Vita da call center – L’Assemblea Sindacale

All’improvviso ti ricordi le assemblee scolastiche, quando c’erano gli organizzatori che ti spiegavano il motivo della manifestazione/autogestione/occupazione. Il motivo, quando si parla di assemblee sindacali sul luogo di lavoro, è sempre un po’ più pregnante del tipico facciamo casino-facciamo vacanza dei giorni di scuola, ma le reazioni dei lavoratori sono identiche a quelle dei tuoi compagni di scuola.

Ci sono le compagne che non ci hanno capito un cazzo, chiedono spiegazioni e si parlano sopra, e appena le spiegazioni non vanno bene alzano la voce. E all’improvviso la stanza diventa un pollaio, e chi sta in fondo non sente nulla. E tu hai voglia a sgolarti perché dalle retrovie non si sente nulla. Non ti stanno nemmeno a sentire.

Poi c’è quello che ci tiene a fare sfoggio delle sue doti retoriche, e dimostrando di avere una buona padronanza di congiuntivo e condizionale elabora un lungo discorso volto a stabilire che non ha ancora preso una decisione, ma vorrebbe capire se nel caso che decidessimo di protestare, le aziende che cosa potrebbero fare? Ci ascolterebbero? Che cosa potremmo ottentere?

E tu lo guardi e pensi che è giovane, lavora da poco, forse da un anno, se va bene, probabilmente sta ancora a casa da papà e mammà e non paga l’affitto, e forse papà e mammà gli hanno detto di essere prudente, che poi al capo non piace la gente che fa casino, e lo sciopero non sta bene, e ringrazia piuttosto che ti hanno assunto, e non farti notare, e un po’ ti fa tenerezza.

Molto ti fa venir voglia di prenderlo e portarlo nel mondo vero dove la gente viene lasciata a casa o si ritrova coi contratti interinali a quarant’anni, senza un cazzo di garanzia, e tra poco senza nemmeno più gli ammortizzatori sociali, cosa che per questo giovane conoscitore di congiuntivo e condizionale probabilmente sono una possibilità non contemplabile. Perché dovrebbe aver bisogno di CIG e mobilità in deroga (noi abbiamo giusto quello, alle telecomunicazioni, ma solo fino al 2014 quando saranno abolite grazie alla riforma del lavoro), nella vita? Se fa il bravo e scodinzola al datore di lavoro, lui in azienda ci rimane per sempre o fino a che non trova un altro lavoro

Avresti tanta voglia, all’ennesima domanda del cazzo formulata con un notevole impegno retorico (non sia mai che prenda una psoizione), di alzarti e rispondere qui il problema non è cosa fanno le aziende. Tanto le aziende non ti stendono tappeti rossi in nessun caso. Qui è il momento di decidere se continuare col condizionale o se è il caso di cominciare a parlare al presente indicativo. Che fuor di metafora significa alza il culo e vai a proteggere i diritti che ti sono rimasti.

E insomma, alla fin fine è abbastanza deprimente. Come cazzo ci vai, a fare la rivoluzione, con quelli che parlano al condizionale?

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