomo Atac che dalla sua postazione casalinga provvede  a controllare l’aggiornamento del sito ATAC con gli orari di arrivo.

Tolgo subito qualunque dubbio: il sabato il sito va al mare. Non ci sono orari a disposizione. Potreste morire sotto il sole, ignari degli ultimi momenti di vita che vi restano, se fosse per lui.

Quindi siamo passati direttamente al controllo della regolarità della linea. A guardare sul sito, in quei primi minuti, sembrava tutto regolare. Solo dopo una decina di refresh la situazione è cambiata ed è scomparsa la scritta regolare. Per non essere sostituita.

Rimaneva l’amico twitter. Già, perché voi non lo sapete, forse. O forse sì, ma lo diciamo per chi non ne ha idea.

L’ATAC ha un profilo twitter. @infoatac, che dovrebbe dare informazioni immediate. Ma la sensazione è che usino twitter come lo uso io:  una volta al giorno. Solo che io non rispondo a qualche centinaio di utenti. Loro sì. In teoria.

Su twitter le ultime informazioni disponibili in quel momento erano del giorno prima. Poi è cominciata l’orda:

Una grande informazione, precisa, chiara, esplicativa.

Giustamente qualcuno ha chiesto delucidazioni, sai com’è, a Roma ci stanno ben due linee di metro, per non parlare delle linee dei tram, altrettanto elettriche:

E dopo i solleciti finalmente anche @infoatac si è deciso a svegliarsi dalla pennichella pomeridiana:

Dopo 8 minuti dal primo annuncio quasi ne sapevano di più i viaggiatori sotto la metropolitana. E ribadiamo che prima di avere informazioni precise da @infoatac sono passati almeno 20 minuti. Contati sul mio orologio.

Il servizio è ripreso mentre giungevo a casa con il 451, miracolosamente disponibile al capolinea di Ponte Mammolo, e per mia fortuna dotato di aria condizionata (il sabato mettono i mezzi nuovi, non snodati, che impediscono, vivaddio, il collasso).

Il disagio ha generato battute degne di Spinoza (cercare hashtag #atac e #metrob) e articoli di giornale. In cui l’azienda annuncia l’ennesima commissione di inchiesta per risalire alle motivazioni del black out.

Faccio un’ipotesi, tra l’altro già avanzata. Non è che state costringendo una linea obsoleta che doveva gestire un traffico solo in una direzione, senza cambi, e già lo faceva a fatica, a un lavoro che è troppo pesante? Poi possiamo aggiungere il particolare che in estate il consumo di energia non è proprio minimo, causa condizionatori eternamente in funzione. Guarda un po’, c’è stato un black out in estate. Non capita mai. Però possiamo provare a incolpare qualcun altro. *

Intanto sarebbe una buona mossa cominciare a informare noi utenti in maniera capillare. Ci state chiedendo un aumento dei tagliandi di viaggio, almeno dateci l’illusione che vi interessi qualcosa della fine che stiamo facendo mentre attendiamo i vostri mezzi.

*chettepare? È arrivata la teoria del furto di rame. Sotto il sole di luglio. A impianto funzionante. Qualcosa di meglio da propinare al popolo bue, no?

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4 thoughts on “In balìa dell’ATAC in un caldo sabato di luglio

  1. inutile tentare un qualsiasi reclamo, l’atac riesce a filtrare le lamentele e non fa’ certo un servizio utile alla cittadinanza, quindi, siamo costretti spesso a rivolgerci alle cosiddette ‘istituzioni’ – assessorati o assoc. utenti, ecc. sperando che qualcuno smuova qualche dirigente aziendale dal suo letargo.

    ecco l’ennesima segmnalazione che abbiamo inoltrato poco tempo fa,
    speriamo non rimanga lettera morta come spesso accade…

    periferia nord di roma
    linea 302 – zona castel giubileo

    si deve constatare che la deviazione di questa linea è datata da

    qualche settimana (non percorre più via grottazzolina ma effettua

    medesimo itinerario linea 334 -) nelle corse provenienti da Via

    Flaminia, ma nonostante ciò alcuni autisti spesso tirano dritto per

    il vecchio percorso infischiandosene dei passeggeri che sono

    presenti alle fermate sulla deviazione prevista e che rimangono in

    attesa altri 40 minuti prima di prendere il successivo mezzo della

    stessa linea. Non pare corretto che l’azienda consenta ed ignori

    tutto ciò, con i suoi sistemi di controllo dovrebbe avvedersi che

    alcuni autisti fanno come gli pare, in particolare, quando portano

    dei colleghi su via salaria per far prendere loro i mezzi del cotral

    per recarsi fuori roma, pur di sbrigarsi e non far perdere quelle

    corriere, questi autisti tagliano dritto sul vecchio percorso di via

    grottazzolina e lasciano a terra gli utenti alle fermate previste

    sulla deviazione in via di castelgiubileo. Non si capisce perchè

    venga permesso e concesso tutto ciò, possibile che l’atac non si

    accorga di nulla?

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