Conversazioni sulla 47

Quando dico che i mezzi di Milano non sono quelli di Roma, io, mica scherzo. Per esempio una cosa che a Roma non faccio mai, a meno di non trovarmi a Largo Brindisi dove passa la qualunque e solo in direzione centro, a via Nazionale in direzione Largo di Torre Argentina o tra Arco di Travertino e Via dell’Acqua Bullicante, è prendere un mezzo di superficie. Prima capitava anche con Viale Libia, ma sto aspettando (di attesa tiepida, a onor del vero) di provare la metro in direzione Conca d’Oro. Voglio proprio vedere com’è, questo troncone della linea B che sembra più un parto di una  linea di metro.

Invece a Milano i mezzi di superficie sono un dovere morale. Anche pedestre, se per caso sta passando la 47 sotto casa. E la 47 passa, anche spesso, per gli standard di chi è abituato a una media di venti minuti d’attesa, quando va bene. La 47 porta direttamente al centro del mondo, che può essere Romolo o Porta Genova, nella mia direzione. A volte nessuna delle due. Scendo sul Naviglio, mi faccio un tratto di Ripa di Porta Ticinese e cammino. Una volta che sei in Piazza XXIV Maggio sei a metà dell’opera. Puoi pure scegliere di avventurarti verso Col di Lana, a piedi. O di prendere il 9 e arrivare in Cinque Giornate. Persino in Buenos Aires, crepi l’avarizia. Certo, son percorsi per chi ha tempo da perdere, ma io, a Milano, ho tempo per me e per la mia città. Quindi lo uso.

Comunque stamattina avevo un po’ di fretta, e ho preso la 47 fino a Romolo. E già mentre attendevo l’autobus alla fermata ho intravisto il tipico esemplare da 47. La vecchina timorata di Dio che cita la Bibbia ogni due per tre. E infatti la signora attribuiva le ultime piogge, milanese e romana, al volere di Dio, e al peccato originale di Adamo. Le parole esatte sono state proprio ‘è tutta colpa di Adamo’.
Ora, io sono una ex cattolica praticante. Ho avuto a che fare pure io con Adamo, Eva, il Paradiso Terrestre e il Peccato Originale. E devo dire che anche all’epoca ricondurre un acquazzone autunnale al peccato originale mi avrebbe procurato qualche scompenso.
Mi sono trattenuta dallo scoppiare a ridere in faccia alla signora.
Però un po’ faceva tenerezza, eh, con la sua ingenua convinzione che la colpa di tutto risieda in Adamo, quel cattivone. Magari fosse così semplice.

Poi la 47 è arrivata. Tempo un paio di fermate è salita un’altra di queste beghine. Si conoscono tutte, non abbiate il minimo dubbio. Si trovano sull’autobus a cadenze bisettimanali, in genere. Si spingono fino al mercato, quello tra Piazza Cantore e Sant’Agostino. In questo sono pure vecchiette ammirevoli, capaci di farsi il loro giro in autobus in barba a chiunque. Magari sanno meglio di me quando ci sono gli scioperi. Per dire.

Tornando all’altra beghina, le due naturalmente si sono messe vicine, per scambiarsi le loro vedute sul mondo di fuori. E all’improvviso la nuova arrivata ha iniziato, con uno spiccato accento calabrese, un profluvio di luoghi comuni su Roma e la poca voglia di lavorare dei romani, e sul malcostume di una città che mette i sacchi di sabbia all’ultimo minuto contro il Colosseo, addirittura mentre sta già piovendo, quando era da un anno che sapevano che sarebbe piovuto.
Oddio, niente di nuovo, eh. Pure io rido di Alemanno e della sua sfiga. Gliene fosse andata bene una, quest’anno. ceffa la neve e l’acquazzone per cui si prepara con tanta precisione nemmeno fa in tempo a provocare danni. Se non lo volessi vedere sparire in una fogna, proverei pure tenerezza.

Il culmine è stato quando la seconda beghina, cui non deve essere giunta voce della Buona Novella, ipotizzava il castigo di Dio che si sta abbattendo su tutti noi, meritatamente.
L’altra, quella di Adamo e del peccato originale, era più ottimista. Diceva che Dio ha tanta pazienza, e non si è ancora stufato. Senza riuscire a convincere la sua compagna di fede. Tanto che a me è sorto un dubbio: avranno parlato dello stesso Dio?
Il dubbio mi è rimasto, perché poi sono arrivata a Romolo, mentre le due beghine hanno proseguito per il mercato.

Epperò mi è rimasta la curiosità, e pure un po’ di rammarico. Ché a non prendere i mezzi di superficie, a Roma, probabilmente perdo un sacco di perle inestimabili.

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One thought on “Conversazioni sulla 47

  1. pure l’87 se non mi ricordo male non era niente male (a parte i borseggiatori) e anche il vecchio tram dove (20 anni fa) ho incontrato una vecchina che seduta capava tranquillamente la verdura…
    mi mancaaaaaaaaaaaaaaaa Roma

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