Cose di autoreferenzialità*

Allora, come saprete bene, perché vi ho sfrantumato i maroni qui e perché se mi seguite su facebook e sullo Starbooks lo avete imparato a memoria, nell’Ennesimo libro della fantascienza c’è pure un mio racconto, e vi avevo detto che potevate anche massacrarlo, perché non lo sapevo (e non lo so ancora) se era fantascienza o meno.

Non volevo dirvelo esplicitamente, il titolo. Mica dovevate per forza leggervelo per primo. Insomma, c’è gente che ha scritto roba molto più accattivante, roba che a me sarebbe piaciuto scrivere, in effetti, ma che non saprei mai da dove tirare fuori. Tipo La battaglia di Hunz, di FFrancesco. Che ancora adesso a dirla tutta resta il mio preferito. Poi ce ne sono altri, ma per elencarli tutti mi devo mettere a cercare e invece volevo dire una roba un po’ autoreferenziale,

Insomma, il mio è L’ultimo giorno di scuola. Non ve lo racconto, di cosa parla, perché pure se non avete un ebook readeer, tra poco il Many lo mette sul blog della fantascienza e lo potete leggere lì. Non è nemmeno lunghissimo, c’è chi ha scritto di più.

E allora, sta cosa che non ho detto il titolo del racconto, se non a pochi intimi, dipende da un po’ di vergogna. C’è uno, Sig. N, che ha cominciato a dare i voti subito, ai racconti. Anche voti giusti, eh. Non dice niente che non sia vero. Però a me i voti mi fanno sentire alle superiori, e avevo paura.  Paura no, ecco. Sapevo che mi sarei presa un FUORI TEMA, uno zero surgelato come diceva il mio prof di propaganda (non chiedete cos’è la propaganda, perché in due anni che l’ho avuta nel programma scolastico non ho mai capito nemmeno io cosa fosse).

E invece un giorno rileggo i voti. E trovo questo:

“L’ultimo giorno di scuola”: un bel racconto che si presenta come fantascienza ma che in realtà raccoglie diverse altre tematiche. Scritto con semplicità ma proprio per questo scorrevole. 8/10 – Sig. N

Avevo la bocca tipo spalancata. Ci ho messo due giorni a raccontarlo al Correttore di Blogze, convinta che magari si era sbagliato, il Sig.N, e che in realtà poi riguardando i suoi voti aveva scambiato il voto con quello prima, e il mio era tipo un 4. Invece il voto è rimasto quello. Per dire, io al Sig. N l’ho ringraziato stasera, mica dieci o quindici giorni fa quando ha messo il voto. Mi pareva di rubare un po’ di attenzione non dovuta, a ringraziare platealmente.

L’ha letto qualcun altro, poi, il racconto.  Un vecchio compagno di università, tra gli altri. Tutta gente che per massaggiare l’ego è stata utile.

Stasera arriva un nuovo commento e pure questo mi ha imbarazzata. Persino di più, se si può. È stato .mau., che assegna i suoi personali premi. Il mio racconto vince il Premio “Parallele”, con questo commento:

a me alla fine sono venuti un po’ di lucciconi. Il racconto è prevedibile, se volete, ma sicuramente è scritto molto bene. – .mau.

I lucciconi. Cazzo. E chi se li aspettava, i lucciconi? Faccio venire i lucciconi ai lettori di fantascienza.

E insomma, qui o venite un po’ a riequilibrare il karma con qualche commento negativo meritato o comincerò a chiedermi perché nella vita non ho mai voluto scrivere fantascienza. E perché l’ho letta tardi, soprattutto.

Sono seria, eh. Avanti così mi monterò la testa. Smontatela un po’.

(comunque grazie a chi ha letto e apprezzato, fa piacere scoprire che si riesce a fare ancora qualcosa di buono, pure con il materiale che si conosce poco. Di questi tempi fa bene al morale, un po’ di apprezzamento)

*questa autoreferenzialità non sarebbe stata possibile senza l’apporto fondamentale della maestra Rosalba, che tre giorni prima della scadenza mi ha mandato da leggere il suo racconto, e ha provveduto a farmi venire l’ispirazione. La congiuntura astrale favorevole ha fatto sì che il Correttore fosse fuori di casa e che non esercitasse il suo potere castrante. Il resto della storia è scaricabile gratuitamente.

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