Così in terra (forse una recensione, forse no)

(in questo post c’è un sacco di invidia. Se non siete predisposti all’invidia, state lontani)

Io a Davide Enia l’avevo preso proprio male.

C’era questa cosa che tutti ne parlavano, a un certo punto, e pareva che Così in terra fosse tipo il miglior libro mai scritto sulla faccia della terra dai tempi di… Non lo manco io.

C’era che un sacco di gente che conosco virtualmente, e che stimo pure virtualmente, mi diceva di leggerlo. Me lo diceva viadellaviola, me lo diceva laSaramandra, me lo dicevano personcine così, che di libri ne capiscono, e pure di scrittura, e prima che a qualcuno gli viene di dirmi che se capisci di libri capisci anche di scrittura, ve lo dico, no, non è così, perché se puoi riconoscere un buon libro non è detto che riconosci la buona scrittura.

E non è manco detto che la usi. Io per esempio ho sempre il dubbio che mi piace più la scrittura dei buoni libri. I buoni libri non mi sono sempre chiari e limpidi. Qualche volta li capisco alla distanza.

Con questo è successo così. L’avevo trovato usato (trovare un libro appena uscito tra gli scaffali dell’usato, ma in condizioni tipo l’ho appena sceso dalla pila in libreria) è una roba che ti pone a metà tra l’ammazza che fortuna e il ma se se lo sono già rivenduto, che razza di libro mi sto comprando?

Epperò me ne parlavano tutti questi che ci capiscono, e che io stimo. A volte la stima è una roba che incide di più della trama, quando decidi di leggere un libro che potrebbe essere bello. Di sicuro la stima vale più del premio Strega.

Quindi io a Davide Enia l’ho letto spinta dalla stima per chi me ne parlava bene.

E all’inizio ho pensato che forse non era un libro per me. Perché all’inizio non ne voleva sapere di andare avanti. La scrittura, sì, quella era bella. Mi piaceva, la scrittura. Ma all’inizio io sto Davidù non lo sopportavo. Mi pareva che era circondato da una manica di amici stronzi. a me i personaggi circondati da amici stronzi ogni tanto mi fanno venir voglia di buttarli a mare.

Volevo buttare a mare pure il libro. Non l’ho detto, né a viadellaviola né a laSaramandra, perché pensavo che non fosse una cosa carina. Poi non l’avevo finito. Poi c’era sta cosa della scrittura, che alla fine mi piaceva. E l’ho lasciato lì per tempi migliori.

Poi è successo che me lo sono scaricato. Dopo mesi. Me lo sono messo sul kindle, e ho ricominciato a leggerlo. Per vedere come si leggeva, eh, mica perché davvero me lo volevo leggere tutto.

E mentre andavo avanti mi sono imbattuta nel nonno. E il nonno mi piaceva. Forse perché il nonno è stato in Africa, ci ha combattuto. E non lo so, a me i nonni che sono stati in Africa mi fanno tanto aria di casa. Poi questo nonno era un signor personaggio. Di quelli che se non ti piacciono tutte le sottotrame di una storia, vai avanti a leggere la storia perché vuoi che la storia ricominci a parlarti di loro.

E allora è successo che mentre leggevo i pezzi andavano insieme. Cominciavo a capirci qualcosa anche di Davidù, che non è facile, perché secondo me Davidù non si è capito manco lui, e manco alla fine del libro. Mica mi piaceva, Davidù. Non mi piacciono i pugili, io del pugilato potrei pure fare a meno, però a guardarlo così da fuori aveva tutto un suo senso. Una sua etica. Roba che ti insegna a stare al mondo. Che ne so, forse per qualcuno serve il pugilato per imparare a stare al mondo. E a qualcun altro gli serve la guerra.

Insomma, com’è come non è alla fine me lo sono letto tutto. E più leggevo e più pensavo che pure se a me del pugilato non me ne frega niente, una storia così avrei voluto scriverla io. Perché è una storia che parla di amore e di morte. Sì, c’è pure la gente che fa a pugni. Ma fa a pugni per una ragione, perché i pugni non sono il fine ma il mezzo.  E io più leggevo e più mi accorgevo che sta cosa, di parlare d’amore, di morte, e di avere un fine, dentro le mie storie non ce l’ho mai.

E adesso sono un po’ così, perché se scrivi un libro e il libro che stai scrivendo non ti lascia addosso tutta sta roba di vita, di morte, di amore e di pianti, allora che cosa lo stai scrivendo a fare?

Tanto vale che lo butti a mare e ti dedichi all’ippica.

E io un po’ a Davide Enia stamattina lo odio. Perché ha scritto un libro che è degno di questo nome, ed era il suo primo libro. E io sono al secondo e so per certo che una cosa che ti lascia addosso tutta questa roba non la scriverò mai.

Mi sa che è meglio se mi fermo a metabolizzare un po’.

Mi perdoneranno viadellaviola e laSaramandra se per ora non ringrazio, ché si dovrebbe sempre ringraziare la gente che ti fa leggere una cosa bella. Ma oggi va un po’ così. Ringrazierò quando avrò deciso se finire il mio romanzo o darmi all’ippica.

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7 thoughts on “Così in terra (forse una recensione, forse no)

      1. Ma a te non capita mai di leggere roba che ti fa venir voglia di appendere la tastiera al chiodo perché a te non riuscirà mai e invece tu avresti voluto arrivare proprio lì?

      2. Si, certo. Ho affrontato il discorso in un post qualche tempo fa. Ma è una condizione altalenante e soprattutto mi capita più spesso di leggere cose che mi fanno pensare “Diamine, io so far di meglio di questa capra.”

      3. Non ho mai avuto la velleità di diventare il miglior scrittore della storia dell’uomo. Ci sono autori a cui non sarò mai degno di pulir le scarpe, questo non mi toglie il desiderio di:

        1. Essere riconosciuto come scrittore,
        2. Vivere di quello che scrivo.

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