Coincidenze

In questi giorni il Consiglio Comunale a Milano sta votando una delibera sul registro delle coppie di fatto. È qualcosa di cui sono abbastanza orgogliosa. Non del registro. Di essere milanese e di avere un po’ votato, per il sindaco che sta tenendo fede a una delle promesse elettorali. Sono pure un po’ orgogliosa della risposta data da Pisapia alle inevitabili rimostranze della Curia milanese (qualcuno pensava davvero che Monsignor Scola si sarebbe fatto gli affaracci suoi? Facciamo le persone realiste).

Mi piace la gente che dice ai vescovi Dai a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. E i diritti civili per le coppie di fatto, spiace dirlo, ma nemmeno troppo, a chi ne è tanto convinto, non sono affare di Dio o chiunque ne faccia le veci con un altro nome. Sono affare che riguarda le leggi dell’uomo.

Tra l’altro, il registro di per sé ha un valore simbolico, non esiste ancora una legge dello Stato che regoli le coppie di fatto. Ma è un segnale, un messaggio chiaro e forte su dove si vuole andare. E a me piace pensare che i messaggi forti e chiari arrivino da Milano, quando hanno una valenza positiva. Lo scorso anno dicemmo, come milanesi, che un certo modo di vedere la politica non ci piaceva più. Ed eleggemmo Pisapia. Adesso il Consiglio Comunale presieduto da quello stesso Pisapia porta all’ordine del giorno il registro delle coppie di fatto. Ora non resta che sedersi e aspettare il voto finale.

Per qualche strana coincidenza (o forse perché in fondo, nonostante ci sia un’intera crisi economica a cui pensare, l’argomento tocca nervi sempre scoperti), anche tra le persone che seguo si parla, in questi giorni, dei diritti dei gay.

Scopro, con sincero stupore, perché non me l’aspettavo, che già negli anni ’80 a Roma esisteva una sorta di registro delle coppie di fatto, poi abolito da Carraro, sindaco democristiano (come volevasi dimostrare) e mai più ripristinato con l’avvento della cosiddetta sinistra in Campidoglio negli anni ’90 (se vogliamo raccontarci che Rutelli è di sinistra, raccontiamocelo pure, ma tanto non ci ha mai creduto nemmeno lui. Chi? Veltroni? Il filosofo del si può fare ma anche no che si mette a istituire registri per le coppie di fatto mentre il governo di sinistra non si mette nemmeno d’accordo sul nome PAX o DICO? Ma dico, da dove venite?).

Ciò significa che rispetto a 30 anni fa siamo nettamente tornati indietro, sull’argomento. Ed è inquietante.

Altra coincidenza vuole che Claudia linki un post discutibile, sempre sull’argomento. Un post scritto con evidente intento di provocazione, ma che non provoca. Costringe solo le menti pensanti a rendersi conto della pochezza di individui che fanno di questioni di estrema rilevanza un mero esercizio di retorica. Tra l’altro malriuscito, perché i commenti a quel post hanno l’aria dell’arrampicamento sugli specchi più maldestro a cui si sia mai assistito.

La risposta di Claudia, dal sapore un po’ ingenuo, forse, è l’esatto opposto. Parte da considerazioni umane e non sociologiche. Come è giusto che sia. I discorsi astratti, gli esercizi retorici fatti letteralmente col culo degli altri, lasciano il tempo che trovano.

Stiamo parlando di persone che hanno lo stesso diritto alla felicità e a formare una famiglia, o perlomeno, se dovesse essere ancora troppo presto per l’idea di una famiglia (mi si spiegherà un giorno il perché. Non affrettatevi con la storia che i bambini potrebbero crescere confusi. Un padre violento o una madre isterica fanno molti più danni sul bambino di quanti ne facciano due padri o due madri), che perlomeno vedano riconosciuto il compagno o la compagna con cui hanno scelto di condividere l’esistenza (o parte di essa), e non solo davanti a genitori scettici o amici e parenti.

Soprattutto in circostanze più ufficiali, e difficili. Per esempio decidere di staccareo meno una spina in un ospedale. Sono drastica? Vedo sempre la parte negativa? Il punto è che i momenti di condivisione felice non fanno molta notizia, ma i momenti in cui una persona ha diritto al suo dolore privato questo rischia di essere messo in discussione. Proprio dal mancato riconoscimento di una coppia che non rispetta criteri decisi da chi non è parte della coppia.

Per farla più semplice, il riconoscimento delle coppie di fatto è anche un modo per preservare le questioni che sono intime e che non devono riguardare nessun altro. Senza un riconoscimento ufficiale, paradossalmente, non si può pensare di avere diritto a una privacy di fatto negata, in questo momento.

Leggetevi il post di Claudia e rispondete, se ne avete voglia. C’è bisogno di parlare seriamente, di queste cose. Non come se fosse un mero esercizio retorico. C’è bisogno di fare discorsi umani. Perché è di esseri umani e dei loro diritti che stiamo discutendo.

Pensare che senza tutte queste coincidenze io di queste cose non avrei parlato. ll che significa che ogni tanto le coincidenze fanno bene alla salute. Pure se all’inizio non sembra.

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4 thoughts on “Coincidenze

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